Pubblicato in: News sui Vichinghi

Aegir, il dio del mare

Carissimo/a history lover, buon momento!

Siamo giunti al nuovo appuntamento con *Lo sapevi che – Vichinghi

Torno a parlare della mitologia norrena, perché noto che il popolo vichingo e la sua religione continuano ad essere gli argomenti più letti, oggi punterò tutta la mia attenzione su Aegir. Pronto/a? 

Per i norreni Aegir era il dio del mare. (😊 )

Nell’immaginario collettivo Aegir è rappresentato come un gigante dai lunghi capelli bianchi.

(Immagine di esempio sotto.)

#Curiosità
Si presume che il nome Aegir significhi “Oceano”.

Di Aegir non si hanno molte informazioni. Ciò che è noto, è la sua appartenenza alla classe dei “giganti.”

Si racconta che Aegir fosse associato sempre a sua moglie Ran.

Aegir e Ran ebbero nove figlie, che pare fossero spiriti nelle onde.

Secondo le notizie in nostro possesso Aegir e Ran erano entrambi i custodi del mare.

Era credenza popolare che Aegir fosse il benevolo. Colui che aiutava i marinai ad affrontare le lunghe traversate.

Ran, invece, il cui nome si potrebbe tradurre con “Ladro”, era la parte malvagia.

Era a Lei, infatti, che i norreni attribuivano le varie disgrazie in mare.

Attenzione! Di norma i rapporti tra i giganti e gli dèi non era positiva, tuttavia, questa coppia era ben vista ed era spesso ospite alle feste divine.

Spero che l’articolo ti sia stato utile, se così fosse non dimenticare di lasciare una faccina nei commenti e di condividerlo con chi potrebbe trovarlo interessante.

Se vuoi scoprire altre curiosità vichinghe con un romanzo:
1.Orgoglio vichingo (quotidianità vichinga e fede)
2.Coraggio vichingo (guerra e amore)
3.Cuore vichingo (navigazione e consapevolezza)

4. Onore vichingo (passione e orgoglio)

Mi sembra di averti detto tutto, quindi, alla prossima!

Pubblicato in: elizabeth

Da leggere: Elizabeth, racconti di una scrittrice (Cap. 13)

Carissimi History Lovers, buon momento!

Continua il nuovo racconto a puntate. Buona lettura!

Mr Gaskell entrò nel salottino dei coniugi Robberds con il passo sicuro e un’espressione amabile sul volto. Indossava un abito scuro dal quale spiccava il candore della camicia bianca e una bombetta su tono. Non appena ebbe constatato che i suoi amici avessero ospiti, si fermò di colpo, tolse il cappello e accennò un saluto.
«Venite a sedere qui con noi» lo invitò il reverendo Robberds con un sorriso gentile sul volto paffuto.
Gaskell assentì e lo raggiunse. Si mise di fianco all’amico, nel mezzo del cerchio chiacchierone e poco avanti alla giovane Stevenson.
«Mr Gaskell, vi ricordate di mio cognato e sua moglie?» continuò Robberds da buon padrone di casa.
«Certamente.»
«E di miss Stevenson?» lo interrogò, indicando la giovane seduta in disparte. «Ve l’ho presenta nel mio studio alcuni mesi fa.»
«Ricordo di miss Stevenson» rispose volgendo lo sguardo su di lei.
«Cosa vi porta qui?» mise fine ai convenevoli la signora Robberds con fare pratico. «Avete una nuova anima da salvare?»
«No, mrs Robberds, questa volta devo solo consegnare un documento.»
«E vi siete spinto fino a qui per un documento?» lo incalzò insinuante, come se quella evenienze fosse alquanto insolita.
«Per quello e per vedere voi» sciorinò con galanteria.
L’ultra quarantenne sorrise con divertimento. «Vi faccio portare una tazza di te.»
«Vi ringrazio» accettò l’uomo di buon grado e, consegnando la bombetta al maggiordomo, si preparò ad ascoltare con scarso interesse, le loro chiacchiere e i vari pettegolezzi.

Attenzione!
Sul blog rimarranno i primi 10 capitoli. Gli altri avranno durata di una settimana. 🙂

A lunedì prossimo!

Pubblicato in: Carlo e Maria Amalia

Accadde: Mia sposa. Mia regina. Benvenuta!

Carissimo/a History lover, buon momento!

In occasione del duecentoottantatreesimo anniversario dal primo incontro tra Carlo Sebastiano di Borbone e sua moglie Maria Amalia Wettin, vi snocciolo qualche estratto e una breve prefazione. ❤️

Durante gli ultimi mesi del 1737, al re di Napoli Carlo Sebastiano di Borbone (21 anni), figlio di Filippo V di Spagna ed Elisabetta Farnese, fu proposta come sposa la giovane Maria Amalia Wettin di Sassonia (13 anni) [lei fu la terza proposta], figlia del re di Polonia Augusto III e di Maria Giuseppa d’Austria.
I due convolarono a nozze con un matrimonio per procura il 9 maggio del 1738 e si videro, per la prima volta, il 19 giugno 1738.
Al momento dell’incontro Carlo aveva 22 anni e lei 13.

Di seguito alcuni estratti dal romanzo storico: Carlo e Maria Amalia – un amore reale.

Portella, 19 giugno 1738
La carrozza stava rallentando nuovamente l’andatura catapultando la giovane sovrana in uno stato di panico ostinato.
«Siamo arrivati?» domandò, chiudendo gli occhi, nella speranza che fosse un’ulteriore sosta per i cavalli.
Anne si affacciò e, da quello che vide, capì che l’attesa era giunta al termine.
«Sì, Vostra Maestà!» confermò con un sorriso comprensivo, mentre fissava la giovane che riapriva lentamente gli occhi.
«Sul serio?»
«Direi di sì» rispose indicandole il finestrino.
Da quel quadrato in legno scuro Amalia ammirò le strade colme di persone che le rendevano omaggio con grida festose,e una struttura in tessuto maestosa e adornata di fiori che si ergeva in lontananza. Fu davanti a essa che la carrozza fermò il suo viaggio.
Con sguardo curioso la sovrana cercò di scorgere tra la folla la sagoma del marito al fine di averne un’anteprima senza essere vista, ma la sua ricerca pareva infruttuosa e osò chiedere: «Riuscite a vedere il re?»
«Non credo che sia qua fuori» rispose la dama, affrettandosi a spiegare, «si conviene che siate voi a raggiungerlo prostrandovi al suo cospetto con una riverenza.»
Amalia aggrottò la fronte confusa. Quindi, anche se sono la regina gli sono inferiore? Perché nessuno me lo ha detto? Si rammaricò.
Aveva sempre pensato di poter instaurare con lui un rapporto di reciproco affetto e complicità, ma quella informazione spazzava via senza cura, il sogno che aveva maturato in quei mesi di attesa
Anne, che la conosceva meglio di tutti, parve intuire i suoi dubbi e aggiunse con dolcezza: «Siete giunta qui come regina, è vero, ma consorte, egli è il re ed è a lui che dovete porgere gli omaggi, in modo che il popolo stesso ammiri la vostra rispettosa devozione.» […]

[…]
La mente della giovane continuava ad assorbire con vivo interesse ogni minuzia dell’ambiente che la circondava. Ammirava con garbo, la rigida nobiltà ai lati del suo passaggio e le decorazioni floreali che imprimevano nell’aria un profumo gradevole. Ogni pensiero o considerazione però le sfuggì, quando gli occhi si posarono sul fondo dell’ampia navata. Su un rialzo vi erano alcune persone, primo fra tutti, per austero portamento, un giovane uomo vestito di chiaro.
Avida di conoscenza iniziò a studiarne la forma, certa, che egli fosse il proprio sposo.
Da quella distanza non le era possibile stabilirne l’altezza, ma di sicuro non era esile come il ritratto lo aveva dipinto. La curiosità partì con un po’ di imbarazzo dalle scarpe nere lucide, per poi salire lungo le gambe snelle e sfiorare il tessuto della giacca color ocra che gli fasciava le spalle dritte.
Più diminuiva quella distanza, più le sembianze dell’uomo erano chiare. Le gambe non erano snelle, ma muscolose, la vita era asciutta. Le mani erano strette a pugno, sintomo che fosse nervoso quanto lei. Ora riusciva a distinguere i ricami d’oro e d’argento che adornavano la giacca e che mostravano i muscoli tesi delle braccia. Con un timore quasi reverenziale sollevò lo sguardo sulla mascella contratta, per poi spostarsi sulle labbra serrate e, infine, fermarsi nell’azzurro imperscrutabile dei suoi occhi.
La risposta del proprio corpo a quello sguardo fu quella di bloccarsi, il cuore, invece, accelerò furioso nel petto in preda al panico.
Non sono di suo gradimento! Riuscì a pensare, mentre l’ossigeno faticava per riempirle i polmoni. Avrebbe voluto raccogliere le gonne e correre lontano da quell’uomo che la stava fissando in un modo così poco rassicurante, ma non poteva fuggire, né da quella tenda né da quel marito. Le mani, che teneva strette davanti a sé, ora erano diventate umide di sudore.
Carlo, invece, dall’alto della sua pedana osservava con evidente preoccupazione l’avanzare della sua sposa. Era graziosa, proprio come aveva intuito, anche se il suo corpo appariva molto più acerbo di come aveva creduto. Gli fu subito chiaro che lo stesse studiando con timido interesse e la lasciò fare, nonostante temesse che ne sarebbe stata delusa. Rimase immobile con gli occhi fissi sul suo giovane viso, studiandone le micro espressioni, fino a quando i loro occhi non si scontrarono. Quella giovane possedeva dei begl’occhi, talmente rari e svegli da apparire brillanti, ma mentre ne ammirava il naturale splendore si adombrò per l’improvviso alone di smarrimento che gli parve di vedere.
Rigido come era per la tensione di non piacerle, aveva quasi smesso di respirare, ma quell’ansia che aveva pervaso la moglie lo animò ad agire. Egli era il re, e non lo sarebbe stato di meno se si fosse comportato come il cuore gli suggeriva. Poteva solo immaginare come doveva sentirsi impaurita la sua sposa, così giovane e sola in un paese sconosciuto, con persone estranee e un marito per procura. Egli stesso, che era più maturo e vittima di minori cambiamenti, si sentiva turbato.
Sicuro di fare la cosa giusta, rilassò i muscoli del viso ammorbidendoli con un sorriso. Quasi come l’immagine riflessa in uno specchio, la vide sorridere a sua volta.
Possiede un bel sorriso! Pensò, scendendo dal palchetto per raggiungerla, mentre tutto intorno si levava un mormorio di disappunto.
Con il cuore in tumulto Amalia lo vide avvicinarsi, sicuro e aggraziato nei suoi vestiti eleganti. Sopraffatta dalla potenza di quello sguardo rimase ferma a guardarlo come se fosse ammaliata dai suoi movimenti. Con una punta di piacere si accorse che, come lei, non indossava un’odiosa parrucca, ma portava i capelli castani legati in una coda bassa.
Lo vide fermarsi a un passo da lei e il respiro le si bloccò in gola a quella vicinanza improvvisa. Nonostante la superasse in altezza solo di pochi centimetri, si sentì ugualmente avvinta dalla sua imponenza. Deglutendo a vuoto tentò di ricomporsi, ricordando solo in quel momento il proprio dovere, ma il re fu più rapido. Con una mano prese quella di lei portandosela alle labbra, mentre con l’altra le sfiorava il piccolo gomito nel chiaro invito a non inginocchiarsi.
La sorpresa che lesse in quegli occhi chiari scaldò il cuore di Carlo, che azzardò: «Mia sposa. Mia regina. Benvenuta!»
[…]

#Cronache del tempo raccontano che realmente Carlo la raggiunse, le evitò di inginocchiarsi e le disse: Mia sposa. Mia regina. Benvenuta!

Nel caso volessi leggere la loro emozionante vita, la trovi qui.

Alla prossima!

Immagine presa dal web