Pubblicato in: Curiosità

La fine di un amore💔

Repost per i nuovi iscritti che ancora non conoscono questa storia.

Carissimo/a History Lover, buon momento!

In occasione dell’anniversario del annullamento di matrimonio tra Enrico VIII d’Inghilterra e Caterina d’Aragona, ecco un piccolo sunto dell’evento, tanto per saperne qualcosina.

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Buckden, 23 maggio 1533
La nobile Caterina d’Aragona ascoltò le parole pronunciate dall’uomo alle sue spalle con dolorosa offesa e nel mentre tentò di scacciare l’acredine che le era salita agli occhi puntando le iridi screziate d’ambra sul cielo terso.
«Maestà, avete sentito?» azzardò il servitore con evidente preoccupazione.
«Sì, ho ascoltato», rispose volgendosi a guardare con fierezza l’interlocutore, «il nuovo arcivescovo di Canterbury ha assecondato la follia di Enrico rendendo nullo il mio matrimonio.»
«Cosa avete intenzione di fare?»
«Non ho molto da poter fare, ora, tuttavia, quello che è certo è che non accetterò mai questo dettame. Io sono e sarò l’unica regina consorte d’Inghilterra, perché sono l’unica che egli abbia sposato dinanzi a Dio.»  

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Anche oggi torniamo nell’Inghilterra del XVI secolo, ma questa volta anticipiamo il periodo di Mary Stuart e di Elisabetta I, soffermandoci proprio sul padre di quest’ultima.
In breve la situazione era la seguente.
Ti ricordi di Enrico VIII Tudor, re d’Inghilterra e Signore d’Irlanda, nonché il sovrano che rivoluzionò le leggi del matrimonio? (1491- 1547)
Sicuramente sì, perché lo conosce chiunque, quindi, riassumo brevemente cosa accadde oggi.
Come sicuramente saprai, Caterina d’Aragona, figlia dei Re Cattolici Isabella I di Castiglia e di Ferdinando d’Aragona, andò in moglie ad Arturo Tudor, principe del Galles ed erede al trono d’Inghilterra, il 14 novembre del 1501. Il povero principe si ammalò pochi mesi dopo e morì il 2 aprile 1502, lasciando una illibata e graziosa vedova. (così si disse e tanto confermò anche il secondo marito Enrico)
Siccome Enrico VII d’Inghilterra, padre di Arturo e di Enrico, desiderava ardentemente concludere un’alleanza con la Spagna (la quale era una potenza in quel momento a differenza dell’Inghilterra, che invece non era propriamente stabile) propose un altro fidanzamento tra la vedova Caterina e il giovane Enrico.
Dopo tanti tira e molla, nel 1509 ci furono le nozze.
Enrico era un giovane di bell’aspetto, intelligente, colto e appassionato di musica. Caterina, dal canto suo, più grande di quasi sei anni, era graziosa, intelligente e bene educata.
Quello che a volte non si ricorda è che Enrico volle sposare Caterina. Si può dire che ne fosse innamorato
, tuttavia, lo stuolo di donne piacenti che stuzzicavano il suo orgoglio e la carenza di un erede maschio, lo portarono spesso nel letto di altre donne. (Non mi soffermo sulle amanti perché non è il tema dell’articolo.)
Quando Caterina non fu più in grado di dargli un erede, Enrico rivolse le sue attenzioni, non solo fisiche ma anche progettuali, su un’altra donna: Anna Bolena.
Indi per cui…
Per poter sposare Anna e renderla una donna onesta, aveva necessità di sposarla e, quindi, si adoperò per chiedere l’annullamento del matrimonio con Caterina.
La Chiesa ovviamente non era d’accordo perché non c’erano le ragioni necessarie per rendere nullo quel matrimonio. (anche se successivamente il Papa diede la dispensa per far sì che Enrico VIII sposasse Anna)
Insomma, dopo una gran confusione tra ragione e regole infrante, il 23 maggio 1533 Enrico VIII ottenne l’annullamento dal neo-arcivescovo di Canterbury, riducendo Caterina d’Aragona nuovamente con il titolo di principessa vedova del Galles. (perché moglie e vedova di Arturo Tudor)

#Curiosità
Da quel momento iniziò la scissione dalla Chiesa Cattolica e la nascita di quella Anglicana, la quale era ed è una fusione di dettami, tra le regole di quella Cattolica e quella Protestante).

Spero che l’articolo ti sia piaciuto, se così fosse, non dimenticare di lasciare una faccina nei commenti e di condividerlo con chi può essere interessato/a.

Se hai altro da aggiungere lascia un commento. Alla prossima!

Immagine tratta da “L’altra donna del re”

Pubblicato in: Scrittori nella Storia

Mario Ramous

Carissimo/a history lover, buon momento!

In occasione dell’anniversario della nascita di un poeta italiano del XX secolo, ti propongo qualcosina di suo.

Era il lontano 18 maggio del 1924 quando, da una stanza della dimora Ramous si udì il vagito del piccolo Mario. Mario Ramous negli anni divenne poeta, saggista, traduttore e critico d’arte italiano e nel 1999 vinse il premio letterario *Lorenzo Montano* per la raccolta “Il gran parlare”.

Da canzoniere dell’amore coniugale “Il giardino sul balcone”

Tu vuoi piantare sul nostro balcone

un giardino tutto verde

perché ci faccia sentire vivi,

perché ci difenda dal vizio del sole sul cemento ,

perché ci riconduca ai giuochi dell’infanzia,

a quelli lontani delle paure d’amore ,

perché mangiare e bere vi siano legati,

perché ridere è più facile ,

perché se piove o di mattino riluce,

perché ci inganni sui luoghi che sono per noi natura,

perché assorba il puzzo dei nostri figli meccanici ,

perché gli occhi riposino,

perché così ci piace;

ma di plastica:

vedi dunque che non vi è nulla di vero

se non quello

che mi vuoi far credere e credi?

Mario Ramous

Immagine presa dal web

Pubblicato in: Carlo e Maria Amalia, News sul XVIII secolo

Storia: Matrimonio per procura💍

Buongiorno, history lovers!🌹

Per coloro che non lo hanno ancora letto, riporto un vecchio articolo per ricordarvi che, il 12 maggio del 1738, la tredicenne Maria Amalia Wettin partì per incontrare il marito, per la prima volta.

Oggi diremmo che era una bambina, eppure, a quei tempi era già una donna, con obblighi e preoccupazioni per noi inimmaginabili.

Da bambine si sogna di essere principesse e di diventare regine, ma a parte il denaro, anche la loro vita non era affatto invidiabile. C’erano solo problemi differenti.

In Carlo e Maria Amalia, infatti, ho cercato di raccontare la vita oltre il Regno, per sfatare qualche mito ed entrare maggiormente in contatto con la quotidianità dei sovrani. (In realtà è quello che faccio in ogni storico :-))

Indi per cui… buona lettura!

In occasione del duecentoottantaquattresimo anniversario dalla celebrazione delle nozze per procura di Carlo e Maria Amalia, ho deciso di parlane un po’.

Il matrimonio, oggi, per chi ancora ci crede, è il coronamento di un sogno. Un tempo, invece, era un accordo politico.
(so di averlo già detto altre volte, ma era così.)

Se alla tragedia del matrimonio combinato poi, ci aggiungevi anche la celebrazione per procura, direi che per gli sposi poteva essere il massimo dello sconforto. Tuttavia, per loro era la prassi, quindi, avevano un grado di accettazione e di impassibilità, almeno apparente, capace di fare invidia persino a un attore navigato.😂

Ora ti starai chiedendo: Cos’era il matrimonio celebrato per procura?🤔

Il matrimonio celebrato per procura si verificava quando uno dei due sposi non era presente fisicamente, ma veniva interpretato da una terza persona. Il rito era quello di prassi e il matrimonio aveva valenza a tutti gli effetti.

Ora ti starai chiedendo: Per quale ragione decidevano di celebrare un matrimonio per procura?🤔

Per onor di cronaca è bene precisare che solitamente questa tipologia era adoperata prevalentemente da sovrani, eredi al trono e altezze reali. La motivazione era, quindi, strettamente legata al loro Status e a quello che avrebbe comportato tale unione. Insomma, era meglio sposarsi subito ed evitare un cambio di programma o di consorte. 😂

Ora ti starai chiedendo: Quindi, come mai Carlo e Maria Amalia si sposarono per procura?🤔

I motivi erano vari, sicuramente tra loro c’era la necessità di placare l’animo degli austriaci. Non so se hai già letto il romanzo “Carlo e Maria Amalia-un amore reale”, quello su “Filippo ed Elisabetta“, genitori di Carlo, oppure non hai letto ancora nulla. (SACRILEGIO! 😂 ), comunque sappi, che Spagna e Austria hanno avuto dei trascorsi bellicosi e il loro matrimonio doveva essere una sorta di trattato di pace.

Estratto da Carlo e Maria Amalia un amore reale

Pillntz, 12 maggio 1738
L’aria tiepida che le stava sfiorando il viso in quel momento, sembrava che la stesse salutando con la medesima dolcezza con cui l’aveva fatto Federico, pochi attimi prima. Erano ore, ormai, che Maria Amalia se ne stava seduta in terrazzo a osservare l’affaccendarsi della servitù.
Sembrano tante api che lavoro per la loro regina! Sorrise all’ingenuità di quel pensiero e, di istinto, spostò lo sguardo sulla sua mano sinistra.
Ogni volta che osservava quell’intreccio di oro e pietre preziose le pareva di vederlo per la prima volta, perché non si era ancora abituata al peso di quel anello.
Ripensò al matrimonio celebrato per procura solo tre giorni prima e un moto di amarezza l’avvinghiò. Avrebbe tanto voluto conoscere Carlo Sebastiano di persona prima di pronunciare i voti, poiché quelle parole sussurrate davanti al ministro di Dio, che parlavano di amore e obbedienza, le erano sembrate vuote e prive di significato senza di lui.
Forse mi renderò conto del loro valore quando sarò con lui! Pensava, giocherellando con quel simbolo di unione eterna.

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Alla prossima!