Pubblicato in: News sul XVIII secolo

Polonia: Battaglia di Mollwitz

Carissimo/a History Lover, buon momento!

In occasione del duecentosettantaseiesimo anniversario della Battaglia di Mollwitz, uno scontro all’interno della nota Guerra di Successione Austriaca di cui ho anche scritto nel romanzo Carlo e Maria Amalia un amore reale. Ecco un piccolo sunto dell’evento, tanto per saperne qualcosina.

Sul blog trovate articoli su diverse battaglie riferite alle guerre di successione scoppiate nel XVIII secolo, come per esempio:

Battaglia di Culloden (Guerra di successione per il trono di Gran Bretagna). 

Battaglia di Almansa (Guerra di successione per il trono di Spagna). 

Battaglia di Fortenoy (Guerra di successione per il trono austriaco)

Battaglia di Velletri (Guerra di successione per il trono austriaco)

Battaglia di Dettingen (Guerra di successione per il trono austriaco)

Indi per cui…
La Battaglia di Mollowitz
 si inserisce, come la maggior parte di quelle da me trattate, nella ormai ben nota Guerra di Successione Austriaca, ovvero, quella occorsa tra il 1740 e il 1748 per il trono d’Austria. (questa battaglia fu tra le prime combattute in campo aperto)
 
In breve la questione era la seguente:
Spiegazione tratta dalla Battaglia di Fontenoy, quindi, se vi ricordate tutto potete saltare, diversamente vi consiglio di leggere.😊
🎇 INIZIO 🎇
Ti ricordi di Carlo VI d’Asburgo, Sacro Romano Imperatore e tanto altro che a scrivere tutti i titoli finirei per fare un libro? (1685-1740)
Probabilmente sì, perché il caro Carlo VI, che fu l’antagonista di Filippo V di Spagna durante la Guerra di Successione Spagnola, era niente poco di meno che, padre della nota e acuta Maria Teresa d’Austria.
Il poveretto, sfibrato dalla lunga e penosa Guerra di Successione Spagnola, nel 1713 firmò la Prammatica Sanzione, la quale, in parole povere, proteggeva la successione dinastica (proprio per evitare che, in mancanza di eredi maschi, il trono passasse a un altro Casato. Cosa che, invece, si era verificata per trono di Spagna a inizio secolo. Se ricordi, il trono spagnolo passò dagli Asburgo ai Borbone).
Grazie alla Prammatica Sanzione redatta nel 1713 e accettata da alcune potenze nel 1739, quindi, il trono asburgico passò tranquillamente 
 alla primogenita di Carlo VI, ovvero, Maria Teresa.
Come potrai ben immaginare, l’idea che fosse una fanciulla a regnare su una tale potenza, fece storcere il naso a tanti ometti, i quali, si animarono subito per armarsi e soffiarle il trono.
Inizio a pensare che Il gioco del trono lo abbiano inventano nel XVIII secolo. ðŸ˜€ 
I maggiori esponenti del periodo, quindi, si ritorsero contro Maria Teresa ritenendo nulla la Prammatica Sanzione.(Ognuno voleva un pezzetto della Monarchia Asburgica che, come detto in precedenza, era bella grande e potente.) 
Ovviamente, come accadeva sempre in questi casi, si formarono alleanze per sostenersi a vicenda durante il conflitto.
Di seguito le formazioni generiche dei due gruppi di alleanza (generiche perché in conflitti così lunghi non era raro che qualcuno cambiasse idea):

A favore di Maria Teresa c’erano:

Province Unite;
Gran Bretagna;
Elettorato di Hannover;
Elettorato di Sassonia;
Regno di Sardegna;
Langraviato di Assia;
Impero di Russia.
  
Contro Maria Teresa c’erano:

Regno di Prussia;
 Regno di Francia;
 Regno di Spagna;
 Elettorato di Baviera;
 Impero di Svezia;
 Repubblica di Genova;
 Brigata di Irlanda;
Regno di Napoli.

🎇 FINE 🎇

Quindi, cos’è la battaglia di Mollwitz?🤔

La Battaglia di Mollwitz, nell’allora Slesia e attuale Polonia, che avvenne il giorno 10 aprile 1741 e che si inserisce abilmente in questo conflitto, è ricordata in quanto l’unità di fanteria (formata da soldati appiedati, detti fanti) vinse in campo aperto su quello di cavalleria (unità formata da uomini a cavallo, detti cavalieri).
La vittoria dello scontro fu conseguita dall’esercito prussiano, guidato nientemeno che dal re Federico II di Prussia e coadiuvato dal feldmaresciallo Kurt Christoph, conte di Schwerin.
L’esercito austriaco (quello a sostegno della Prammatica Sanzione del 1713 e di Maria Teresa d’Austria) fu guidato invece dal generale Wilhelm Reinhard von Neipperg.

Lo scontro fu ovviamente violento. Il numero delle vittime prussiano fu di circa 3.900 tra morti e feriti con un numero di ostaggi pari a quasi 700 unità, mentre la controparte Prammatica, subì un numero di vittime pari a circa 2.500 tra morti e feriti e con un numero di ostaggi pari a circa 1500 unità.

Da ricordare è, tuttavia, che durante lo scontro la superiorità su carta della cavalleria austriaca e quella visiva del momento, spinse il re Federico II di Prussia ad abbandonare il campo di battaglia in cerca di salvezza. Il re prussiano lasciò sul campo la fanteria comandata da Schwerin e percorse cinquantadue chilometri a cavallo in direzione di Oppeln *
(conquistata agli austriaci tempo prima e persa durante la sua assenza), per trovare rifugio e schiarirsi le idee su cosa fare. Nel frattempo, contro ogni pronostico, la fanteria prussiana guidata da Schwerin riuscì a resistere all’attacco facendo perdere forza agli austriaci. Approfittando del momento, gli alti granatieri prussiani soccorsero la fanteria contrattaccando e spezzando lo schieramento austriaco con una notevole potenza di fuoco. Nel tardo pomeriggio di quello stesso giorno gli austriaci batterono in ritirata regalando la vittoria ai prussiani.

#Curiosità
*Quando Federico II di Prussia raggiunse la fortezza di Oppeln non sapeva che al suo interno ci fossero soldati austriaci. Per sua fortuna, però, questi non lo riconobbero, infatti, invece di prenderlo come ostaggio, lo cacciarono in malo modo. Ancora convinto della sconfitta ripiegò su Breslavia e solo lì venne a sapere della vittoria riportata sul campo.

Si racconta che per la vergogna della propria fuga Federico abbia ordinato a tutti di non pronunciare più il nome di Mollwitz.


Da questo scontro la fanteria prussiana acquistò notevole lustro.

Spero che l’articolo ti sia piaciuto, se così fosse, non dimenticare di lasciare una faccina nei commenti e di condividerlo con chi può essere interessato/a.
Alla prossima!

Immagine presa dal web

Pubblicato in: elizabeth

Elizabeth, racconti di una scrittrice (Cap. 2)

Carissimi History Lovers, buon momento!

Continua il nuovo racconto a puntate. Spero che questa storia possa tenervi compagnia e piacervi come la precedente.
Sono curiosa: Secondo voi chi è la protagonista? (personaggio realmente esistito)

Dalla morte di Eliza, avvenuta tre anni addietro, il salottino di proprietà di William Stevenson non era mai stato tanto affollato. Le sedute erano tutte occupate, gli animi di ognuno erano tesi e l’aria era talmente pesante, che persino la bambina seduta sul tappeto riusciva a percepirlo. Elizabeth, infatti, dal suo angolino osservava gli adulti discutere cercando di capire cosa stesse succedendo, ma era inutile, perché parlavano con voce troppo bassa e termini che non conosceva.
«Dunque è vero? Vi risposate?» domandò la donna, mentre guardava l’uomo negli occhi.
«Sì, questa è la mia intenzione.»
«Con chi? È una donna a modo?»
«Miss Lamb, che domande sono?»
«Le domande di una zia preoccupata, William» lo chiamò per nome, in virtù della loro precedente parentela.
«Si chiama Catherine Thomson» rispose. Massaggiò la nuca con un lieve imbarazzo e aggiunse: «È una donna rispettabile.»
«Avete intenzione di crearvi una nuova famiglia» comprese miss Lamb. Spostò lo sguardo sulla bambina, i cui occhioni chiari erano puntati su loro. «Elizabeth vi è di peso.»
«Non è un peso, ma…»
«Tacete, per l’amor di Dio!» lo zittì a denti stretti. «Da quando mia sorella è morta non avete fatto altro che ignorarla.»
«Siete stati voi ad offrirvi.»
«Ovvio. Una creatura tanto piccola ha bisogno di una madre.»
«Dunque, ve ne prenderete cura?»
«Come se non lo avessimo fatto finora» ribatté, alzandosi per raggiungere la finestra.
Mr Lamb seguì con lo sguardo i movimenti della moglie e attese di udire la sua decisione. Lui l’avrebbe appoggiata in ogni caso.
«So di chiedervi un grosso sacrificio con la mia richiesta, ma sono certo che con voi sarebbe più felice.»
«Non è un sacrificio, Mr Stevenson» si appellò con distacco. «Se mi vedete titubante, non è perché mi crei disturbo avere Elizabeth a Knutsford, ma perché starebbe lontano da voi, che ne siete il padre.»
Si volse a guardarlo in volto prima di concludere: «Sono sempre stata dell’idea che i figli debbano vivere con i genitori, il cui amore incondizionato è capace di renderli indipendenti, tuttavia, se a causa delle imminenti nozze siete in difficoltà, sono pronta a portarla con me oggi stesso.»
«Sul serio?»
«Sono nata Holland, Mr Stevenson. Il mio nome è sinonimo di rispettabilità e affidamento. Se vi dico che ci prenderemo cura di lei, sarà così. L’ultima parola spetta però a voi. Siete sicuro?»
«Sì.»
«Sì, ve ne separerete?» lo incalzò con cipiglio.
Notando quello sguardo d’accusa, Stevenson si giustificò: «Verrò a trovarla di frequente e le scriverò.»
«Temo farete poco, sia dell’uno che dell’altro.»
«Perché mi dite questo?»
«Perché vi ho visto ignorarla per mesi interi, quando era a casa dei miei genitori.»
«Hannah, vi prometto che sarà diverso. Con John destinato alla Royal Navy, Elizabeth è tutto ciò che mi resta di Eliza.»
La donna non credette a quella promessa, ma finse di farlo per il bene della bambina. Per salvarla da una vita di anonimato, senza affetto e comprensione.
Cercò il marito con lo sguardo. Lo trovò ad attenderlo e, non appena ne incrociò le iridi chiare, lo vide assentire.
«Bene» si schiarì la voce. «Fate preparare le sue cose.»
«Quando partirete?» domandò William, tra il sollevato e l’inquieto. Sollevato, perché non avrebbe più dovuto occuparsi della bambina. Inquieto, perché si sarebbe dovuto davvero separare da lei.
«Domani» rispose Mr Lumb, alzandosi. «Verremo per le dieci. Fate che sia tutto pronto.»

L’indomani, puntuali come l’arrivo della notte, i coniugi Lumb raggiunsero l’abitazione di Stevenson.
Davanti all’ingresso William si era accucciato sulle ginocchia per stare all’altezza della figlia, di quattro anni, e parlarle guardandola negli occhi. «Vedrai, starai bene con gli zii» la tranquillizzò, asciugandole le lacrime.
«Io voglio stare con te» si lamentò, sbattendo le palpebre.
«Verrò a trovarti presto, Eliza, andrà tutto bene. Gli zii ti amano.»
«No. Voglio stare con te e John.»
«John sta per partire.»
Quando il padre la caricò sulla carrozza, lasciandocela, la piccola urlò: «Non voglio andare!»
«Elizabeth, cara» tentò di calmarla la zia, ma la bambina scalciava tra pianti e urla.
«No.No.No.» gridava, rossa in volto, mentre si dimenava in preda alla desolazione.
Mr Lumb nel mentre diede il comando al cocchiere di partire. Non vi era motivo di prolungare quella agonia.
La piccola protestò ancora. Non si sa bene per quanto, ma lo fece, e cessò solo quando cadde esausta nel sonno.

Idee e considerazioni sono sempre bene accette.
A lunedì prossimo!

Pubblicato in: Chiacchiere

Buona Pasqua! 💖

Carissimo/a History lover, Buona Pasqua a te e famiglia! 🕊️

Tanto per cambiare, gli auguri li faccio con una filastrocca, tanto caruccia, di Gianni Rodari.

Dall’uovo di Pasqua 

Dall’uovo di Pasqua
è uscito un pulcino
di gesso arancione
col becco turchino.
Ha detto: ‘Vado,
mi metto in viaggio
e porto a tutti
un grande messaggio’.
E volteggiando
di qua e di là
attraversando
paesi e città
ha scritto sui muri,
nel cielo e per terra:
‘Viva la pace,
abbasso la guerra’.

«Gianni Rodari, conosciuto all’anagrafe come Giovanni Rodari, nacque a Omegna il 23 ottobre 1920 e morì a Roma il 14 aprile del 1980. Fu scrittore, giornalista e poeta, ma la sua fama è dovuta principalmente alla sua capacità di scrivere letteratura per bambini, tanto è vero, che è stato l’unico italiano a vincere il Premio Hans Christian Andersen nel 1970. (Un riconoscimento letterario vigente in Danimarca, conosciuto anche come il Piccolo Premio Nobel, che premia gli autori e gli illustratori che si dedicano alla letteratura per l’infanzia.)»