Pubblicato in: Il cuore Vichingo

Cuore Vichingo: capitolo 5

Birka

La gioia provata dalla giovane Maya era difficile da spiegare. Sentiva l’animo leggero, sospinto da una forza mistica che solo l’aura di Erik poteva donarle. Erano stati inutili quei tre anni di autoconvinzione, il suo salvatore era e sarebbe sempre stato la sua metà perfetta.
Schermò i raggi del sole con la mano appuntando lo sguardo sull’amica che si affannava per catturare la sua attenzione.

“Cosa succede?” chiese appena le fu accanto.

“Corrono voci al villaggio, pare che qualcuno stia per sposarsi.”

“Chi?”

“Una giovane di nostra conoscenza.”

“Chi?” ripeté Maya, senza eccedere nell’entusiasmo.

“Non si sa ancora, ma pare che questa sera vi saranno le trattative” spiegò Helka, eccitata.

“Se non sai di chi si tratta perché sei così felice?”

“Potrebbe essere una di noi.”

Maya scoppiò a ridere. “Hai avuto modo di conoscere bene qualche uomo senza dirmelo?”

“No di certo” si affrettò a rispondere l’altra.

“Quindi dubito che possa accadere.”

“Potrebbe accadere a te” replicò Helka indicando alcuni giovani fermi davanti alla bottega del fabbro.

Maya si strinse nelle spalle in modo sbarazzino, “Cara Helka, quando smetterai di credere che per me ci sia un futuro diverso da quello già discusso?”

“Mai, cara sorella”, rispose prendendole le mani con affetto, “io conosco il tuo buon cuore, la tua intelligenza e come altri noto la tua bellezza, sono sicura che presto verrai chiesta in moglie e mi lascerai.”

Maya le sorrise con altrettanta tenerezza. “Sorella, in me si specchia il tuo stesso esempio.”

“Ragazze, presto, venite con me!” le interruppe la voce autoritaria di Matran.

“Madre, cosa succede?”

La donna le precedette lungo le vie del villaggio, defilandosi tra la gente e scomparendo oltre la soglia della propria dimora.

“Madre?” insistette Helka.

“Vogliono chiederti in moglie” esordì la donna fissando le iridi della figlia.

“Cosa? Chi?” interrogò confusa.

“Non lo so ancora. La richiesta è stata fatta direttamente ad Alrik.”

“E voi come avete fatto a saperlo?”

“Voci, sono quasi sicura che si tratti di te.”

“Impossibile!” si affrettò a dire la giovane. “Nessun uomo ha mostrato interesse nei miei confronti.”

“Forse è troppo timido per avvicinarsi” ipotizzò la madre pensierosa.

“Troppo timido per parlare con me, ma abbastanza audace da scomodare il capo vik? Davvero un uomo strano.”

“Non essere aspra, Helka.”

“Comunque non è affatto detto che si tratti di me”, continuò la giovane, “può essere una qualsiasi giovane del villaggio.”

“Alrik ha chiesto a tuo fratello di vederlo questa sera.”

“Potrebbe essere per Maya” protestò ancora la giovane. L’idea che trattassero del suo futuro senza interpellarla la irritava parecchio e tutta l’euforia precedente si era tramutata in animosità.

“Helka, non credo che parlerebbero con tuo fratello per me” si intromise l’amica prendendole la mano.

“Ma io…” balbettò la ragazza prima di uscire di corsa dall’abitazione.

“Cerca di farla ragionare” impartì la donna a Maya che rapida si lanciò all’inseguimento dell’amica.

“Helka, fermati!”

“Non voglio sposare uno sconosciuto!”

“Fuggire non ti aiuterà, parla con Erik” le consigliò quando le fu accanto.

“A cosa servirebbe, se è vero che Alrik supporta queste nozze, né io né Erik potremo fare nulla.”

“Parla con Kadlin, allora.”

“Sarebbe inutile, Maya, sarò costretta a sposare un estraneo.”

“Forse è Drag” provò l’amica con un moto di speranza.

“Drag non è timido, ma audace e poi, non ha mai mostrato un vero interesse per me”, si appoggiò al muretto rassegnata, “sarebbe meraviglioso se lo fosse, ma dubito che i miei sogni si possano realizzare.”

“Se, e dico se, è per te l’incontro di questa sera, Erik non ti cederà a qualcuno che non reputi degno di te.”

“Credi?”

“Sei la sua sorellina, sciocca, non ti farebbe mai del male.”

“Come farei senza di te!” esclamò Helka gettandole le braccia al collo in cerca di conforto.

Maya la strinse con affetto, “Io ci sono.”

Restarono sedute a fissare il mare in lontananza, parlando di speranze e sognando il loro futuro ideale.

*****

La sera giunse inesorabile, le tre donne erano sedute intorno al focolare e parlavano di cucina, intenzionate più che mai a non discutere di quello che sarebbe successo di lì a poco.

Erik, nel mentre, indossava il mantello di lana e usciva dall’abitazione meditabondo, facendo solo un lieve cenno di saluto.

Non parlarne però, non significava non pensarci.

L’uomo, infatti, era teso per quell’incontro anche se cercava di nasconderlo. Quando le tre donne gli avevano palesato i loro dubbi, subito non gli aveva dato importanza, poi, riflettendoci e collegando le voci che egli stesso aveva udito, aveva iniziato a temere che Alrik volesse davvero propinare uno sposo a sua sorella.

Il pensiero che la scelta del capo villaggio non fosse giusta, lo rendeva nervoso in un modo che non aveva mai provato.

Per la sorella desiderava un buon marito, coraggioso e onesto, e aborriva l’idea di darla in sposa a qualcuno di poco meritevole.

Come potrò dire di no al mio signore? Si interrogò, sentendo l’ansia salirgli in gola e bloccargli il respiro, come non gli era mai successo.

La situazione si mette male per qualche donzella. Sarà vero che Alrik vuole combinare un matrimonio? Staremo a vedere 😀
Alla prossima!

Vai al capitolo 6

Pubblicato in: Il cuore Vichingo

Cuore vichingo: capitolo 4

Vai al capitolo 3

Birka

Quando gli occhi di Erik si aprirono al giorno, si sorprese di riuscire già a percepire l’aria fresca proveniente dall’esterno.

Stirò i muscoli, più per abitudine che per necessità, era abituato a trascorrere le notti all’addiaccio, sull’erba umida oppure su delle scomode tavole di legno, ma quel giaciglio era talmente comodo che si sentiva ritemprato da tutte le fatiche.

Il pensiero del giaciglio gli riportò alla mente il ricordo di  Maya e di come l’aveva trattata la sera precedente e, per finire, il modo in cui aveva lasciato che fosse lei a dormire per terra.

Si mise a sedere quasi di scatto, la casa era immersa ancora nel buio silenzioso del sonno, il fuoco era spento e l’unica luce che filtrava all’interno era attraverso la porta nuovamente socchiusa.

Spostò lo sguardo al fuoco: Maya non c’era.

Accidenti! Fa davvero quello che vuole, ma adesso che sono tornato le cose cambieranno. Con questo pensiero si era alzato e, rapidamente, aveva indossato gli indumenti per andare a cercarla. La troverò, a costo di bussare ad ogni porta!

Mosso da quei pensieri bellicosi, iniziò la sua folle ricerca.

Deve essere Kith, il figlio del fabbro, sì, da come ne ha parlato deve essere lui!

Sicuro della sua idea, si catapultò dal malcapitato abbattendosi sulla porta di legno. Dopo diversi colpi, fu proprio il giovane ad aprire.

“Cosa succede?” domandò brusco al molestatore.

Il cielo era ancora di un rosato scuro e il sole non era ancora alto in cielo.

“Dov’è Maya?”

“E perché lo chiedi a me? Stavo dormendo.”

“Ora non più, è con te?” domandò ancora con voce dura.

Nel sentire quel timbro minaccioso, il giovane comprese finalmente a cosa alludesse il guerriero e fece un profondo sospiro carico di delusione “Magari!”

Erik lo tranciò con lo sguardo e allora si avvide di aggiungere “Perdonami, so che è tua sorella, ma puoi forse biasimarmi?”

Il guerriero rispose con un’altra domanda “Voglio solo sapere dove si trova?”

“Dovrei essere abbastanza importante per lei da rendermene partecipe…”

“Per gli dei, è stata lei a farmi il tuo nome!”

“Me ne dai gioia, ma bisogna sapere in quale contesto. Comunque non è qui, Maya è come il vento, Erik, ti travolge con la sua esuberanza e la sua bellezza, e quando inizi a sentirti stordito, ti abbandona lasciandoti il vuoto. Anche la vita che facevi prima di lei, dopo ti appare noiosa.”

Con uno sbuffo, pari a un ringhio il guerriero si allontanò senza dire nulla.

Era furioso, lo sentiva nel suo corpo, la mascella irrigidita, i muscoli tesi e le tempie che pulsavano, erano tutti i sintomi della furia, solo che non sapeva spiegarsene il motivo.

Continuava a camminare con lunghe falcate, mentre cercava di razionalizzare il suo comportamento, ma era impossibile farlo, poiché con il tempo era diventato solo istinto.

Allora, perché quando aveva visto il suo giaciglio vuoto si era sentito tradito e gli era venuto spontaneo andare a cercarla?

“Erik?”

Una voce potente, l’unica in grado di varcare quel muro di pensieri, lo costrinse a fermarsi.

“Alrik? Amico mio!” lo salutò stringendolo in un abbraccio fraterno.

Quell’incontro era riuscito a distoglierlo completamente dai suoi pensieri.

“Quando pensavi di venire, Kadlin non vede l’ora di festeggiare il tuo ritorno” lo informò il capo vik.

“Sarei venuto oggi ad omaggiare te e la tua signora, ieri ero assolutamente impresentabile.”

“Lo sei tutt’ora” scherzò l’altro “accidenti se sei cambiato, sei…sei più uomo.”

“Manco da tre anni, capo!” lo appellò, sottintendendo che era colpa sua.

“Lo so, non sai quante volte, Helka e Maya mi hanno accusato di prepotenza, ma sapevo che eri l’unico in grado di sostituirmi e ricostruire Helgo.”

“Ed ora è pronta, ricostruita e messa a nuovo!”

“E’ rimasto Gandrik a vigilare il villaggio?”

“Come hai ordinato, capo, è rimasto attendendo il vostro arrivo.”

Alrik annuì soddisfatto.

“Abbiamo portato anche un notevole bottino dalle coste scozzesi.”

“Bene!” il volto del capo vik si scurì  all’improvviso. “Erik, questa sera vieni da me, così potrai farmi il resoconto dei viaggi ed io potrò parlarti di un’altra questione, magari davanti a del buon idromele!” suggerì il capo villaggio.

“Certo, se vuoi possiamo parlarne adesso?” propose Erik.

“No, preferisco questa sera nella solitudine della mia dimora.”

“Ai tuoi ordini, ma dove stai andando?”

“Sto cercando di recuperare Liut, è troppo irrequieto.”

“Già, non vede l’ora di partire” concordò Erik comprensivo.

“Vedo che le voci corrono in fretta!”

“Non le voci, è stata la prima persona con cui ho parlato al villaggio.”

“Vedi, sempre in giro a oziare, povero me!” esagerò Alrik con l’esasperazione.

“Vuoi una mano a cercarlo?”

“Se non mi ha mentito, dovrebbe essere a riva, come ogni mattina” rispose il capo indicando il sentiero davanti a loro.

“Ma accompagnami” disse iniziando a muoversi “così mi racconti com’era la nuova terra!”

“Il clima era più mite” rispose sorridendo.

Il clima era sempre una delle cose che valutavano quando giungevano insieme in un posto nuovo.

“Almeno non mi ha mentito!” esclamò Alrik, sollevato, “non avrei voluto cercare ancora a lungo.”

“Stai invecchiando, signore” ironizzò, guardando la riva.

L’altro sorrise.

Il giovane Liut si stava allenando, il suo avversario, più basso e minuto, indossava uno di quegli elmi intimidatori con le corna.

“Cosa sta combinando?” domandò Alrik  “mi sembra di vedere un pessimo spettacolo.”

“Che sia pessimo è certo!” confermò Erik, ridendo divertito dalle movenze del più piccolo.

“Liut, cosa stai combinando, il maestro ti sta aspettando.”

Con un’ultima stoccata il piccoletto cadde a terra, mentre il giovane volgeva lo sguardo al fratello “Arrivo!”

Liut, considerato da tutti un buon oratore, aveva diciassette anni e, nonostante alla sua età gli uomini già partissero per i mari, lui era ancora rilegato all’apprendimento dell’uso della spada. Era vero, che all’età di soli quattordici anni aveva sostituito il fratello nel governare Birka in sua assenza, ma questo, non faceva altro che aumentare la convinzione delle potenzialità del suo intelletto e non del fisico.

“Scusa!” sussurrò il giovane all’avversario prima di allontanarsi, mentre conficcava la spada di legno sulla riva.

“Erik, vieni con noi?” domandò Alrik, quando suo fratello li raggiunse.

“Dopo!” rispose sintetico, poiché i suoi occhi erano stati catturati dalla chioma fiammeggiante sfuggita all’elmo.

“A dopo!” risposero gli altri, allontanandosi con passo deciso.

Nel frattempo, il guerriero raggiunse quella che quasi sicuramente  era una donna e le si sedette accanto.

“Hai una tecnica orribile!” esordì guardando il mare.

“Lo so” rispose lei senza tentare di camuffare la voce.

“E trovo che questi indumenti e l’elmo non ti rendano giustizia.”

Con un movimento affranto si sfilò l’elmo, lasciando che i suoi capelli cadessero in una morbida cascata di fuoco.

“Non sarò mai brava come Kadlin” ammise abbattuta.

“Perché mai dovresti esserlo?”

Maya si volse a guardarlo con i suoi enormi occhi d’ambra. “Per difendermi.”

“Birka ha abbastanza guerrieri per difenderti.”

“Ma Helgo, no.”

La risposta lo lasciò sorpreso.

“Non avrai intenzione di tornare a Helgo?” le domandò  perplesso.

“Certo, è quello il mio posto.”

“Non ti trovi bene qui? Mi era sembrato di capire che ti sentissi a casa.”

“Oh, Erik, non fraintendere le mie parole, in questi anni Matran mi ha cresciuta come una figlia ed Helka mi ha amata come una sorella, anche Kal si è mostrato gentile, ma non posso continuare ad approfittare della vostra cortesia.”

“Maya, devi sapere che Helgo non è più la stessa.”

“Lo immaginavo, Erik, e comunque non potrà mai essere la stessa” la voce era bassa, ma gli occhi erano sempre fissi nei suoi.

“Saranno in pochi a voler fare ritorno” tentò ancora di persuaderla, non sapeva spiegarsene il motivo, ma l’idea che lasciasse la sua casa gli colmava l’animo d’angoscia.

Lei gli sorrise come se fosse stato un bambino “Ho usato questi anni per diventare una donna migliore.”

“Ma sarai da sola” continuò lui.

La rabbia che aveva provato quando non l’aveva vista nel suo giaciglio, in quel momento gli sembrava così superflua che mentalmente si diede dello stupido.

Lei si strinse nelle spalle cercando di minimizzare.

In realtà ci aveva pensato spesso, e ogni volta si ripeteva che rimanere a Birka significava comunque stare sola, presto Helka avrebbe trovato un marito, lui e Kal  sarebbero nuovamente partiti e Matran, beh, lei non avrebbe vissuto ancora a lungo. Almeno a Helgo sarebbe stata nella sua casa.

Nel silenzio che si era creato, Erik emise un sospiro profondo “Almeno lascia che sia io a insegnarti a combattere, Liut, non va assolutamente bene.”

Maya annuì felice, chi meglio del suo salvatore come maestro d’armi.

Con un rapido movimento si alzò in piedi tendendogli la mano e, nonostante non ne avesse bisogno, lui la prese, era piccola, ma non morbida come si aspettava e con questo aiuto si rimise in piedi.

“Vieni, voglio mostrarti una cosa” lo invitò afferrando l’elmo e la spada, e correndo si diresse all’abitazione.

“Che cosa mi vuoi far vedere?” le chiese standole dietro senza fatica.

Lei lo guardò da sopra una spalla sorridendo.

Entrò in una casa deserta, erano tutti usciti per le loro mansioni e sospirò maggiormente sollevata.

Avvicinandosi al giaciglio di Erik, fece leva su una trave di legno e, con quella leggera pressione, si aprì un vano.

“Non c’èra, prima” precisò l’uomo interessato.

Lei gli sorrise ancora da sopra una spalla, prima di concentrarsi per estrarne il contenuto. Una pelle grezza avvolgeva qualcosa di lungo e piatto, gliela tese.

“Aprila!”

Al tatto subito intuì quale fosse il contenuto, e si sorprese della sua leggerezza.

“E’ una spada” constatò la sua intuizione.

“Come ti sembra?” chiese lei, eccitata.

“Leggera e maneggevole per una donna” la impugnò distendendo il braccio per controllarne il filo “ma ha bisogno di essere ancora battuta un po’ e anche affilata!”

“Davvero? Lo farò senz’altro!” disse, sorridendogli grata.

“L’hai fatta tu?” domandò stupito.

“Sì, l’ho fatta grazie a Kith, mi ha aiutata tanto.”

Kith! Ecco perché passa tanto tempo con lui!

Al sentire quel nome gli venne in mente il comportamento avuto con quel ragazzo e se ne vergognò, pensando che forse, sarebbe stato giusto passare alla bottega più tardi per scusarsi.

“E’ ancora un po’ grezza, ma direi proprio che sta venendo bene!

Maya sorrise ancora, sembrava quasi che non avessero avuto alcuna discussione la sera prima.

“Sono felice che tu sia tornato!” ammise voltandosi e sfilando dalla testa la tunica marrone.

“Cosa stai facendo?” le domandò confuso, ma gli occhi furono più rapidi della coscienza e avidi si posarono  sulla candida pelle della sua schiena.

“Mi cambio” gli rispose con naturalezza, mentre infilava una tunica femminile del colore del sole. “Non pretenderai che vada da Kith vestita in questo modo!”

Sorrise divertita dall’idea, mentre sfilava i pantaloni. La nuova tunica però non svelò nulla e, inconsciamente, Erik maledisse quel tessuto troppo stretto per sollevarsi.

Che gli dei mi puniscano per questo pensiero! si augurò mentre spostava lo sguardo sulla spada.

“Sono pronta!” disse correndo a prendere l’arma “vieni con me?”

“No, ho detto ad Alrik che li avrei raggiunti al campo d’addestramento.”

“Bene allora, ti auguro un felice giorno!” disse piroettando su se stessa per uscire.

“Ne auguro uno anche a te!” replicò lui vedendola svanire via.

Alla prossima!

Vai al capitolo 5

Pubblicato in: Il cuore Vichingo

Cuore vichingo: capitolo 3

Sono una fanciulla/guerriera/dama d’onore 😀 Buona lettura!

Birka

La cena, quella sera, per ognuno di loro era perfetta. Forse era il profumo di salmone appena pescato che aleggiava nell’aria a renderla tale, o il calore del fuoco più vivo del solito ma, di sicuro, il fatto che fossero tutti i membri della famiglia intorno a qual tavolo come non succedeva da anni, ne era la causa maggiore .

“Sono davvero felice!” ammise Matran con un sorriso colmo d’affetto. “Finalmente, ho tutti i miei figli a casa.”

Maya sorrise di rimando e prese la parola. “Vorrei approfittare del momento per ringraziarvi di tutto. Perché mi fate sentire davvero parte della famiglia.”

Tutti sorrisero e annuirono con comprensione, solo gli occhi di Kal si spalancarono impercettibilmente, ma per sua fortuna nessuno se ne accorse.

“E tu sei mia sorella, Maya, e i miei fratelli sono i tuoi e proteggeranno te allo stesso modo” aggiunse Helka stringendole la mano.

“Grazie!” sussurrò. “Ora, però, credo proprio che dovremmo pulire” cambiò repentinamente discorso guardando la giovane in modo strano, “vero?” sottolineò, cercando conferma in direzione dell’anziana donna.

Lei annuì con un sorriso.

“Io ne approfitterei per fare un incarico” esordì Erik alzandosi dal tavolo.

“Certo, caro, immaginavo avessi un compito da fare” ironizzò la madre scuotendo il capo.

“Buon per te, fratello, io vado a riposare. Non mi sono ancora ripreso dall’ultimo viaggio” affermò Kal, il secondogenito, andando sul suo giaciglio.

La donna sospirò ancora. “Uno troppo sveglio e l’altro troppo stanco, gli dei hanno strani disegni per noi.”

Intanto le due giovani avevano finito le loro mansioni e, con un sorriso fiducioso, si erano catapultate fuori di casa non appena il respiro della donna era diventato regolare.

Trascorse diverso tempo, prima che Maya giungesse davanti al pozzo, stranamente ancora deserto.

“Helka?” chiamò sottovoce, sperando che l’amica non tardasse ad arrivare.

Si erano divise subito dopo essere uscite dalla porta, una, aveva raggiunto il ritrovo della baldoria, dove sapeva e sperava di trovare l’uomo che aveva inconsapevolmente rapito i suoi sogni. L’altra, invece, era andata sulla riva ad ammirare le stelle, dedicandosi solo a se stessa e offrendosi come appoggio alla sua amica, in caso di necessità.

“Cosa ci fai in giro a quest’ora?”

La voce potente di Erik alle sue spalle la scosse fin dentro alle ossa, e lei non poté evitare un sobbalzo.

“Per gli dei, vuoi uccidermi?” replicò, portandosi una mano sul cuore.

“Sarebbe un’idea saggia. Allora, mi dici cosa ci fai qua?” ripeté l’uomo avvicinandosi in modo da scrutarne meglio i lineamenti del viso al chiarore della luna.

“Attingo l’acqua dal pozzo” mentì, senza timore.

“Senza un secchio da riempire?”

Alle spalle dell’uomo intravide Helka e, con un finto gesto casuale, lo scostò di poco per impedirgli di vederla.

“Suvvia, non usare questo tono arrabbiato, so che puoi capirmi.”

“Capirti? Le tue parole in realtà mi appaiono confuse. Sii chiara?” ripeté, stranamente irritato.

“Avevo un compito da svolgere” gli rispose con un sospiro annoiato. Come se non le importasse il di lui pensiero.

“Con chi?” domandò, afferrandola per un polso.

L’istinto rabbioso che covava nell’intimo, in un attimo aveva preso il sopravvento sulle buone maniere e non riusciva a frenarlo.

“Cosa ti importa?” reagì, tentando di liberarsi. “Lasciami, Erik, mi stai facendo male!”

Nel frattempo Helka sgattaiolava sul suo giaciglio.

Quando erano uscite, come spesso facevano, non avevano pensato al ritorno di Erik, né alla sua presenza vigile e autoritaria. Infatti, fu soprattutto il potere che possedeva su Helka ad aver fatto mentire Maya, perché se si fosse accorto della sua fuga serale, avrebbe potuto davvero rovinarle la vita. Maya, invece, era solo una giovane senza dote e, come ben sapeva, agli occhi di molti anche già violata, quindi, non aveva assolutamente nulla da perdere.

“Devi smetterla di comportarti in questo modo!” ringhiò allentò la presa.

“Quale modo?”

“Tu, sei…sei…”

“Non riesci a dirlo, vero?” sorrise sprezzante, anche se nel suo cuore si sentiva offesa.

Ne approfittò per guardare la fievole luce che filtrava dalla porta socchiusa di casa. Helka è dentro! Constatò con sollievo. Di solito lasciavano la porta molto più aperta.

“Maya?”

“Erik?”

“Dimmi chi è?” domandò esausto. “Devo sapere chi ti ha sedotta e violata.”

“Sedotta e violata” ripeté lei con voce atona. Comprendendo solo in quel momento, quanto le facesse male la di lui accusa. Del pensiero altrui non le era mai importato, ma Erik era diverso e lei non lo aveva considerato.

“Se mi dici chi è posso obbligarlo a sposarti” spiegò con interesse.

“Taci, per favore”, si volse a guardarlo dritto negli occhi, “potrebbe essere uno, due o cento, che importa?” sminuì, affondando in quella menzogna. “È un passatempo come un altro. Non tutte le donne hanno la fortuna di diventare mogli amate come Kadlin, sei un guerriero dovresti saperlo.”

Un affondo al petto che proprio non si sarebbe mai aspettato, ma che gli bruciò al punto da farlo tacere.

Perché dici queste parole dure? Cosa sai della vita di un guerriero?

“Il tuo giaciglio è pronto. Ho cambiato le pelli ed è tutto pulito” gli disse, dopo alcuni attimi di silenzio.

“Tu dove dormirai?”

“Non darti pena, so prendermi cura della mia persona.”

“Lo immagino”, ironizzò lui, “ci sarà di sicuro qualche amante nascosto pronto a offrirti il suo giaciglio, o meglio, a dividerlo con te!”

Lei sorrise aprendo la porta, mentre alcune lacrime facevano capolino dalla prigione dei suoi occhi.

“In realtà ne ho creato uno per me accanto al fuoco, fatto con la lana e le mie pelli, e credo che per stanotte, giacerò da sola.”

La voce fu salda nel pronunciare quelle parole, ma si rifiutò di guardarlo o di dire altro, l’unica cosa che si concesse, fu un profondo sospiro quando affondò sotto le coltri.

Dall’altro lato della dimora, invece, Erik trovò il suo giaciglio, morbido e pulito di fresco.

Da quel punto riusciva a scorgere la sagoma rannicchiata sul pavimento e, quella visione, lo fece sentire tremendamente in colpa, ciò nonostante non si mosse e, in pochi attimi, cadde in un pacato sonno ristoratore.

Carissime guerriere e guerrieri, buon momento!
Cosa ne pensate del battibecco? Ci spingeranno a desiderare di dargli le badilate in testa o si daranno una regolata?
Siccome adoro leggere i commenti (sono onesta) ripropongo la formulina precedente. Siccome ho il quarto capitolo pronto, appena leggo quattro commenti (da autori diversi) in calce a questo capitolo, lo pubblico senza attendere venerdì prossimo.
A presto!

P.S.: Più avanti (neanche tanto), ci saranno delle extra line o brevi extra, che saranno sicuramente di vostro interesse, quindi, siccome non avranno una pubblicazione prestabilita, vi consiglio di dare un’occhiata al blog giornalmente o di seguirlo tramite mail in modo da ricevere le notifiche.

Vai al capitolo 4