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Invidia: capitolo 43

Buona lettura!

Napoli, dicembre 1740
Il capitano della Onore era rientrato a Napoli dopo un breve viaggio costiero che lo aveva portato nella città di Pisa per conto del sovrano e, in seguito alle azioni di rito, era sceso dalla nave per assaporare il piacere di avere di nuovo la terra sotto i piedi. Nonostante il viaggio fosse stato breve, era stato pur sempre impegnativo.
Amava il mare, ma la terra rimaneva ciò che rendeva solida anche la sua esistenza. Come era solito fare al rientro di una spedizione lavorativa, si aggirò tra i vicoli in pietra scura bordati da edifici bassi e illuminati da un sole in declino. Spingendosi lontano dalla zona bassa, superando le locande grezze, le donne disinibite e si fermò davanti alla villa che stava cercando.
Come previsto il cancello era chiuso, così mi sporgo in cerca del custode, fermo nel gabbiotto, che appena mi vede gira il viso.
«Ehi?» lo richiamo. «Perché mi ignori?» domando diretto.
«Capitano, tornatevene da dove siete venuto.»
«Come, scusa?» mi irrito per la scarsa accoglienza.
«Avete capito. Andatevene.»
«Dite alla principessa che sono qui.»
«Non serve. È stato un suo ordine. Mi ha detto che non vuole vedervi.»
«Perché?»
«Perché è così. Io non sono tenuto a sapere il motivo per quale non vuole vedervi. Sono solo un servitore, ma un ordine è un ordine, io devo solo eseguire» precisa e mi invita ad andare via nuovamente.
A questo punto non posso fare altro che eseguire.

Alla prossima!

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Invidia: capitolo 42

Buona lettura!

Napoli, novembre 1740

Il rientro nella residenza del marchese di Galatone fu silenzioso e la stessa Giustiniana sembrava infastidita e poco incline al dialogo.
«Adesso volete parlarne?» le chiese Mary Katrin mentre toglieva i guanti.
«No.»
«Faccio preparare qualcosa per pranzo?»
«Siete noiosa, insistente e… e…»
«E?» la sollecitò, tranquilla. «Non balbettate, signorina, non è appropriato.»
«Sono furiosa» ammise sollevando le braccia al cielo. Rendendo difficile il compito di svestirla dagli indumenti di copertura. «Mi credete se vi dico che non mi ha ricevuta? Mi ha fatta uscire all’alba per raggiungerla, e non ha avuto neanche la decenza di vedermi.»
«Vi ha spiegato il motivo?»
«Vi ho detto che non mi ha ricevuta. Come poteva spiegarmene il motivo?» abbaiò frustrata.
«Avete ragione, perdonatemi. Volevo dire, vi siete fatta un’idea del perché non vi abbia ricevuta?»
«No. Non posso capire il suo modo di agire perché non la conosco. Lei è solo colei che mi ha messa al mondo, per il resto è un’estranea. Conosco molto più voi che lei.»
«Sua Altezza è una donna impegnata» tentò di giustificarla con scarsa partecipazione.
«È davvero deludente il vostro tentativo.»
«Quale?»
«Quello di essere rispettosa di mia madre. La detestate, è evidente, e non posso certamente punirvi per questo.»
«Servite il pranzo» ordinò Mary Katrin prima di tornare a guardare la bambina.
«Non ho fame.»
«Mangerete comunque perché è necessario per la vostra crescita.»
«Io non prendo ordini da voi» batté il piede a terra con capriccio.
«Certo.»
«Non mi credete?»
«Vi credo, Giustiniana, e mi dispiace che vostra madre abbia disatteso le vostre aspettative, ma auto sabotarvi non servirà. L’unico modo che avete per andare avanti con soddisfazione e non aspettarvi nulla. Nella vita bisogna avere fiducia solo di se stessi.»

Alla prossima!

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Invidia: capitolo 41

Buona lettura!

Napoli, novembre 1740
Si guardarono reciprocamente negli occhi per un lungo momento. Un tempo che parve infinito e fin troppo invadente, tanto è vero che lei si sentì stordita.
«Cosa c’è?» si finse infastidita da quella insistenza e da quel messaggio silente che le era arrivato forte e chiaro fino nelle viscere.
«Sei felice?»
Katrin sollevò gli occhi al cielo e rise di malandata ironia. «Definisci felice?»
«Hai capito a cosa mi riferisco,» replicò senza interrompere il contatto visivo, quasi avesse paura di perdere ogni briciolo di espressione, che era certo sarebbe stato diverso dalle sue parole. «Il Marchese ti soddisfa?»
«La Principessa lo fa?»
«Non hai risposto» accorciò impercettibilmente la distanza tra i loro volti.
L’austriaca deglutì l’emozione senza smettere di guardarlo, anzi, puntando tutta l’attenzione sulle sue labbra invitanti. «Neanche tu.»
«Devi essere sempre così testarda?»
«E tu devi essere tanto poco galante?»
«In che senso?» corrugò la fronte, confuso.
«Credi che sia sciocca, Capitano?» lo attaccò dandogli una spinta per allontanarlo. Aveva bisogno di frapporre una discreta distanza tra loro per trovare la consueta compostezza. «Ti si leggono in faccia le tue intenzioni.»
«Che sarebbero?» interrogò portandosi nuovamente dinanzi a lei.
«Vuoi baciarmi.»
«Così come tu vuoi baciare me.»
«Questa poi!» si animò di sconcerto, allontanandosi da lui.
Il vento che le sferzò il viso riuscì a mitigarle lo spirito e a raffreddarle di poco il calore iracondo che le stava albergando dentro.
«Vuoi fingerti ancora una pudica lady?» ironizzò alle sue spalle con il solo scopo di provocarla e di costringerla a voltarsi.
«Non meriti neanche una risposta.»
Non si volse, continuò a guardare la facciata dell’edificio e fu con quella azione che scoprì la principessa dietro il vetro di una finestra del piano nobile che li stava osservando. Comprese tutto e si inalberò ancora.
«Guardami» pretese l’uomo afferrandole un polso.
Lei si divincolò e replicò a denti stretti: «La tua padrona ci osserva. Vattene via.»

Alla prossima!