Pubblicato in: Istantanee di Chiara

Istantanea n. 104-105-106

Buon inizio settimana!

[104]

«Davvero saresti disposta a venire a patti con la tua integrità?» domandò schietto, senza riuscire a celare lo stupore.

«Non lo ero», chiarì seria, «e non mi fa gioire l’idea, ma non posso pensare di perdervi. Ho pensato a una qualche soluzione e questa è l’unica attuabile» confermò sostenendo lo sguardo.

«Non l’unica» ribatté appoggiando i gomiti sulle ginocchia divaricate per avvicinarsi al di lei busto. «C’è un altro modo per stare insieme.»

«Quale?» domandò corrugando la fronte, realmente confusa.

«Potresti diventare mia moglie.»

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[105]

«Vi state burlando di me» constatò la donna con mortificazione, mentre si alzava per raggiungere la finestra e puntare lo sguardo all’esterno.

«No, Chiara, sono serio», confermò raggiungendola, «per tutto il giorno non ho pensato ad altro che a questo.»

«Non possiamo sposarci», ribatté volgendosi a guardarlo negli occhi, «lo sapete quanto me.»

«In realtà, quello che so è che potremmo avere pareri contrari, ma a me non importa.»

«Non si tratta solo di qualche nobile scontroso, Vostra Grazia, prendermi in moglie sarebbe come dire addio a eventuali diritti al trono.»

«Ho dei nipoti sani e forti per quel ruolo.»

«Ma…»

«Ti prego Chiara, non complicare la situazione con assurde ossessioni.»

«Non sono assurde» contrattaccò incrociando le braccia al petto e tirando indietro la testa per guardarlo negli occhi, «sono asserzioni ponderate.»

«Quand’anche lo fossero, ti dico di non preoccupartene.»

«Come posso ignorare una tale incombenza. Privarvi di un regno e…»

«Oh cielo quanto parli!» rise prendendole le mani e mutando l’espressione da ironico a dolce. «Non siete cortese» s’imbronciò falsamente, prima di cedere al sorriso.

Francesco Saverio sorrise di rimando, prendendosi un momento prima di chiederle: «Se non avessi questo nome, mi sposeresti?»

«Ma lo avete?»

«Chiara» l’ammonì bonariamente.

«Vostra Grazia, temo che la vostra richiesta sia dettata dal momento. Non mi conoscete abbastanza per rinunciare a…»

«Smettila di trovare giustificazioni e rispondi.»

«Sì», fiatò sconfitta, «se facendolo non distruggessi il vostro buon nome lo fare in questo momento.»

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[106]

Sul volto dell’uomo spuntò ugualmente un sorriso radioso.

«Non distruggeresti nulla», la rassicurò con dolcezza, «ma mi daresti un motivo per alzarmi la mattina con la gioia di farlo.»

«Siete gentile a dirlo, ma con il tempo finirete per detestarmi.»

«Ed è qui che sbagli, Chiara, non potrei mai detestarti. Non esiste alcuna ragione valida affinché accada.»

«Non mi conoscete a sufficienza», ritentò, anche se con meno convinzione, «con il tempo potreste accorgervi di avermi idealizzata. I sentimenti tendono ad abbellire tanto gli animi quanto i corpi.»

«Non comprendo», asserì l’uomo sciogliendo il contatto, «tutte queste contestazioni sono per me o per te?» indietreggiò per guardarla nella sua interezza. «Forse sei tu a non essere convinta e riversi su di me i tuoi dubbi.»

«Io non dubito dei miei sentimenti» chiarì subito con voce decisa. «So bene ciò che provo per voi.»

«Come io so bene ciò che provo per te», specificò serio, «quindi, se non hai altri motivi per rifiutarmi, dimmi che accetti di diventare mia moglie.»

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Pubblicato in: Istantanee di Chiara

Istantanea n.101-102-103

Buon inizio settimana!

[101]

Chiara rimase ferma a fissare quelle iridi color cielo senza sapere cosa aspettarsi. Le aveva dato nuovamente del voi, riformando quella distanza imposta dal rango e dalle buone maniere, quindi, non poteva fare altro che attendere. L’attesa come la pazienza però, in quel mentre erano sue acerrime nemiche e così, invece di pazientare lo sollecitò.

«Vi prego, ditemi ciò che dovete senza tentennamenti.»

«Sedetevi, per cortesia.»

Il sorriso con il quale l’aveva accolta era svanito, al suo posto solo un alone di preoccupazione.

«È così grave?» ritentò la donna non riuscendo a trattenersi. L’idea di perderlo le aveva causato un vuoto nel petto che la destabilizzava. Sentiva le lacrime pizzicarle gli occhi e annidarsi in gola. Aveva lottato tanto con i propri sentimenti, cercando di sfuggirgli come la peggiore delle piaghe e aveva fallito, miseramente peraltro. Perché in quel momento di forte angoscia, avrebbe dovuto e voluto essere più forte.

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[102]

«Sedetevi, per favore» ripeté l’uomo ignorando la domanda e prendendo tempo. Si sentiva ansioso come mai prima d’allora e lo sguardo incerto della donna non faceva altro che aumentare la propria afflizione. Doveva chiederglielo senza indugiare oltre e solo a quel punto avrebbe potuto sentirsi tranquillo o sconfitto. «Chiara, ti prego» reiterò ammorbidendo il tono e tornando alla familiarità con cui l’aveva abituata la sera prima. Sì, le era bastata una notte di confidenze per non volerne più fare a meno.

«Siete confuso, Vostra Grazia?» domandò con un sorriso spontaneo, mentre si andava a sedere sulla poltrona dinanzi al camino.

«Non direi», negò posizionandosi al di lei fianco facendo svolazzare le code della lunga giacca, «invéro, credo di non essere mai stato così sicuro. Perché questa domanda?»

«Mi avete accolta con distacco, ora, invece.»

«Perdonami, Chiara, non ho alcuna intenzione di allontanarmi da te, semmai è l’esatto opposto» chiarì guardandola negli occhi con estrema dolcezza.

«Perdonate, ma non comprendo le vostre intenzioni» mormorò sentendo la gola asciugarsi per la tensione.

«Davvero non le intuisci?» la incalzò prendendole le mani. «Sei così intelligente, Chiara, che dubito tu non riesca a prevedere la mia prossima azione?»

«Quando sono con voi il mio acume si disperde, lasciando solo una sciocca in preda a mille timori» confessò sostenendo lo sguardo fino a smarrirsi in quel cielo che aveva imparato ad amare.

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[103]

«Non credere che io sia immune alla confusione», confessò l’uomo prima di sorridere, «quando sono con te la mia sicurezza vacilla e mi ritrovo a essere ansioso e timido come se fossi un bambino.»

«Non mi sembravate né l’uno né l’altro, ieri notte» contestò con audacia, nonostante non potesse evitare l’imporporarsi delle gote.

«Impertinente!» esclamò e rise, rilassandosi di poco.

«È solo la verità, Vostra Grazia» confermò, convinta che fosse giusto lasciar parlare il cuore perché, a differenza della mente, non possedeva vincoli o freni. Il rossore sul viso era pari al colore di un pomodoro maturo, ma sostenne ugualmente lo sguardo perché era resa impavida dal proprio sentimento.

«Esiste un’altra verità di cui vorrei parlarti.»

«Pronta per ascoltarvi, Vostra Grazia», asserì la donna, «solo, permettetemi di dire una cosa prima che il coraggio mi abbandoni.»

Francesco Saverio annuì.

Chiara prese fiato più volte alla ricerca delle parole giuste. Si era preparata un discorso convincente, provato e riprovato nella mente, eppure, in quel momento sfuggivano al controllo ed erano solo un groviglio di lettere.

«Dimmi quello che vuoi senza preoccuparti delle ripercussioni» la incitò l’uomo con gentilezza, lasciandole le mani e dandole spazio. Non voleva farle alcun tipo di pressione, voleva che diventasse sua moglie per scelta non per obbligo.

«In queste ultime ore ho pensato molto al mio futuro, Vostra Grazia e, in ogni scenario possibile, l’idea di non avervi al mio fianco era impensabile. So che quello che sto per dirvi intaccherà l’opinione che avete di me ma, non posso rischiare di perdervi.»

Si fermò per fissarlo negli occhi e concludere con voce trasparente, «Sono disposta a tutto pur di stare con voi.»

L’uomo rimase spiazzato da quella confessione. Non aveva mai pensato che potesse acconsentire a una vita nell’ombra e nel peccato, invece, era proprio quello che gli stava suggerendo e, quella nuova prospettiva, inevitabilmente cambiava ogni cosa.

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Pubblicato in: Istantanee di Chiara

Istantanea n. 95-96-97

Buon inizio settimana!

[95]

La lavata di capo che subì la giovane dama dalla reggente, per quest’ultima pareva nulla, in confronto a quello che aveva da dire al cognato dopo il pasto mattutino.

«Francesco Saverio, vi devo parlare in privato e con la massima urgenza» lo fermò con sguardo serio e con un tono altrettanto grave.

«Certo» acconsentì tranquillo, completamente ignaro di quanto accaduto solo poche ore addietro.

«Va bene qui?» s’informò guardandola negli occhi.

«No, preferisco nel vostro studio.»

L’uomo corrugò la fronte iniziando a percepire un principio di incertezza e, a dar man forte a tale ansia, si unì la constatazione di non aver visto ancora Chiara, nonostante fosse mattina inoltrata.

«D’accordo, allora andiamo» suggerì cedendole il passo per poi affiancarla lungo il percorso.

«Potete anticiparmi qualcosa?» tentò il duca con curiosità crescente.

«No, parleremo quando saremo soli.»

Il reggente non replicò, comprendendo che l’argomento dovesse essere assai grave se prevedeva una tale accortezza.

Quando finalmente giunsero al riparo di quelle mura private, ella lo fronteggiò a muso duro: «Siete impazzito, forse? Si può sapere cosa avete intenzione di fare con la mia Chiara?»

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[96]

Come aveva temuto la cognata era adirata con lui per Chiara ma, in quel momento, gli premeva sapere esattamente per quale ragione.

«Di cosa mi state accusando?» domandò in cerca di risposte. Non era sicuro di cosa avesse scoperto e pertanto ne voleva conferma.

«Lo sapete», si animò muovendosi per la stanza, «circuire la mia dama per i vostri piaceri non è corretto. Come avete potuto?»

«Temo ci sia un errore, Maria Antonia», replicò avvicinandosi alla donna affinché lo guardasse negli occhi, «non ho plagiato Chiara per dei sporchi fini. Non è nel mio stile. Io me ne sono innamorato.»

«Per favore!» lo ridicolizzò con un tono incredulo. «Abbiate almeno l’accortezza di non offendere la mia intelligenza.»

«In questo momento siete voi a offendere me e le mie intenzioni» ribatté con voce profonda e decisa.

Si guardarono per un lungo momento negli occhi, scambiandosi riflessioni che a voce alta non si potevano nemmeno pronunciare.

«E quali sarebbero le vostre intenzioni?» lo incalzò derisoria, consapevole che non vi fosse futuro per un simile amore.

«Ho intenzione di sposarla» replicò l’altro con convinzione e nuovamente, calò tra loro un silenzio colmo di pensieri.

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[97]

«Vi rendete conto dell’assurdità delle vostre parole?» riprese la donna dopo un momentaneo smarrimento.

«Non sono assurde, ma ponderate.»

«In quale modo pensiate possano essere sagge, allora?» lo incalzò assottigliando lo sguardo.

«Credete che non abbia mai tentato di allontanarla dai miei pensieri e dal mio cuore?» reagì irritato. «Entrambi abbiamo provato a non coltivare un tale sentimento, ma il tempo e le distanze non hanno fatto altro che accrescerlo.»

«Dunque, cosa volete fare? Sposarla? Sul serio?» lo canzonò, ancora incredula e dubbiosa. Nonostante la sua reazione potesse apparire brutale, le preoccupazioni erano solo per loro e per quello che sarebbe successo in seguito a tale unione.

«Sono serio, Maria Antonia» confermò con orgoglio.

«Una tale decisione vi porterà solo problemi.»

«Sono pronto ad affrontarne le conseguenze»

«Anche Chiara lo è?» lo interrogò con interesse.

La mente del duca andò immediatamente in confusione perché, nonostante avesse realmente quella intenzione, invéro, non le aveva ancora chiesto di sposarlo.

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