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Cuore vichingo: capitolo 9

La sera era giunta.

I vari impegni, uniti alla miriade di congetture, avevano reso lo scorrere del tempo implacabile e il momento del banchetto era arrivato senza che se ne accorgessero.

“Dovresti lasciarli sciolti” suggerì Maya guardando l’amica.

“A cosa serve impegnarsi per essere graziosa, se tanto è tutto deciso.”

“Mi hai promesso che gli avresti dato una possibilità” le ricordò incrociando le braccia e puntandole addosso uno sguardo imbronciato.

“Hai ragione” mormorò Helka lisciando la tunica. “Te l’ho promesso e farò in modo di mantenere la parola.”

“Bene!” esultò la rossa avvolgendosi nel mantello.

Era sicura che se gli avesse dato un’occasione, avrebbe capito subito che Liut non era come tutti si ostinavano a rappresentarlo.

Proprio in quell’istante fece il suo ingresso il festeggiato.

Era stato lontano da casa tutto il giorno e, in tutta onestà, Maya non aveva la minima idea di cosa avesse fatto per tutto il tempo. Deglutì la curiosità crescente e attese che Matran o Helka gli ponessero il quesito, ma purtroppo per lei non avvenne.

“Sei in ritardo”, lo accolse la madre guardandolo di sbieco, “eravamo d’accordo che saremmo andati insieme.”

“E lo faremo, madre, eccomi” si indicò, guardandosi intorno. “Kal?”

“Ci ha preceduti” rispose la donna avvicinandosi alla porta seguita dalle due giovani.

Il gruppetto avanzò silenzioso lungo le stradine del villaggio e, una volta giunti nella grande stanza adibita alla cena, si divisero senza neanche salutarsi.

Il banchetto stava procedendo bene. Fiumi di idromele scorrevano nei boccali perennemente sollevati, mentre pesce e serpente arrostiti venivano serviti con verdure di stagione. L’ambiente era pregno degli odori tipici della cucina norrena e del caotico vociare di un’orda di guerrieri.

Helka aveva appena toccato cibo ed era stata per tutto il tempo con lo sguardo basso, incapace di guardare oltre. L’idea di incrociare lo sguardo del suo promesso le causava un’ansia indescrivibile che non sapeva come mitigare.

“Se proprio non vuoi mangiare almeno bevi” le suggerì Maya sottovoce, anche se fu una precauzione inutile. In tutto quel trambusto non l’avrebbero comunque udita.

“Non ho sete.”

“Ti aiuterebbe a rilassarti” spiegò, intuendo la sua angoscia.

“Si vede così tanto?” domandò sollevando gli occhi di scatto con apprensione.

“Sì”, confermò con un sorriso benevolo, “ma non devi. Andrà bene.”

“Parli così perché non sei tu a doverlo sposare” la contraddisse mordendosi il labbro.

“Parlo così perché lo conosco.”

Il rumore di una spada sullo scudo ammutolì l’intera stanza.

Le due giovani spostarono l’attenzione sulla fonte di quel rumore e, inevitabilmente, si irrigidirono nel notare il capo villaggio in piedi, pronto a parlare.

Gli occhi color tramonto di Maya fluirono rapidi su Liut, seduto al di lui fianco, con un’espressione seria come la morte. Non lo aveva mai visto tanto scuro in volto.

Quando Alrik si schiarì la voce, il giovane fratello sollevò gli occhi dal boccale per puntarli in quelli di Maya già pronti ad accoglierli. Si scambiarono uno sguardo eloquente che fu in grado di chiarire a entrambi i rispettivi dubbi e a far sorgere sui loro visi un sorriso complice.

“Amici!” parlò l’uomo con voce potente, nonostante in quel momento vi fosse un silenzio irreale. “Siamo qui riuniti per festeggiare la presa di Helgö, la sua ricostruzione e gli uomini che hanno reso tutto questo possibile. Ringrazio in modo particolare Erik Anderson, mio amico e uomo di fiducia, per aver saputo guidare i miei uomini e aver ottenuto grandi risultati con il minimo delle perdite.”

Gli occhi di Maya guizzarono per la prima volta, quella sera, sul guerriero seduto allo stesso tavolo del capo villaggio e fu sorpresa di incontrarne lo sguardo.

Mi sta guardando! Pensò, confusa.

“Per tale ragione” seguitò Alrik.

La mano di Maya in quel momento venne stritolata dall’amica, che mormorò: “Ecco, ora lo dice.”

“Che ho deciso di donargli un drakkar.”

“Cosa?” soffiò Helka, incredula e ricominciò a respirare normalmente.

“In che senso?” domandò Erik al capo villaggio, confuso quanto chiunque altro. Si aspettava tutt’altro tipo di annuncio.

“Nel senso che avrai una tua nave, amico”, rise della sua espressione, “così potrai scegliere tu il tuo prossimo viaggio.”

“Dici sul serio?” incalzò per conferma, anche se una strana gioia stava iniziando a farsi strada nel suo petto.

“Te la sei meritata”, confermo Alrik con serietà, “credo che per ora sia giusto ricompensarti per il lavoro svolto e non assillarti con ulteriori richieste.”

“Ha rinunciato all’idea del matrimonio” suppose Maya a bassa voce.

“Dici?”

“Sì, credo di sì. Almeno per il momento.”

Helka sospirò di sollievo e Maya poté notare che anche Liut ne era fortemente contento.

Quando tornò a guardare Erik, lo trovò sorridente come non lo aveva mai visto e un senso di assoluta contentezza le colmò il petto. Il perché le stesse succedendo non le era chiaro, preferì non pensarci distogliendo lo sguardo, ma non fu abbastanza rapida nel farlo e così, si ritrovò ad annegare nelle sue iridi brillanti.

Ci fu un momento, un brevissimo istante di appartenenza che inghiottì entrambi facendo svanire chiunque altro.

La giovane deglutì a vuoto. Si sentiva confusa dalla sensazione che le stava lasciando addosso quello sguardo, perché non l’aveva mai percepita e perché era maledettamente piacevole.

“Mi accompagni fuori?” pretese Helka, costringendola a interrompere il contatto visivo. Fu una separazione molto più fastidiosa del previsto, ma non poteva accusare l’amica di nulla, invéro, non c’era stato nulla da dividere o almeno così si costrinse a pensare.

La seguì mesta all’esterno, sforzandosi con tutta se stessa di non voltarsi a cercarlo. Ne provava un desiderio incomprensibile che le faceva formicolare persino la pelle e arrossare le gote.

Trattenne il respiro e abbassò lo sguardo sulla terra fino a quando non giunse all’aria aperta e, quando fu libera di muoversi, si volse a sbirciare dalla porta socchiusa.

Con enorme sorpresa, scorse il guerriero dagli occhi smeraldo fissare proprio quel punto e per paura di essere scoperta arretrò rapidamente.

Il cuore le schizzò in gola e per la prima volta non seppe spiegarsi le reazioni del proprio corpo. Era confusa e consapevole allo stesso tempo ma, principalmente, era incredula, perché non poteva credere che anche lui la stesse cercando.

*****

“Amico, mi stai ascoltando?” domandò Alrik dando una pacca sulla spalla del compagno.

“Scusa, capo, mi ero distratto” ammise Erik spostando lo sguardo dalla porta all’interlocutore, però, nonostante in quel momento lo stesse guardando, la sua mente continuava a riproporgli quello sguardo dai toni caldi e quel gradevole spasmo alla bocca dello stomaco. Non ricordava neanche quando fosse stata l’ultima volta in cui si era sentito in quel modo.

“Allora?” reiterò Alrik su un discorso non udito.

“In che senso?” tentò il guerriero, cercando di non indisporlo. In fin dei conti gli aveva fatto un gran regalo e non era carino l’atteggiamento che stava mostrando.

“Ti ho chiesto se sai già dove andrai?” ripeté ridendo. “Ti senti bene? Mi sembri strano.”

“Devo aver bevuto troppo” minimizzò ridendo a sua volta e incolpando l’alcool anche per quel folle languore.

Ci fu una risata goliardica che coinvolse l’intero gruppetto, prima che il capo non ingiungesse nuovamente con il proprio quesito.

“Non lo so ancora”, rispose finalmente, “non mi aspettavo un simile dono. Ci devo pensare.”

“Beh, hai tutto il tempo” chiarì Alrik.

“Per quell’altra questione?” domandò il moro lasciando intendere a cosa si riferisse.

“Siete tutti contrari, quindi, per ora soprassediamo.”

“Non la vuole?” domandò, risentito.

“Come lei non vuole lui” replicò serafico.

Erik avrebbe voluto dire che era ben diverso e che sua sorella sarebbe stata un’ottima moglie, ma proprio in quel momento i suoi occhi vennero catturati da una chioma rossa che si muoveva tra i tavoli, mano nella mano, con Liut.

Il cervello andò in fiamme, la mascella si irrigidì all’istante e si ritrovò a imprecare mentalmente contro se stesso perché, era consapevole, che neanche quella reazione fosse sensata.

 

Carissime guerriere e guerrieri, vi è piaciuto questo capitolo?
Cosa pensate succederà adesso?
A presto!

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Cuore vichingo: capitolo 8

 

Birka

Un tiepido raggio di sole varcò la porta dischiusa fino a sfiorare con impertinenza il viso della giovane Maya.

Socchiuse gli occhi lentamente, era stata una pessima notte, presa dalla rabbia non aveva preparato il giaciglio e la terra umida e dura le aveva reso impossibile riposare. Si volse e notò con sorpresa che Erik era già uscito.

Sarà andato a perorare la causa di Helka! pensò sedendosi con un notevole sforzo e, con altrettanta fatica, si alzò in piedi per distendere i muscoli intorpiditi.

Quando si sentì abbastanza ritemprata uscì all’esterno.

L’aria mattutina era fresca e in un attimo le risvegliò i muscoli e i sensi. Le strade erano ancora semi deserte e così ne approfittò per andare a riva dove sperava di incontrare Liut, come ogni mattina.

Ed era lì, con in pugno la solita spada di legno e un compagno di allenamento che era impossibile non riconoscere.

“Cosa state facendo?” domandò stupita, non appena li raggiunse.

“Erik si è offerto di addestrarmi” rispose Liut, entusiasta.

Con un sorriso talmente spontaneo da arrivargli agli occhi e ravvivarne persino il colore, tramutandolo da tempesta ad argento.

“Bene!” replicò Maya, spostando lo sguardo colmo di gratitudine sul guerriero maggiore.

“Ho pensato, che forse hanno soltanto sbagliato metodo d’insegnamento” spiegò Erik passandosi una mano sulla nuca con lieve imbarazzo, mentre continuava a guardare quelle iridi brillanti di allegria.

Aveva dimenticato la sensazione di benessere che gli procurava la riconoscenza di quella ragazzina. Sapere di farla felice in qualche modo gli alleggeriva l’animo e non poté evitare di dirsi grato agli dei per averla incontrata, perché proprio grazie a quello sguardo riusciva a non smarrirsi nell’antro delle barbarie commesse.

“In che senso?” gli chiese.

“Liut, il maestro ti sta aspettando?” li interruppe una voce da lontano. Il richiamo destò il ragazzo, che si congedò con un cenno del capo, correndo via e lasciandoli soli con una domanda in sospeso.

“Spiegami, per favore” riprese Maya, avvicinandosi.

“Credo, che a causa della sua fisicità minuta, Liut funzioni meglio con altre armi. Comunque, inizierò con l’irrobustire i suoi muscoli e poi mi focalizzerò sulla tecnica.”

“Quindi, cosa hai deciso di fare per Helka?”

“Non lo so ancora”, sospirò continuando a massaggiare il collo, “quello di cui sono sicuro però, è che ieri, quando ho parlato di lui sono stato brutale e non è stato giusto. Devo concedergli una possibilità, solo così potrò ritenermi soddisfatto di me stesso.”

L’espressione un po’ smarrita che lesse su quel volto solitamente sicuro la colpì al punto da farla avvicinare ulteriormente. Con una naturalezza disarmante gli prese una mano tra le sue. “Sì, sei stato duro con Liut, ma ti assicuro che non conosco nessuno più meritevole di te!”

“Allora non mi conosci” replicò con un mezzo sorriso, mentre abbassava gli occhi all’intreccio delle loro dita.

“Forse ti conosco meglio di te stesso” asserì sorridendo con dolcezza seguendo il di lui sguardo e, non appena si accorse del proprio gesto, finse di grattarsi il naso per sciogliere il contatto.

Seguì un breve e imbarazzato silenzio, che fu interrotto dalla voce di Erik. “Cosa pensi di me, Maya?”

“Lo sai”, minimizzò con un’alzata di spalle. “penso che tu sia un valoroso guerriero, un eroe che provvede ai nostri bisogni e…”

“E se ti dicessi che non faccio niente di eroico quando sono via?” la interruppe, affondando nel tramonto dei di lei occhi.

“Erik, cosa vuoi dirmi, non capisco.”

“Lascia stare. Ora devo andare” cambiò tono e atteggiamento.

“Dove vai?” urlò alla sua schiena. L’uomo non rispose e lei continuò, “Erik, l’allenamento?” ritentò, ma era già sparito oltre le case.

Indignata dal suo atteggiamento scostante, decise che fosse meglio rivolgere il proprio impegno in attività più costruttive e con persone meno complicate.

Con falcate decise tornò a casa dove ad attenderla trovò la cara Helka.

“Dove sei stata?” l’apostrofò non appena la vide varcare la soglia.

“A riva. Cosa succede?”

“Questa sera ci sarà un banchetto in onore di Erik e dei guerrieri che hanno fatto rientro. Capisci cosa significa?” domandò, grave.

“Che si mangerà e si ballerà?” abbozzò un sorriso per sdrammatizzare.

“No. Significa che Alrik renderà ufficiale il fidanzamento” spiegò l’altra passandosi una mano tra i lunghi capelli biondi.

“Non è detto” la contraddisse.

“Invece sì, Maya”, mormorò affranta, “è giunta la mia fine!”

*****

Mentre le giovani si preparavano mentalmente per la grande serata, in un altro luogo, circondato da alti arbusti, il guerriero dai capelli color ruggine era steso sul tronco a occhi chiusi e con il respiro assente, o quasi.

“Padre!” si sentì urlare.

“Cosa c’è?”

“Guarda là” pronunciò un bambino con voce gracchiante.

L’adulto acuì la vista e, quando finalmente comprese chi fosse il soggetto di tanta attenzione, si animò.“

“Resta qui” ordinò, prima di avvicinarsi all’uomo.

Il bambino lo seguì ugualmente.

Quando l’uomo giunse dall’uomo ferito, si inginocchiò per accertarne lo stato.

“È vivo?” inquisì il bambino, spuntando su un fianco.

“Ti avevo detto di stare indietro, Gudriak”, lo ammonì bonariamente, “comunque non lo so, sto controllando.”

Il bambino attese qualche istante prima di ripetere il quesito. Era un bimbo curioso e poco paziente.

“Sì, ma credo ancora per poco”, spiegò risoluto, “torna al villaggio e di’ a tuo fratello di venire con una tavola per trasportarlo.

Il piccolo annuì con sollecitudine e corse verso casa senza mai fermarsi, intenzionato più che mai nel portare a termine il proprio compito.

Carissime guerriere e guerriere, buon momento!
Secondo voi cosa è successo al povero Erik? Cosa accadrà al banchetto?
Comunque in questa saga sono tutti un po’ strani, diciamocelo. 😀
P.S.: Vi ricordate che vi avevo parlato degli extra senza programmazione? Beh, tenetevi pronti, l’extra rimarrà online 24 ore.
Alla prossima!

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Cuore vichingo: capitolo 7

 

Birka

 

Il rientro di Erik a casa fu silenzioso, ma non abbastanza da non essere notato dalla vigile Maya e dall’apprensiva Helka.

“Finalmente! Pensavo non rientrassi più” l’apostrofò la sorella correndogli incontro.

“Cosa ci fai sveglia a quest’ora?”

“Non potrei dormire neanche volendo, ho bisogno di sapere cosa voleva Alrik.”

L’uomo si tolse lentamente il mantello adagiandolo sulla tavola, sbuffò aria dai polmoni e si mise a sedere vicino al fuoco.

“Allora?”lo incalzò.

“Sì, ha parlato di te” esordì cupo.

“Per gli dei! Allora è vero, qualcuno gli ha chiesto di intercedere. Chi?”

“Nessuno ha chiesto di sposarti”, ammise il fratello, “è lui che vuole vederti sposata con Liut.”

“Liut, suo fratello?” domandò perplessa.

“L’unico e solo.”

“Ma… ma Liut è così…” le parole le morirono in gola inghiottite dalle lacrime.

Dalla penombra uscì Maya pronta a darle conforto, “Su non piangere, poteva andare peggio, poteva volerti dare in sposa ad Anger.”

Helka abbozzò un sorriso mesto. “Liut non era proprio nei miei pensieri.”

“Lo so, ma è pur sempre il fratello del capo vik, dovresti sentirti onorata che abbia pensato a te” tentò l’amica accarezzandole la punta dei capelli.

“Dovrei, lo so, ma lui è così… lui non è…” tacque, spostando lo sguardo sul fratello, “che cosa hai risposto?”

“Non ho risposto, ma sappiamo entrambi che tu lo sposerai se è suo volere.”

“Avevo altro in mente per il mio futuro…” biascicò amareggiata e, piangendo, se ne andò sul proprio giaciglio.

Erik la seguì con lo sguardo fino a quando non la vide sparire nel buio. “Anch’io avrei scelto diversamente per te, sorella!”

Nell’udire quel sussurro carico di rammarico Maya si sentì in dovere di consolarlo. “Non dipende da te, Erik.”

L’uomo si voltò e sembrò vederla solo in quell’istante. “Non so come far cambiare idea ad Alrik.”

“Mi offrirei io al suo posto se potessi, ma so bene di non essere all’altezza di Liut, vista la mia storia.”

“Accetteresti di sposarlo?” domandò incredulo.

“Sai, non è così male come si dice”, ammise sedendosi di fronte a lui, “è molto intelligente e quando parla è piacevole da ascoltare.”

“Va bene, ma in quanto a forza? Coraggio? Intraprendenza? Tecnica? Di queste doti lui è sprovvisto o sbaglio?”

“Può migliorarsi” tentò la ragazza.

“Ha diciassette anni, è uomo da tempo, dovrebbe eccellere in queste cose” replicò, passandosi le mani tra i capelli con un gesto esasperato.

“Non tutti possono essere come te” reagì, infastidita.

“Si può sapere perché ti ostini a difendere quel ragazzino?”

“Trovo sia ingiusto definirlo indegno, solo perché non è muscoloso e non sa usare la spada come gli altri.”

“Non ha mai combattuto una battaglia” spiegò con disgusto.

“Non per sua scelta”, lo giustificò ancora Maya, “sbaglio o è Alrik a non volerlo far partire? Lo protegge in continuazione e forse è lo stesso motivo per cui ha deciso di farlo sposare.”

A quelle parole Erik si illuminò in viso. “Credi che sia tutta una manovra per proteggerlo?”

“Forse”, rispose la ragazza stringendosi nelle spalle, “tutti voi nutrite poca fiducia in Liut, sarà esile e poco abile con le armi, ma non è un codardo.”

“Proverò a parlare nuovamente con Alrik domani, magari riuscirò a fargli cambiare idea.”

“Fai come vuoi” dichiarò brusca.

“Mi spieghi perché sei arrabbiata?”

“I vostri pregiudizi rendono impossibile la vita per chi è diverso.”

“Questo è il mondo in cui vivia…”

“Ora vorrei dormire” lo troncò aspra. Sentendo lo stomaco bruciare dal nervoso.

“Usa pure il mio giaciglio” disse indicandole il buio.

“No” ribatté secca.

“Perché?”

“Perché quello è il tuo posto” spiegò seria.

“Non ho alcuna intenzione di farti passare un’altra notte per terra, mentre io dormo su un morbido giaciglio” chiarì con tono secco.

“Io non dormirò nel tuo giaciglio” ribadì decisa.

“Neanche io.”

“Bene, vorrà dire che dormiremo entrambi per terra” guaì frustrata, andando a prendere due pelli per lanciargliene una.

“Sei davvero testarda!”

“Lo stesso vale per te!” dichiarò avvolgendosi nella pelle.

Erik rimase ancora seduto a fissare quell’esile figura rannicchiata accanto al fuoco e, involontariamente, sorrise.

Non aveva mai discusso con una donna, non in quella maniera, ma gli piaceva oltre ogni dire il modo in cui sapeva tenergli testa.

*****

Nel frattempo, un uomo si trascinava a fatica sui gomiti nell’alta sterpaglia, provando a fuggire dal proprio aguzzino. Sentiva il sangue fluirgli dal ventre come un fiume in piena e inondare la terra al suo passaggio. Con un notevole sforzo si issò su un tronco abbattuto per riprendere fiato, sperando e pregando che Edgar non fosse alle sue spalle.

Quel verme! Pensò con astio, cercando di capire come avesse fatto a scamparla, facendo in modo che tutti lo credessero morto durante la prima battaglia. In molti, al momento, avevano giurato di aver visto la sua carcassa giacere sul fondo del mare, invece, era vivo e meditava piani ben più miserabili dei precedenti.

Codardo! Lo accusò mentalmente il guerriero stringendo i denti e bloccando il respiro. Il dolore stava diventando insostenibile.

Si girò supino con l’intenzione di guardarlo in faccia se fosse arrivato per finirlo e attese.

Gli occhi chiari, resi acquosi dalla sofferenza, puntarono alla fine del sentiero e ivi rimasero, finché non li chiuse sfinito.

Chi sarà mai questo guerriero? Edgar non è morto? Mah!
Alla prossima!

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