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Cuore vichingo: capitolo 13

Il risveglio di Maya il mattino seguente fu terribile e la scaraventò con malagrazia nella realtà. La testa le doleva e in bocca percepiva nitidamente il sapore del fiele, il quale le rendeva la lingua felpata.

Si girò su un fianco, portò una mano sulla fronte per strofinare gli occhi e massaggiare le tempia prima di tentare di schiudere le palpebre. Ci vollero alcuni tentativi prima che ci riuscisse.

“Ben svegliata!” la voce di Helka risuonò con troppa potenza vicino alle sue orecchie e si ritrovò a nascondersi sotto le coltri.

“Non urlare” biascicò con voce attutita.

“Non sto urlando”, replicò l’altra con un sorriso affettuoso, “forza, esci da lì. Hai bisogno di una boccata d’aria pulita.”

“Lasciami qui a morire nella mia confusione” drammatizzò con una punta d’ironia.

“Vuoi che i miei fratelli ti trovino ancora a letto?” la interrogò con sfida, incrociando le braccia e attendendo la di lei reazione che, infatti, non tardò ad arrivare.

Con un movimento unico Maya balzò a sedere e non poté evitare di imprecare al pari di un uomo per la propria avventatezza.

“Sei un disastro!” notò Helka andando a prendere una bevanda calda alle erbe, preparata per l’occasione.

“Cosa sarebbe?” domandò con una smorfia disgustata, dopo aver annusato il potente intruglio.

“Qualcosa di necessario per renderti presentabile.”

La rossa diede una sbirciata all’ambiente deserto e chiese: “Dove sono gli altri?”

“A fare le loro cose, immagino” rispose con un’alzata di spalle, “ma è quasi ora di pranzo, quindi…” lasciò morire la frase, perché conoscendola sapeva bene che avrebbe capito.

Maya diede alcune sorsate all’intruglio nella speranza che funzionasse davvero. Si sentiva pronta allo svenimento.

“Come sono arrivata qui?”

“Ti ha portata Erik prima di andare via.”

“Dove è andato?” domandò con una strana agitazione che partiva dallo stomaco e non sapeva dire se fosse colpa della reazione all’alcool o l’idea che lui l’avesse vista sconvolta.

“Non lo so di preciso”, si strinse nuovamente nelle spalle la bionda, “sai com’è fatto. Ieri sera ha aspettato che tornassimo per andare via. Ha detto che aveva una commissione, quindi, immagino sia andato dalla sua amichetta” concluse con una risatina.

Amichetta! Ripensò Maya percependo un conato di vomito arrivarle in gola.

“Ehi, tutto bene?” la incalzò Helka avvicinandosi con apprensione. “Sei impallidita, cos’hai?”

“Nausea”, ammise passandole la ciotola per scendere dal letto, “credo proprio di avere bisogno di un po’ d’aria.”

“Aspetta, ti accompagno” si offrì Helka andando a posare il recipiente sul tavolo.

“No, non ti preoccupare.”

“Non dire sciocchezze, mi preoccuperò sempre per te”, le sorrise con benevolenza, “poi non vorrei che cadessi per terra davanti a tutti e mostrassi le tue grazie” ironizzò, strappandole un sorriso.

Dopo essersi coperte con i mantelli uscirono all’esterno.

L’aria era fresca, profumava di salsedine e quella lieve brezza ebbe modo di allentare la tensione che sentiva allo stomaco. Fece dei profondi respiri per calmarsi, ma la tecnica che sembrava avere effetto, perse il suo potere quando si sentì chiamare.

Non aveva voglia di parlare con alcuno in quel momento.

“Maya, come stai?”

“Meglio”, rispose guardando l’amico che si stava avvicinando, “ma non benissimo.”

“Hai bevuto troppo”, l’ammonì bonariamente, “si può sapere a cosa stavi pensando?”

“Non stavo pensando” confessò spostando lo sguardo al suo abbigliamento. “Ti sei allenato?”

“Sì, Erik mi ha aiutato come promesso.”

“Erik ti sta aiutando a fare cosa?” s’intromise Helka, che nel frattempo era stata ignorata dal giovane.

Cose” rispose evasivo, tornando a guardare la rossa. “Maya, posso fare qualcosa per te?”

“No, tranquillo, c’è Helka che si sta prendendo cura di me, vai pure.”

“Dirmi che sia lei a prendersi cura di te non mi fa stare tranquillo” replicò con ironia, ma qualcuno non la colse.

“Sei davvero un presuntuoso!” sbottò Helka come una furia.

“Ehi, calmati” replicò Liut, indietreggiando a causa delle di lei spinte.

“Non dirmi di calmarmi”, ruggì furiosa continuando a spingerlo, “tu non mi conosci.”

Quando furono abbastanza lontani da Maya, Liut si bloccò per afferrarle i polsi con decisione e fissarla negli occhi con sfida. “Brucia sentirsi giudicare, vero?”

“Non essere spietato, ora” replicò fissandolo negli occhi.

Quella fu la prima volta in cui si scambiarono uno sguardo così intenso.

“Sono solo onesto” mantenne il contatto visivo, ma l’acidità nel tono scemò senza poterlo evitare.

“Perché non mi tratti come fai con Maya?”

“L’ho sempre fatto.”

“No, non lo fai più” chiarì abbassando la voce.

Liut avrebbe voluto mantenere la parvenza dell’uomo cinico e distaccato ma, averla così vicino mentre si mostrava vulnerabile, non lo stava aiutando per niente.

“Cosa te ne importa?” riuscì a trovare la voce ed essa riuscì a superare il battito sfrenato dei loro cuori.

Non era chiaro a nessuno dei due cosa stesse succedendo, tuttavia, erano entrambi consapevoli che qualcosa fosse.

*****

“Cosa sta succedendo laggiù?” domandò Erik alle spalle di Maya facendola sussultare, ma si animò in fretta.

“Non ne sono molto convinta”, mormorò senza voltarsi a guardarlo, “ma credo che finalmente si stiano conoscendo.”

“Si conoscono da quando sono nati” borbottò il guerriero affiancandola.

“Forse”, sorrise, “ma quello” precisò indicando la coppia ferma occhi negli occhi, “penso sia un altro tipo di conoscenza.”

“Ti sei ripresa?” le domandò prestandole maggiore attenzione. Si era ripromesso di starle lontano, eppure, non appena aveva riconosciuto la sua chioma rossa non aveva potuto frenarsi.

“Abbastanza” rispose costringendosi a guardarlo e, non appena incrociò il verde delle sue iridi, ricordò sprazzi di conversazione talmente assurdi, da non sapere quanto fossero reali.

“Non dovresti bere così tanto” l’ammonì tornando a osservare la sorella, perché non riusciva a guardare quel viso da così vicino senza desiderare di toccarlo.

“Lo so”, ammise studiandone il profilo, “scusami per ieri, devo essere stata pessima.”

“No, non pessima, solo chiacchierona.”

“Almeno io posso dare la colpa all’alcool” replicò mordendosi poi la lingua.

“Perché dici così?” la interrogò tornando a guardarla, cercando in quegli occhi un cenno sulla di lei memoria.

Ricorda. Comprese, sia dal rossore che le aveva colorato le gote sia dagli occhi sfuggenti. Non era mai scappata da un confronto prima di quel momento.

“Era per dire” mormorò guardando l’amica che stava tornando. In cuor suo sperò che facesse in fretta, perché non era sicura di voler affrontare quel discorso con lui, soprattutto dopo aver saputo che aveva raggiunto la sua amichetta. Al solo ripensarci le si attorcigliò lo stomaco facendole salire la bile alla bocca.

E ha anche avuto il coraggio di dire che mi voleva! Rimuginò mentalmente, pronta a esplodere alla prima parola carina.

“Non ne sono così sicuro.”

“Non capisco cosa vuoi sentirti dire” borbottò guardando Helka e, facendole il cenno di affrettarsi, si mosse per raggiungerla.

“Dove vai?” la bloccò afferrandola per la mano. “Stiamo parlando.”

Con un notevole sforzo Maya sollevò lo sguardo per puntarlo in quello di lui. “Non voglio parlarne.”

“Allora ricordi?” domandò diretto.

“Cosa ricordi?” si intromise la biondina con un mezzo sorriso sulle labbra.

“Il motivo per cui non devo più bere” sospirò la rossa scivolando dalla presa dell’uomo che, con l’arrivo della sorella, si era allentata.

“Ah, sono sicura che non berrai mai più così” aggiunse l’amica ridendo, “cosa dici, rientriamo?”

“Sì, te ne sarei grata”, mormorò dando le spalle al guerriero prima di aggiungere, “ci vediamo dentro.”

“Non verrò” replicò con voce seria, quasi fosse infastidito e, con ogni probabilità, era irritato con la sorella per essere arrivata proprio nel momento meno opportuno.

“Dove vai?” domandò Helka, precedendo persino la curiosità di Maya.

“Ho da fare” borbottò scontroso e, voltandosi, si allontanò dalle giovani, mentre la sua mente imprecava per non essere stato salvato.

Sapeva che Maya ricordava la sua confessione ma, purtroppo, ignorava la di lei idea in merito e, quella, era una vera complicazione.

Mentre il guerriero svaniva oltre la palizzata, le due ragazze rientravano in casa per approntare il pasto. Attività impegnativa, che però non ebbe modo di calmare i pensieri sconclusionati e ansiosi della giovane Maya, che si accusò mentalmente diverse volte domandandosi:

Perché non ho finto di non ricordare?

Carissimi, cosa pensate si siano detti Liut ed Helka mentre spiavamo Maya ed Erik?
Come andrà tra Erik e Maya?
Fatemi sapere la vostra idea 🤣

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Mi sembra di avervi detto tutto, quindi, alla prossima!🤣

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Cuore vichingo: capitolo 12

Quando i due giunsero all’esterno della dimora, una lieve brezza li travolse facendo vacillare la giovane dall’equilibrio instabile.

“Dovresti stare attenta!” la informò Erik sostenendola per la vita, soffiandole alla base del collo quelle poche parole e incendiando all’istante i di lei sensi.

“So stare in piedi da sola!” ruggì, scivolando con fatica da quella presa. “Non ho bisogno del tuo aiuto” soffiò i capelli finiti sul volto prima di fissarlo torva.

Era arrabbiata con se stessa e con le irragionevoli reazioni del proprio corpo, ciò nonostante, era irritata anche con la sua spavalda sicurezza.

“Si può sapere perché mi eviti?” le domandò diretto, incapace di sostenere quel comportamento senza mostrarsi pazzo.

“Si può sapere perché mi cerchi?” replicò con una domanda, modellando il viso con un ghigno furbo.

Erik la fissò per un lungo momento mentre cercava una risposta plausibile al proprio assurdo bisogno ma, non trovandone una neutra da darle, attese un po’ più del consueto e lei ne approfittò per gongolare di vittoria.

“Bene”, rise trionfante, “visto che non hai niente da dirmi, rientro.”

“Non ti muovere” le intimò afferrandola nuovamente per il polso.

“Cosa vuoi, Erik?” domandò stremata, nella speranza che quel tono risultasse più infastidito che stuzzicato.

“Te”, ammise sincero, facendo scivolare la mano dal polso a quella di lei, “voglio te.”

Al suono di quelle parole ella scoppiò in una sgraziata risata.

“Lo trovi divertente?”domandò offeso e confuso allo stesso tempo.

“Un po’”, ammise asciugando una lacrima sfuggita agli occhi, mentre singhiozzava dal ridere, “un po’.”

“Posso saperne la ragione?”

“Ridicolo…” soffiò quell’unica parola incapace di spiegarsi meglio.

“Credo tu mi stia offendendo, Maya. Posso accettare un tuo disinteresse, ma non tollero un tale affronto alla mia persona.”

Il tono di Erik suonò talmente profondo da riuscire a scalfire l’ilarità ebbra della ragazza, che all’istante divenne seria.

“Non ti sto offendendo”, mormorò con lieve imbarazzo, maledicendosi per aver bevuto così tanto, proprio il giorno in cui lui si era deciso ad affrontare un tale argomento. “Non lo farei mai.”

“Sembrava il contrario.”

“Ho bevuto troppo” si mortificò abbassando lo sguardo. Con un movimento goffo fissò una ciocca di capelli dietro l’orecchio prima di aggiungere, “Sono confusa. Perdonami. Non sono in grado di…”

“Non è una novità che tu non regga l’alcool, mi spieghi perché hai esagerato?” le domandò ammorbidendo il tono.

“A causa tua” sospirò sempre a occhi bassi.

“Non mi sembra di averti obbligata a bere” replicò tranquillo, avvicinandosi il giusto per sollevarle il mento e guardarla negli occhi. Solo in quel istante si rese conto che il consueto caldo tramonto presente nelle sue iridi era svanito per lasciare il posto a un cielo carico di nubi.

“Non l’hai fatto” confessò spostando gli occhi sulle costruzioni alle di lui spalle, “ma ne ho sentito il bisogno.”

“Hai sentito il bisogno di stordirti?” la interrogò corrugando la fronte e non capendo il nesso.

Maya annuì sulle sue mani. Una parte di lei la invitava a restare in silenzio e a lasciare che pensasse quello che più gli era congeniale, l’altra, invece, si sentiva quasi obbligata a giustificarsi, affinché lui capisse che per lei era importante e che per nessuna ragione al mondo avrebbe mai potuto burlarsi di lui.

Il guerriero rimase per un lungo momento in silenzio a studiarne i lineamenti del volto. Aveva sempre saputo che fosse una giovane graziosa ma, in quel momento, comprese quanto in realtà si sbagliasse. Maya era un vero e proprio incanto, una bellezza unica e incomparabile. Con i lunghi capelli ramati e gli occhi scuri incarnava l’esatto opposto della bellezza norrena, eppure, non c’era uomo che non la trovasse assolutamente affascinante. La pelle d’avorio poi, era talmente chiara e priva di imperfezioni da risplendere al chiarore della Luna e le labbra carnose e naturalmente rosse completavano la di lei bellezza.

Quasi scottato dal solo sguardo lo spostò nuovamente agli occhi. “Ti porto a casa” parlò sciogliendo il contatto e ritrovando una lucida compostezza.

“Non serve, posso sola.”

“Ti porto a casa”, ripeté prendendole la mano, “non discutere.”

Il tempo per Erik di rientrare, prendere i mantelli e partirono.

“Sei prepotente” borbottò poco dopo Maya, incespicando nei suoi stessi passi.

“Preoccupato, semmai” replicò afferrandola per la vita e la sostenne durante tutto il tragitto.

Tenendola stretta al suo fianco, si rese subito conto di quanto fosse leggera e morbida, divagò per alcuni istanti immaginandola priva d’indumenti, ma ritornò al presente quando sentì la sua fronte appoggiarsi sulla spalla. Con il passare del tempo gli effetti dell’alcool erano diventati più potenti e lei era molto meno lucida e stabile, così finì con il chiedersi se l’indomani si sarebbe ricordata di tutta la loro discussione.

“Mi dispiace” mormorò la rossa perdendo completamente il controllo del proprio corpo.

Senza alcuna difficoltà Erik la prese tra le braccia e la portò a casa dove la sdraiò sul proprio giaciglio e la osservò ancora, incapace di credere a quanto fosse stato folle a cedere al bramosia. Con il petto gonfio di oppressione, ringraziò gli Dei che fosse ubriaca e, promise a se stesso, che non avrebbe mai più commesso quell’errore.

Maya era una ragazza innocente che non meritava di finire nelle sue mire licenziose, non le meritava e, quindi, non avrebbe permesso che accadesse.

OMG! Maya ha sbagliato proprio serata per ubriacarsi 😀
Pensate che Erik resisterà? Maya dimenticherà la sua dichiarazione?

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Cuore vichingo: capitolo 11

I festeggiamenti stavano procedendo nel migliore dei modi. L’idromiele e la birra continuavano a fluire nei corni alzati, infondendo coraggio e una buona dose di indecenza.

Non era strano che i banchetti sfociassero in baldoria pertanto, non vi era alcuno disturbato da tanto dissoluto baccano, ma qualcuno di infastidito c’era, anche se le motivazioni erano differenti.

“Voglio andare a casa”, piagnucolò Helka guardando l’amica seduta al suo fianco, “non mi sto divertendo.”

“Solo perché continui a oziare su questa panca”, reagì tranquilla, “vai in giro. Parla con qualcuno. Bevi” suggerì, mandando giù un po’ di idromiele.

Non amava particolarmente le bevande alcoliche e, invéro, non le reggeva neanche tanto bene ma, quella sera, aveva la necessità di stordire i sensi al fine di non pensare.

Non voleva assolutamente ricordare la spossatezza e il calore provato quando Erik le si era avvicinato poco prima, guardandola negli occhi e dichiarandole con quello sguardo un attacco dritto al cuore.

“Forse dovrei bere dal tuo corno”, ipotizzò togliendoglielo dalle mani, “si può sapere perché stai bevendo così tanto?”

“Devo dimenticare” confessò d’istinto.

“Cosa?” la incalzò l’amica tutta a un tratto interessata.

“Nulla” riuscì a ragionare.

“Ti ho vista uscire mano nella mano con Liut”, ammise la bionda prima di guardarla negli occhi, “vuoi dirmi qualcosa?”

“Non è come pensi. Siamo amici.”

“Non si direbbe.”

“Cosa vai farneticando, Helka, lo sai che siamo amici” ripeté corrugando la fronte.

“Allora, spiegami perché sei rientrata sconvolta?”

“Non sono sconvolta e lui non centra.”

“Da quando hai segreti con me?” la interrogò posando il corno.

“Non ho segreti” alitò passandosi una mano tra i capelli ramati.

“Provi qualcosa per Liut?” continuò Helka con interesse. “Se così fosse dovresti dirlo. Magari Alrik accetterebbe…”

Maya la interruppe con uno scoppiò di risa.

“Ora perché ridi?”

“Sorella, sei forse impazzita?” domandò scuotendo il capo a destra e sinistra per scrutarla meglio. “Dimentichi che Liut è un Jarl” concluse sorridendo, come se quell’ultima affermazione dovesse spiegare tutto.

“Ciò non toglie che Alrik lo voglia far sposare con me, che come ben sai non lo sono” le fece notare tranquilla, “quindi, se tu volessi.”

“Non voglio”, la interruppe seria, “sono affezionata a Liut, ma lui è solo un amico. Non provo niente di diverso per lui.”

“Così mi ferisci!” sentirono alle loro spalle.

Il tono era divertito e non ferito così Maya si sentì libera di sorridergli. “Lo so, ma in fondo anche tu non mi vuoi in quel modo.”

“Vero” confermò sedendosi in mezzo alle due ragazze, prima di voltarsi a guardare Helka negli occhi. “Dobbiamo parlare.”

“Di cosa?” gli domandò la bionda con soggezione, mordendosi l’interno della guancia per scacciare l’imbarazzo.

In passato aveva parlato spesso con Liut, ma quella fu la prima volta in cui lui pretese un confronto.

“Di noi.”

“Non c’è nessun noi” contestò seria e lui rise di ironia.

“Solo perché non ho voluto” chiarì sostenendo lo sguardo della bionda e pertanto non poté evitare di notare come quella consapevolezza avesse scurito il verde delle sue iridi. Gli dispiacque, ma non modificò il tono, perché sapeva bene cosa pensasse di lui ed era fermamente intenzionato a dimostrarle quanto si sbagliasse.

“Non hai voluto?” replicò confusa.

“Esatto”, confermò con decisione, “l’idea è stata di Alrik, non mia. Io non ti avrei mai scelta, come tu non avresti mai scelto me.”

Helka arrossì di vergogna, se quel rossore fosse dovuto al rifiuto o al fatto di essere stata scoperta non le era chiaro, ma ugualmente abbassò lo sguardo sulla terra battuta e rimase in silenzio.

“Io devo andare” s’intromise Maya alzandosi per evitare di ascoltare quel discorso e, senza attendere alcun cenno, scivolò via.

In realtà nessuno dei due osò muoversi.

“Sei stranamente silenziosa”, constatò Liut continuando a guardarla, “questa consapevolezza, unita allo scampato pericolo, dovrebbe renderti felice. Perché non lo sei?” andò dritto al punto.

“Tu, invece, sei stranamente loquace” ribatté, evitando di rispondere. Anche perché non aveva idea di cosa dire.

“Questo sono io, Helka.”

“Non il Liut che conosco”, contestò tornando a guardarlo negli occhi, “non ti ho mai sentito parlare in questo modo.”

“Forse non mi hai mai ascoltato.”

“Perché ti rivolgi a me così?” gli domandò, colpita dalla sua freddezza.

“Credevo ti piacesse” replicò con un’alzata di spalle.

“A nessuna donna piace essere trattata male” replicò incrociando le braccia al petto.

“Sei sicura?” la canzonò con un ghigno sfrontato. “A me risulta che corri dietro ai giovani più rozzi del villaggio e lasci che si approfittino della tua infatuazione.”

“Chi…” fece per rispondere, ma si zittì sconfitta. Era vero e non poteva ribattere in alcun modo.

I due rimasero in silenzio per un lungo momento, occhi negli occhi, studiando lo sguardo dell’altro e cercando di trarre una verità da esso.

“Perché mi hai detto quelle cose?” domandò Helka interrompendo il silenzio. Sentendosi mortificata, nonostante non gli avesse mai dato importanza.

“Perché dovevo farlo.”

“Che risposta è mai questa!” reagì, sollevando gli occhi al cielo.

“Vedi, Alrik non ha cambiato idea su di noi, ha solo deciso di posticipare l’annuncio, quindi, era mia intenzione farti sapere come la penso.”

“O meglio, cosa pensi di me” gli suggerì seccata. Infastidita dal fatto che non la volesse e che la ritenesse una sciocca dall’indole disinvolta.

“Anche, ma non solo. La verità è che desideravo dimostrarti che non sono il ragazzino senza polso che credi. Non ho bisogno di un invito per parlarti e se fino a oggi mi sono mostrato gentile, è stato solo per rispetto non per timidezza.”

“È un tuo pensiero, non mio” tentò di difendersi.

“Non sono uno stupido, Helka e questa è l’unica dote che mi viene riconosciuta, quindi, non trattarmi come tale. Credi che non ti abbia mai sentita parlare con le tue amiche di me? Oppure, che non abbia mai notato l’espressione di sufficienza con la quale mi accoglievi se c’erano i bifolchi al tuo fianco?”

“Io…” provò a giustificarsi, ma le parole fuggirono dalla sua mente, perché intrisa di troppi sensi di colpa.

“Non cercare altre scuse” riprese il giovane con voce secca. Nonostante non fosse il suo modo di porsi abituale, in quel frangente lo ritenne assolutamente necessario. “Quello che mi preme chiarire, è che non tollererò altri atteggiamenti irrispettosi, quindi, regolati di conseguenza” concluse sprezzante, prima di alzarsi e di andare via.

La lasciò da sola a riflettere, affinché facesse un po’ di chiarezza nel turbinio dei propri pensieri.

Poco distante, appoggiata con la schiena sulla parete di legno vi era Maya, con un corno alle labbra e gli occhi puntati sulla coppia di amici.

“Cosa fai? Non lo rincorri?” le domandò Erik posizionandosi al suo fianco.

La rossa spostò lo sguardo da Helka, ormai sola, a lui con una sorta di confusione, che si dipanò non appena lo fissò negli occhi.

“No. Credo che questa volta sia tua sorella ad avere bisogno di me.”

“Perché?” la interrogò guardando Helka e scorgendone la postura abbattuta aggiunse, “cosa le ha fatto?”

“Nulla. Le ha solo detto ciò che pensa.”

“Le ha detto che non vuole sposarla?”

“Sì”, confermò Maya bagnandosi le labbra con il liquido dolce, “ma credo gli abbia detto anche altro.”

“Per esempio?” la incalzò curioso.

“Chiedilo a lui e lasciami in pace!” reagì brusca, allontanandosi.

Lui era troppo vicino e la mente stordita dall’alcool non lo era abbastanza per ignorarlo. Sentiva il suo profumo invaderle i polmoni, percepiva il calore del suo respiro sfiorarle la pelle e mandare in confusione ogni buon pensiero.

La parte istintiva, quella che si ostinava a relegare, non desiderava altro che annullasse quell’esigua distanza con una stretta capace di bloccare il  respiro.

“Dove stai andando?” la fermò, afferrandole la mano per trattenerla.

“Non sono affari che ti riguardano, Erik” replicò fissando il punto d’incontro tra i loro corpi dal quale sentiva irradiarsi un potente calore e, istintivamente, si umettò le labbra mentre tornava a guardarlo negli occhi.

“Per gli Dei!” mormorò sostenendo lo sguardo e ritrovandosi nuovamente inghiottito dalla tonalità calda dei suoi occhi. Nonostante fosse in mezzo ad altre persone, percepì ancora quell’energia alla bocca dello stomaco difficile da gestire e per un solo momento si sentì completamente stordito.

“Lasciami andare” sussurrò la rossa con poca convinzione, sostenendo lo sguardo e mordendosi l’interno del labbro per scaricare la tensione.

“Non posso.”

“Sì che puoi” replicò Maya, senza nemmeno tentare di allontanarsi. Non ci riusciva. Sembrava che ogni parte del suo corpo volesse stare con lui.

“Allora, diciamo che non ci riesco” aggiunse accorciando le distanze.

“Cosa fai?” inquisì la giovane spalancando gli occhi, mentre l’eccitazione e l’aspettativa si impadronivano di lei.

“Vieni con me?”

“Dove?”

“Fuori.”

“Perché?”

“Ho bisogno di parlarti” ammise, sconvolto dai suoi stessi pensieri.

“Puoi farlo anche qui” replicò d’istinto, spaventata dall’idea di ritrovarsi sola con lui e di non riuscire a frenarsi.

“Maya, ti prego” si ritrovò a supplicare come non aveva mai fatto, ma sentiva il bisogno di stare solo con lei, ne aveva necessità quasi fosse diventata il suo ossigeno.

“No.”

“Maledizione! Puoi almeno per una volta stare zitta e venire con me?” chiese con frustrazione, sperando con tutto il cuore che non si rifiutasse ancora.

Che idea vi siete fatta su Liut? Helka? Maya? Erik?
C’è già un personaggio preferito?
Alla prossima!

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