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Cuore vichingo: capitolo 16

Il rientro in casa di Maya fu frettoloso e si rese conto di aver corso lungo tutto il tragitto solo quando richiuse la porta e si appoggiò a essa, esausta.

“Da chi stai scappando?” si sentì chiedere da una Helka divertita che, silenziosa, era emersa dalla parte buia della dimora.

Maya sussultò portandosi una mano sul cuore.

“Cosa ci fai qui?” reagì con tono brusco.

“Ci vivo”, rispose l’altra con un sorriso appena accennato, “cosa succede?” inquisì, fermandosi a un passo da lei.

“Niente.”

Con un movimento rapido si staccò dalla porta per togliersi il mantello e perdersi nelle incombenze domestiche.

“Perché sfuggi al mio sguardo?” incalzò la bionda seguendola come un’ombra.

“Non sto fuggendo” mentì trafficando con una bacinella senza una vera ragione.

Helka le afferrò un polso per fermarla. “Non c’è niente da fare, ora”, chiarì senza mutare l’espressione, “mi dici cosa succede?”

“Non mi va di parlarne” ammise lasciando la presa sulla conca, ma senza smettere di guardarla.

“Spiegami. Ora ci sono dei segreti tra noi?” domandò la bionda continuando a scrutarle il profilo in cerca di qualche segnale di chiarimento.

“No”, alitò Maya volgendosi a guardarla, “ma in questo momento non saprei cosa dirti. Ho bisogno di rifletterci su.”

“Dimmi solo se è grave?” seguitò l’amica con apprensione.

“No”, rispose abbozzando un sorriso per tranquillizzarla, “non è grave, è solo strano.”

“D’accordo”, annuì Helka per dare incisività alla propria tolleranza, “ma promettimi, che me ne parlerai non appena sarai pronta.”

“Sarai la prima a cui lo dirò” confermò e sorrise.

Sul volto dell’amica ricomparve l’espressione solare con la quale l’aveva accolta e non poté evitare di chiederle il motivo.

“Niente”, negò malamente, “perché pensi che mi sia accaduto qualcosa?”

“I tuoi occhi”, spiegò Maya con tranquillità, “sono talmente luminosi da accecarmi.”

“Sciocchezze!” minimizzò l’altra arrossendo lievemente.

In realtà era rientrata in casa subito dopo l’incontro inatteso proprio per raccontarle i dettagli, ma non desiderava aumentare la di lei confusione con i propri accadimenti.

“Forza, sono pronta all’ascolto”, replicò la rossa andando a posizionarsi sul giaciglio dell’amica, “lo vedo che muori dalla voglia di dirmelo. Avanti” la sollecitò, accompagnando quell’ultima parola con un gesto della mano.

“Sicura?” titubò l’altra, prendendo posto al suo fianco.

“Sicurissima.”

“D’accordo, ma garantiscimi che non parlerai prima che io abbia finito” pretese con una morsa allo stomaco. Quello che stava per dire era talmente assurdo da risultare bizzarro anche alle proprie orecchie.

“Sentiamo la tanto scottante rivelazione” scherzò la rossa, fiduciosa che riguardasse Liut e il loro incontro mattutino. A causa della distanza non aveva avuto modo di sentire cosa si dicessero, ma aveva potuto scorgere persino da lontano l’intimità dello sguardo.

Sarebbe stato meraviglioso se i suoi più cari amici avessero trovato finalmente un’intesa e pregò intimamente che si trattasse di quello.

“Poco fa sono andata al pozzo per prendere l’acqua e Drag mi ha fermata.”

“Quel Drag?” cercò conferma l’altra, percependo una nota di delusione inondarle la bocca.

“Sì” annuì sorridendo.

“E?” la incalzò accompagnando la domanda con entrambe le palme rivolte al cielo. “Mi hai chiesto di non interromperti, ma…”

“Sì, aspetta”, la interruppe, “sto cercando il modo migliore per dirlo.”

“Lo sai che questa premessa non preannuncia nulla di buono?”

Helka si morse il labbro inferiore con evidente disagio e quella sorta di imbarazzo era monito di catastrofe.

“Cosa voleva?” seguitò la rossa mettendosi rigida al suo cospetto. Drag non le era mai piaciuto e, nonostante l’amica stravedesse per lui, non ne aveva mai fatto mistero.

“Mi ha chiesto di raggiungerlo alla taverna.”

“Tutto qui? Ti ha fermata e ti ha detto raggiungimi alla taverna?”

“No”, rise impacciata, “mi ha prima salutata e poi mi ha detto di raggiungerlo perché desidera parlarmi.”

“Non poteva farlo al pozzo?” ruggì Maya fin troppo infastidita. “Non lo sa, che con Erik in casa non puoi fare quello che vuoi?”

“Sì, lo sa, ma…”

“Ma non gli interessa” la interruppe brusca.

“Ma“, riprese la bionda come se l’amica non avesse parlato, “avevo pensato di dirglielo e andarci con lui per evitare problemi.”

“Erik non ti farà da sorvegliante” troncò ogni entusiasmo.

“So anche questo”, sorrise in modo sbarazzino, “per questo mi serve che venga anche tu.”

“Per fare cosa?”

“Per tenerlo impegnato”, spiegò l’ovvio con un sorriso sfrontato, “se la organizzassimo come un’uscita di famiglia non avrà motivo per dire di no.”

“Pessima idea!”

“Io la trovo grandiosa.”

“Cosa trovi grandiosa, sorella?” domandò Erik proprio in quel momento.

“Pensavo di trascorrere la serata tutti insieme al corno d’avorio.”

“Non credi che Maya abbia bevuto abbastanza fino al resto della sua vita?”

“Può limitarsi” ipotizzò guardando l’amica e cercando supporto.

“Sì, posso trattenermi” confermò per farle un favore.

“Pensi di riuscirci?” parlò direttamente con lei e fu costretta a guardarlo e a percepire quel calore soffuso che le incendiava le viscere ogni volta che ne incrociava lo sguardo.

“Sì, ho scoperto di essere brava a trattenermi” dichiarò, con un messaggio sottinteso che consciamente non avrebbe mai voluto dire, ma che inconsciamente desiderava gridarlo al mondo.

“Davvero?”

La domanda suonò ironica e, il sopracciglio inarcato, chiaro emblema di scetticismo, gli conferì il giusto calibro di accattivante derisione.

“Sì” ripeté continuando a guardarlo negli occhi.

“Bene, allora. Andremo.”

“Non hai impegni questa sera?” curiosò Maya non riuscendo a trattenersi. Una parte di lei era felice di trascorrere altro tempo con lui, ma l’altra temeva di fallire miseramente nel suo proposito.

“Sì, ce l’ho con voi” confermò accennando un sorriso. “Vado a prepararmi. A dopo.”

“Non mangi con noi?” lo bloccò Helka sull’uscio, sorpresa e sollevata dalla sua accondiscendenza.

“Sì, vado e torno” rispose uscendo e portandosi via il profumo del mare.

“Evviva, ha acconsentito!” trillò allegra Helka quando furono sole.

“Evviva!” ripeté Maya con meno entusiasmo, preoccupata, invéro, di non riuscire a trattenere un bel niente.

*** Mio spazietto***

Per chi non lo ricordasse, Drag è la cotta di Helka ed è anche uno dei bifolchi. 😀

Cosa combinerà la biondina? Cosa voleste che succedesse?

Per quanto riguarda la nostra coppia scoppiata, avete previsioni?  Ditemi la vostra. 😀

Alla prossima!

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Cuore vichingo: capitolo 15

Il tempo, per Erik, parve fermarsi in quel preciso istante. Si era imposto di starle lontano per tutto il giorno con la speranza di relegare in un angolo sperduto della coscienza lo scambio di quel mattino che, impietoso, aveva rimarcato quanto accaduto la sera precedente, ma la testarda Maya aveva ancora una volta stravolto i suoi piani.

Se ne stava ferma dinanzi a lui con lo sguardo deciso e gli occhi fissi nei suoi, determinata e bella come solo lei sapeva essere.

“Non ho tempo, adesso” la liquidò con freddezza, superandola per evitare il confronto.

“Solo pochi attimi”, replicò la giovane piroettando su se stessa per ammirarlo di spalle, “me lo devi.”

“Non ti devo nulla”, gracchiò con voce rauca, “ero intenzionato a parlare con te questa mattina, ma mi hai ignorato, ora è il mio turno.”

“Cosa pretendevi che facessi?” reagì a tono, rimarcando poi un pensiero non proprio suo. “Volevi che informassi Helka della tua inopportuna confessione?”

“Inopportuna?” ripeté il guerriero volgendosi a guardarla. Aveva un sopracciglio inarcato e un sorriso ironico sulle labbra. “Ora vorresti farmi credere che le mie parole ti abbiano infastidita?” contrattaccò diretto e curioso.

“No.”

“No, cosa?” incalzò l’uomo prestandole tutta la sua attenzione.

La giovane non rispose e lui seguitò a parlare, “Comunque, credo sia meglio fingere che non sia successo.”

“Sì, credo anche io che sia meglio.”

“Bene” ruggì furioso, nonostante la proposta fosse stata sua, non gli andava bene quella conclusione. Il suo istinto lo spingeva in tutt’altra direzione. Con un notevole sforzo si mosse per allontanarsi, ma Maya lo fermò ancora.

“Tuttavia”, parlò con voce chiara, “ho bisogno di sapere se quelle parole fossero frutto dell’idromiele.”

Erik tornò a guardarla negli occhi e, nonostante la mente gli suggerisse di assentire, il cuore lo obbligava a essere sincero. “No, erano sentite” confessò, rimanendo con lo sguardo fisso in quello tramonto di lei, “non posso negarlo.”

“È per il mio aspetto, vedrai che passerà” minimizzò stringendosi nelle spalle, mentre un nodo d’amarezza le si formava in gola.

“Ne dubito.”

“Non mi trovi bella?” ribatté d’impulso, mostrando tutta la propria confusione mista a delusione.

Una risata potente uscì dalle labbra dell’uomo a quella reazione. “Oh, Maya, ti assicuro che in quanto a bellezza tu non hai rivali ma, in realtà, non è solo il tuo aspetto ad attrarmi. La verità è che la complessità del tuo carattere mi intriga. Sei forte, determinata e molto testarda, ma allo stesso tempo sei buona, gentile e onesta. Giuro che non credevo possibile che tante doti potessero appartenere a una sola donna.”

Un sorriso spontaneo spuntò sulle labbra della giovane e non poté evitarlo. Si morse il labbro inferiore con velata timidezza ma non abbassò lo sguardo. Rimase immersa in quelle pozze verdi, annegando e riemergendo a ogni respiro. Poi un pensiero le mutò l’umore. “Tuttavia, sei andato ugualmente dal tuo impegno, questa notte.”

“Se per impegno intendi la mia nave, sì, sono stato molto occupato questa notte” spiegò con una nota di divertimento.  Aveva percepito del fastidio in quell’ultima frase e il suo cuore gli suggeriva che fosse gelosia.

“Ah” mormorò non sapendo cosa aggiungere. Quando si fu ripresa dall’imbarazzo, troncò ogni possibilità d’esposizione.

“Bene, ora possiamo anche fingere che non sia successo” fece un passo per andarsene ma Erik la fermò.

“Ehi, dove pensi di andare? Mi devi una risposta.”

“A quale domanda?” replicò deglutendo l’emozione. Se glielo avesse chiesto sarebbe stata sincera, glielo doveva.

“Posso sapere cosa pensi di me?” domandò, ponendole una domanda che le aveva già fatto, ma che quella sera pretendeva tutt’altra risposta.

“Lo sai.”

“No, non lo so” contestò avvicinandosi di un passo.

“Sì, che lo sai” ripeté la rossa abbassando lo sguardo sui di lui stivali.

“So quello che provava la piccola Maya, ma ignoro quello che prova la donna che mi è davanti adesso.”

La giovane tornò a guardarlo negli occhi al fine di dare maggiore sincerità alle sue parole, “Sono cambiata nell’aspetto, mi sarò indurita nel carattere, ma i miei sentimenti sono quelli di allora.”

Un sorriso spontaneo comparve sul volto dell’uomo e lei gliene restituì uno altrettanto naturale.

“Bene, ora possiamo anche fingere di non esserci detti nulla”, dichiarò Erik continuando a guardare quelle iridi calde e comprensive, “in tal modo potrai andare avanti con i tuoi progetti.”

“E tu con i tuoi” si accodò la ragazza, sentendosi vittima di quelle parole. Come avrebbe fatto a fingere di non sapere?

“È la decisione migliore” rincarò Erik, ma quelle parole furono più per se stesso che per lei.

“Lo so”, concordò, “io non sono degna di te.”

“Non dire sciocchezze, Maya, è l’esatto opposto” precisò il guerriero continuando a guardarla negli occhi.

“Certo” ribatté diffidente.

“Maya, devi credermi, non sei tu il problema”, sottolineò lui afferrandola per le spalle con un tocco gentile ma deciso, “sono io che non sono adatto per una famiglia.”

Lei lo guardò senza ribattere, cercando in quelle iridi un segno di inganno che però non vide.

“Allora rimaniamo fratelli!” Ironizzò per smorzare la tensione.

Lui annuì non del tutto convinto e si allontanò da lei con lunghe falcate perché, nonostante la ragione sì complimentasse con lui per come aveva agito, l’istinto lo incitava a tornare indietro e a stringerla tra le braccia.

Mentre rientrava sul drakkar, dal quale era sceso per una ragione che in quel momento non gli sovvenne, si maledì per essere stato tanto folle dal dichiararsi. Perché le motivazioni chiare alla mente non sempre giungono al cuore e, un cuore sfiorato dal sentimento puro, non è mai in grado di dimenticare.

Carissimi guerrieri e guerriere dove siete finiti? Questo capitolo esige commenti. Cosa ne pensate di questi due? Vi aspettavate un dialogo del genere?
Alla prossima con data da definirsi 😉

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Cuore vichingo: capitolo 14

La giornata era trascorsa talmente rapida, che la giovane Maya non aveva neanche avuto il tempo di chiedersi dove fosse finito Erik o, ancor più sinceramente, di capire se realmente avesse raggiunto quell’altra.

Le riusciva difficile persino chiamarla per nome nonostante non avesse alcuna colpa. Era solo una donna libera che aveva deciso di vivere in maniera indipendente, dunque, il perché la infastidisse tanto non le era chiaro.

Invece lo sai bene perché la detesti! Si contraddisse mentalmente, mentre scrutava gli uomini sull’arenile impegnati a sistemare le imbarcazioni per la pesca.

Frustrata dalla piega dei suoi pensieri iniziò a mordersi il labbro con un movimento ansioso e ripetitivo che riuscì a sollevarle una pellicina.

“Maledizione!” imprecò con malagrazia quando strappò la parte.

“Cosa succede?” sentì chiedere alle sue spalle, ma la voce era talmente familiare che non le servì voltarsi per riconoscere a chi appartenesse.

“Mi sono fatta male al labbro”, confessò guardandola da sopra una spalla senza accennare ad alzarsi, “cosa ti porta fin qui?”

“Ti stavo cercando”, ammise sedendosi al suo fianco, “mi sono giunte notizie allarmanti, Maya, dicono che ieri hai bevuto tanto da stordirti. Vuoi dirmi il motivo?”

“Non mi va di parlarne, Kadlin” troncò ogni tentativo spostando lo sguardo sul mare.

“Se non vuoi parlarne significa che si tratta di un uomo” ipotizzò studiandone il profilo.

La conosceva da quando era una bambina. Avevano affrontato la presa di Helgö, il lutto e la difficoltosa ripresa. Si erano sostenute a vicenda attraverso il legame invisibile dei sopravvissuti e, nonostante la maggiore avesse un marito, dei figli e una vita di tutto rispetto, non aveva mai dimenticato le sue origini.

La più giovane scosse la testa come diniego senza però guardarla, chiaro segno che stesse mentendo.

“Io credo che si tratti di Liut”, insisté senza scoraggiarsi, “so quanto tu gli sia affezionata.”

“Affezionata, hai detto bene” precisò guardandola.

“Quindi, non è un problema per te che debba sposarsi con Helka?”

“No. Se non lo è per loro non lo è per me.”

“Allora mi spieghi cosa succede?”

“Non succede nulla” sbuffò riprendendo a mordersi il labbro per non ammettere la natura del proprio malumore. In realtà non sapeva neanche come giustificarlo.

“Perché non ne vuoi parlare?” la incalzò ancora, incurante della di lei reticenza.

“Perché non ha importanza, Kadlin. È una sciocchezza che passerà.”

“Parlamene”, seguitò la donna con gentilezza, “forse facendolo ti sentirai meglio ed eviterai di distruggerti il labbro” concluse sorridendo.

Gli occhi color tramonto di Maya scintillarono di ironia e alla fine la ragazza si ritrovò a confessare sottovoce: “Si tratta di Erik.”

Kadlin rise. “Rivederlo ha risvegliato il tuo antico amore” ironizzò tranquilla e sollevata dal fatto che alla fine avesse deciso di confidarsi.

“Non è divertente”, borbottò la rossa guardandola torva, “e poi non sono solo io quella infatuata.”

“In che senso?” reagì la bionda mettendosi rigida al suo fianco.

“Ha detto di volermi.”

“In che senso?” ripeté la donna con vivo interesse. Quella confessione era ben lontana da qualsiasi ipotesi prevista.

“Se lo sapessi non starei così”ammise l’altra coprendosi il volto con le mani.

“Puoi spiegarti meglio”, la invitò Kadlin con gentilezza, “puoi dirmi quando te lo ha detto?”

“Ieri sera alla festa.”

“Sei sicura?” s’informò Kadlin dubbiosa. “Eri ebbra, forse hai travisato le sue parole.”

“Non credere che non lo abbia supposto”, reagì scontrosa, “è tutto il giorno che non faccio altro che convincermi di aver frainteso ma…” si interruppe con l’intenzione di non continuare.

Forse, se avesse finto che non fosse successo, alla fine sarebbe diventata una di quelle frasi ambigue di dubbia veridicità.

“Ma?” la incalzò l’altra, curiosa e interessata al tempo stesso.

Conosceva Erik da diversi anni e, mai, avrebbe immaginato che si interessasse a Maya. Questo, ovviamente, non perché non fosse abbastanza per lui, ma semplicemente perché aveva scelto di essere libero dai legami.

“Ma”, riprese la rossa quasi con un sussurro, “questa mattina mi ha chiesto se ricordassi.”

“Cosa gli hai risposto?”

“Ho cambiato argomento. È arrivata Helka e ne ho approfittato per eludere la domanda. Non sapevo cosa dirgli”, confessò guardando la donna al suo fianco, “non lo so neanche adesso, se devo essere sincera.”

“Tu lo sai che non desidera sposarsi, vero?” riprese Kadlin dopo alcuni momenti di silenzio.

“Sì”, annuì per dare enfasi alla propria consapevolezza, “lo ha detto così tante volte che non potrei ignorarlo.”

“Dunque? Cosa pensi di fare?”

“Ti ho già detto che non lo so”, sbuffò la ragazza con totale frustrazione, “immagino che fingerò che non sia successo e con ogni probabilità così farà lui.”

“Probabile.”

Tra le due calò un silenzio critico colmo di pensieri e a interrompere tale quiete fu la maggiore tra le due.

“Posso darti un consiglio?”

“Certo.”

“Dovreste parlarne.”

“Per dire cosa?”

“La verità”, rispose Kadlin stringendosi nelle spalle, “se pensassi a quante occasioni ho perso con Alrik per colpa della mia testardaggine, mi picchierei da sola.”

“Alrik ti amava, era diverso.”

“Differente o meno, la verità ti renderà libera di essere te stessa.”

“Non posso dirgli quello che provo per lui”, contrastò con voce sottile, “soprattutto perché lo conosco e non sono disposta a perdere l’unica cosa che mi è rimasta.”

“Non te lo suggerirei mai, Maya, ma questo non significa dover fingere che non ti importi. Qualunque sia stato il motivo che lo abbia spinto a dirti quelle parole, esso è tanto reale quanto potente, quindi, vale la pena parlarne e, magari, di comune accordo decidere come dimenticarlo o affrontarlo.”

“Fai sembrare tutto semplice.”

“Lo è, se metti da parte l’orgoglio.”

Proprio in quel momento videro il guerriero scendere da un drakkar.

“Credo che questo sia il momento giusto, Maya” consigliò Kadlin alzandosi e si allontanò senza aggiungere una sola parola.

La giovane sentì una morsa allo stomaco e il cuore salirle in gola per l’agitazione. Una parte di lei sarebbe fuggita volentieri, ma l’altra dava ragione a Kadlin e al suo consiglio.

La verità rende liberi! Pensò con decisione. Grazie a una mossa di coraggio si alzò a sua volta e lo raggiunse con passo sostenuto. Si bloccò dinanzi a lui e, guardandolo dritto negli occhi, dichiarò con voce autorevole: “Erik, dobbiamo parlare.”

Carissime guerriere e guerrieri, vi aspettavate questo risvolto? Ipotesi?
Alla prossima!

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