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Da leggere: Elizabeth Gaskell (Cap. 24)

Carissimi History Lovers, buon momento!

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Greenheys, Manchester, estate 1831

Non appena l’uomo l’aveva riconosciuta, non aveva potuto evitare di alzarsi in piedi per ossequiarla e rivolgere un sorriso radioso, di vero entusiasmo.
«Miss Stevenson» la salutò, rimanendo in maniche di camicia.
La giovane aveva approfittato dell’occasione per studiarne il fisico asciutto. Di solito, l’uomo era abbigliato in modo severo, seppur elegante e, con quegli indumenti indosso, le era sempre sembrato magro, quasi emaciato. Tuttavia, quel mattino, con solo la camicia a definirgli le spalle, le maniche rivoltate fino a metà gomito a evidenziare la muscolatura fine delle braccia e il gilet a circoscrivergli l’addome piatto, aveva convenuto con se stessa che fosse ben proporzionato e piacevole allo sguardo. Lo era tanto, che impiegò del tempo per rispondere al saluto.
«Mr Gaskell» si schiarì la voce con un forte rossore a colorarle le guancia. «Non pensavo di trovarvi qui.»
«Spero non siate dispiaciuta?» parlò diretto.
Di norma era timido, ma lo era in pubblico e non con lei. Miss Stevenson era l’unica che riusciva a far fiorire il suo essere determinato.
«No di certo» balbettò, tornando a guardare i suoi occhi, sorridenti. Elizabeth, a differenza dell’uomo, non era affatto timida. Di norma era esuberante e sicura, ma non lo era con lui. Quell’uomo, era l’unico in grado di seccarle la gola e annebbiarle i pensieri. Come vi riuscisse per lei era ancora un mistero, eppure, quell’emozione che le si agitava dentro era piacevole e non voleva rinunciarci.
«Eravamo rimasti d’accordo che mi avreste chiamata Elizabeth» tornò a parlare con maggiore scioltezza. «Oppure avete cambiato idea?» chiede, riferendosi anche ad altro e non solo alla familiarità della concessione.
«Confermo ogni mio intento, Elizabeth» sorrise ancora. «E vi prego, chiamatemi William»

Attenzione!
Sul blog rimarranno i primi 10 capitoli, scritti ovviamente in versione ridotta.

Gli altri avranno durata di una settimana. 🙂
A lunedì prossimo!

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Da leggere: Elizabeth Gaskell (Cap. 17)

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Knutsford, febbraio 1831
Con l’inverno Elizabeth era tornata a casa degli zii Lumb, a Knutsford e come era sua consuetudine durante le giornate uggiose, se ne stava seduta dinanzi al camino a leggere. Leggere l’aiutava ad apprendere in modo naturale e senza sforzo, molteplici informazioni.
«Avete saputo?» esordì Mr Lumb mentre varcava la soglia del salottino.
«Cosa?» domandò la moglie dopo aver sollevato lo sguardo dal ricamo.
«I Cattolici hanno un nuovo Papa.»
«Non sapevo neanche che fosse morto il precedente» replicò la donna con scarso interesse.
«Bisogna sempre essere informati, mia cara.»
«Pare sia italiano» si intromise Elizabeth, dimostrando che a differenza della zia ci tenesse ad essere edotta. «Se non erro è il duecentocinquantaquattresimo Papa. Il suo nome è Gregorio XVI.»
«Questo tuo atteggiamento da prima della classe può essere fastidioso, mia cara» l’ammonì la zia con silente orgoglio. «Ora capisco perché non trovi neanche un corteggiatore, non esiste uomo al mondo che accetti di buon grado una donna più colta di se stesso.»
«Basta trovarne uno che mi superi.»
«Allora buona fortuna!» sorrise con una punta di ironia sfrontata.
«Non essere crudele, Hannah» la riprese il marito con fare bonario. «Non siamo tutti sciocchi.»
«Non voi, mio caro» sorrise ancora, ma accomodante. «E spero proprio che abbiate ragione. La nostra cara Lily non potrebbe sopportare di vivere con un uomo che non sia in grado di sostenere una conversazione stimolante.»
«Pienamente d’accordo. Per una giovane con la sua mente, serve un uomo altrettanto sveglio e attento.»
«Auguriamoci che esista» insisté, guardando poi la nipote. «Sei d’accordo, mia cara?»
«Assolutamente, zia» confermò con un sorriso appena accennato e, in cuor suo, sapeva di averlo già incontrato.


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Da leggere: Elizabeth, racconti di una scrittrice (Cap. 16)

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Per Elizabeth quella sera era giunta con una rapidità sconcertante. Il tempo trascorso con mr Gaskell era stato piacevole, molto più di quanto avesse creduto possibile. Dopo l’iniziale imbarazzo, nel quale avevano conversato di argomenti neutri e adatti a due conoscenti, avevano trovato temi più pertinenti ai loro caratteri e affini ai loro pensieri. La faccenda più assurda, alla quale non riusciva di capacitarsi, era che una parte di lei avrebbe desiderato che si fermasse a cena dai Robberds, giusto per conversare ancora e far proseguire il loro tempo insieme, invece, lui aveva declinato l’invito e si era allontanato con una giustificazione per lei triste.
«Siete particolarmente taciturna Lily, tutto bene?»
«Tutto bene, Mary, ero semplicemente sovrappensiero.»
«A cosa state pensando?»
«Ai miei genitori» mentì, incapace di ammettere che fosse semplicemente infastidita dalla fuga del reverendo.
«Come mai?»
«Mi capita di pensarci, a volte» accennò un sorriso di mera cortesia. «Quando incontro padri di famiglia dediti ai figli, non posso evitare di ricordare il mio e a quanto poco sia stato presente.»
«Grazie per il complimento, Lily» rispose il reverendo Robberds con un sorriso, «ma non credo di aver dimostrato alcunché oggi.»
«Voi siete esemplare, Reverendo, ma in questa occasione stavo parlando di Mr Gaskell.»
«Mr Gaskell non ha figli» la contraddisse dandole anche una sorta di sollievo. «Non ha nemmeno una moglie» rise.
«A volte credo che sia un uomo troppo disinteressato all’argomento» si introdusse Mary con fare saccente. «Mai una volta che lo abbia visto interessato a qualcosa di diverso del suo lavoro.»
«Quindi quando ha detto i suoi ragazzi, intendeva gli allievi?» interrogò gli amici cercando di non mostrare eccessivo interesse.
«Sì, certo» confermò Robberds con l’ennesimo sorriso sul faccione morbido. «Ve lo avevo detto: egli dedica a quei giovani tutto il suo tempo libero.»
«Avrebbe potuto rimanere a cena, però» precisò Catherine palesando il rimprovero che Lily aveva solo il coraggio di pensare. «Non essendo un lavoro retribuito, poteva evitare e stare con noi. Soprattutto perché mi sembrava bene inserito nella comitiva.»
«Mrs Turner» la rimproverò con una formalità bonaria. «Avete ragione, egli non viene pagato per ciò che svolge, ma lo fa con impegno. Ed è un uomo molto corretto. Non avrebbe mai abbandonato quei giovani per una conversazione.»
«Trovo comunque sia un vero peccato che se ne sia andato» mormorò Mary guardando il volto della giovane amica per rivelarne un’emozione.
Sì, un vero peccato, convenne Elizabeth, ma non ebbe il coraggio di condividere il personale e inspiegabile dispiacere.

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