Pubblicato in: Il cuore Vichingo

Scrivere:consiglio per i neo scrittori💖

Carissimi History lovers, buon momento!

Un consiglio che posso dare ai nei scrittori, è quello di focalizzare la propria attenzione sui successi, anche se non sono quelli sperati.

In tutta onestà, quando sei un autore, soprattutto self, capita che nel momento esatto in cui guardi la dashboard delle vendite, e la vedi ben ben arancionata (stanghette di vendita o letture KU, per chi non lo sapesse), il primo pensiero è: andiamo a vedere se c’è una recensione. Così, ieri sera, mentre cercavo una recensione🕵️‍♀️, ho scoperto un sito sui libri più venduti per categoria.
Nella Top ten, per i romanzi sui Vichinghi, al settimo posto c’è anche “Cuore vichingo” (sono soddisfazioni😍)

Quindi, ricordatevi sempre di lavorare sodo e di credere in ciò che fate.
Come ho detto tante volte, il tempo saprà darvi ciò che meritate.

#Curiosità
Quando uscì “Il coraggio vichingo” nel lontano 2010, mi fu chiesta dai lettori del tempo, il prequel, che scrissi e che ora è in fase di correzione. (Mi sto occupando anche della nuova versione di Coraggio vichingo per portarla su Kindle.)
Indi per cui…

Vi anticipo che a Novembre 2019 uscirà il prequel della saga. La storia racconterà le vicende dei genitori di Kadlin e sono certa che lo adorerete.

Alla prossima!

Pubblicato in: Il cuore Vichingo

Cuore vichingo: capitolo 27

Helka fissava con lo sguardo vacuo e la mente assente il tumulo sotto al quale aveva sepolto la madre. Da quando aveva estratto il di lei corpo esanime dalle macerie, non aveva smesso di pensare a quanto fosse stata crudele la sorte in quel frangente per aver privato sia lei che Kal della vita in modo tanto sciocco. Il maltempo li aveva colti nel sonno ed era bastato il tempo di un respiro per spezzare le loro vite e spazzare via ogni cosa. Nonostante il naturale dolore per la perdita però, non aveva versato neanche una lacrima, perché si sentiva spinta da una determinazione autentica e propria del suo cuore. Era intenzionata più che mai a ricostruire ciò che era andato perduto e a farlo con le sue forze, prendendo a esempio la risoluzione materna.

“Helka.”

Il richiamo alle sue spalle la obbligò a voltarsi. Dinanzi a sé trovò il volto affaticato della moglie del capo villaggio e, d’istinto, s’avvicinò d’un passo.

“Kadlin, stai bene?”

“Sì, sono solo stanca”, minimizzò la donna passando una mano sulla fronte per tirare indietro i capelli che erano sfuggiti alla treccia, “tu come stai?”

“Bene.”

La donna annuì comprensiva. “Volevo offrirti un posto per dormire. L’alloggio centrale è rimasto in piedi, quindi, potresti utilizzare il giaciglio di Liut per la notte.”

Liut! Chissà se sta bene? Pensò, e quella riflessione la destabilizzò in un modo che subito non comprese.

“Alrik è d’accordo? Magari preferisce cederlo ad altri che ne hanno maggiormente bisogno.”

“L’alloggio lo dividerai con altri superstiti, ma il giaciglio di Liut spetta a te.”

La giovane arrossì comprendendo il significato di quelle parole ma non replicò, perché non sapeva cosa dire. Era stanca, dato che era reduce da due giorni e due notti di lavoro tra le macerie e confusa, perché vittima di molteplici pensieri contrastanti.

“Allora?” la incalzò spostando lo sguardo sulla terra smossa. “Matran ti vorrebbe al sicuro.”

“Sì, lo vorrebbe”, confermò con un sorriso a labbra serrate, “ha sempre pensato alla condizione fisica dei suoi figli. Forse, se fosse sopravvissuta, ora si starebbe struggendo dal dolore per la morte di Kal e per l’incognita sullo stato di Erik e Maya.”

“Mi dispiace per…”

“Non dirlo”, la interruppe senza alcun sentimento negativo nella voce, “sono cose che capitano. La morte è una prerogativa dei vivi.”

“Sì, lo è” confermò Kadlin con un sorriso tirato.

“Accetto volentieri”, sospirò poi la giovane dopo alcuni momenti di silenzio, “ho davvero bisogno di riposare.”

“Vieni con me”, le suggerì la donna con gentilezza, “ti porto a casa.”

Le due donne si allontanarono dal terreno sepolcrale dove avevano seppellito le vittime di quella sventura in silenzio, le loro bocche infatti non pronunciarono alcuna parola, i loro cuori invece, gridarono a gran voce tutto l’amaro risentimento.

****

Carissimi, vi aspettavate un risvolto simile? Alla prossima!

Pubblicato in: Il cuore Vichingo

Cuore vichingo: capitolo 26

Il drakkar di Erik solcava il mare spinto in avanti solo dalle decise vogate del suo equipaggio. Non un solo soffio di vento ad aiutarli e il mare placido, in netto contrasto con quello turbolento della notte precedente, non fece altro che intaccare l’animo dei sopravvissuti.

“Dovresti cercare di dormire un po’” parlò il comandante di quella esigua flotta rivolgendosi alla giovane al suo fianco.

“Non ci riesco” mormorò lei osservandone il profilo. Da quando si erano rimessi in sento non le aveva rivolto né uno sguardo né una parola.

“Provaci” replicò continuando a guardare davanti a sé.

“Sei arrabbiato con me?” gli chiese sottovoce, consapevole che fosse una domanda sciocca in quel frangente, ma non poteva sopportare quel distacco. Aveva un disperato bisogno di vedere i suoi occhi e di percepirne il calore.

“No.”

“Allora perché mi ignori?”

“Maya” sospirò costringendosi a guardarla, combattuto tra il desiderio di stringerla tra le braccia e il dovere di stare in allerta per proteggere lei e i suoi uomini. “Non puoi capire.”

“Non trattarmi come una bambina.“

“Non lo sto facendo”, confessò, “anche volendo mi risulterebbe difficile.” Le ultime parole le pronunciò con una punta di maliziosa ironia e lei non poté evitare di arrossire.

“Perché mi ignori?” ritentò avvicinandosi di poco.

“Perché la tua presenza mi disorienta. Quando ti guardo non riesco a pensare ad altro che a te e alla voglia che ho di te” confessò con voce roca e le parole le scivolarono sulla pelle come una carezza bollente, andandosi a posare con audacia nella parte più intima di sé. D’istinto strinse le cosce e trattenne il respiro. Non aveva mai avuto esperienze con gli uomini, ma non era digiuna sull’argomento e sapeva bene cosa significassero quelle parole.

Senza neanche accorgersene Maya schiuse le labbra per prendere fiato, emanando piccoli respiri che alimentarono all’istante le fantasie di lui. Gli occhi verdi di Erik, infatti, si posarono su quelle labbra morbide ed evidentemente desiderose.

“Ora, per esempio, ho un’assurda voglia di baciarti” ammise fissandole la bocca mentre affondava i denti nel labbro inferiore.

Di riflesso lei si inumidì le labbra rese arse dal desiderio.

“E se continui così non è detto che non lo faccia qui davanti a tutti.”

Maya trovò la minaccia allettante e spaventosa al tempo stesso ma, memore dell’educazione ricevuta, spostò lo sguardo su Liut, che fingeva di non osservarli.

“Ecco, brava!” mormorò lui tornando a guardare il mare.

Sull’imbarcazione calò nuovamente il silenzio ma, quell’ulteriore ammissione, non aveva fatto altro che alimentare quell’attrazione che continuavano a dire non dovesse esistere.

Entrambi, in quel mentre, furono consapevoli che mantenere fede ai rispettivi propositi era pressoché impossibile.

*****

Carissime guerriere e guerrieri cosa ve ne pare?

Nel caso non passaste dal blog fino al prossimo aggiornamento, vi auguro:

BUON NATALE!