Pubblicato in: I disastri storici

I disastri nella Storia: Lo Sventurato Terremoto del Sannio

Carissimo/a history lover, buon momento!

Per la rubrica â€œI disastri nella Storia”, nata per non dimenticare, ti ricordo che oggi ricorre l’anniversario dello sventurato Terremoto del Sannio avvenuto il 5 giugno del 1688, nel quale persero la vita molte persone
Questo terremoto (stimato nel XX secolo con magnitudo X-XI della scala Mercalli) ebbe l’epicentro vicino alla città di Benevento-Sannio e una espansione che coprì gran parte della regione Campania.  La zona dell’epicentro e la provincia subirono ingenti danni e, come detto prima, ci furono circa 8000 vittime. 

Benevento, 5 giugno 1688
La gente versava nei vicoli del borgo parlando l’un l’altro senza pensiero alcuno, poi, un lieve movimento del terreno li interruppe per un momento, ma ne risero come se nulla fosse successo. Alla seconda oscillazione, di fatto più violenta, presero a pensarci e, al terzo strattone, più aggressivo e instabile, iniziarono a scappare in cerca di un riparo. La violenza che però si propagò dalle viscere della Terra fu troppo forte e, gli ignari abitanti, che avevano deriso il movimento, finirono sepolti dai loro stessi edifici, tra polveri e macerie.

#Curiosità
Francesco Orsini, divenuto Papa Benedetto XIII, descrisse questo terremoto come una grande sventura e grazie ai fondi che gli procurò il suo nuovo ruolo, poté sovvenzionare la ricostruzione degli edifici religioni colpiti durante il terremoto.

La Storia siamo noi e tenere in vita il ricordo è compito nostro, quindi, non dimenticare di lasciare un commento o di condividere l’articolo con persone interessate all’argomento. Alla prossima!

Pubblicato in: Curiosità, I disastri storici, News sul XVIII secolo

La piaga del XVIII secolo

Carissimo/a History lover, buon momento!

A quanto pare, il periodo difficile nel quale stiamo vivendo ci porta a fare riflessioni sul passato a volerne sapere di più. Non per niente, in questi giorni i miei articoli sulla Peste sono i più letti. Indi per cui, approfitto della mia rubrica I disastri nella Storia per rispondere a una vostra domanda: in che senso nel XVIII secolo ebbe gran influenza il vaiolo?

Indi per cui…

Per la rubrica “I disastri nella Storia”, nata per non dimenticare, non ti ricordo un evento in particolare, ma l’epidemia più potente avvenuta nel XVIII secolo, che decimò in Europa centinaia di migliaia di persone ad ogni comparsa, ossia, il Vaiolo.

Nella memoria collettiva l’epidemia pandemica per antonomasia è la Peste, essa infatti  è ritenuta la peggiore malattia infettiva che abbia colpito il genere umano, tuttavia, durante il XVIII ebbe una rivale, ovvero, il sopracitato vaiolo.

Il vaiolo è una malattia infettiva di origine virale, (nonostante sia stato debellato preferisco parlare al presente perché può sempre ripresentarsi. P.S.: comunque esiste il vaccino), il cui virus è trasportato da persona a persona e si trasmette per contatto diretto o tramite oggetti contaminati. (un po’ come accade con il Covid-19)

N.B.: esisteva anche il vaiolo bovino. Questa tipologia si trasmetteva da bovino a uomo attraverso il contatto (tipo la mungitura) e la morte era rara.

Il vaiolo (umano) ha origini antiche, si suppone a migliaia di anni fa e, a prova di ciò, infatti, ti dico che la nota peste antonina (165-180), fosse una epidemia di vaiolo e non di Peste. (ti ricordo che in passato il termine peste stava ad identificare una epidemia che poteva essere di qualsiasi natura. Il collegamento con il batterio yersinia pestis subentrò nel XIV secolo.)

Per onor di cronaca, è giusto precisare che durante i bei tempi andati anche il vaiolo non fosse una novità, anzi, essa colpiva le città del mondo conosciuto con una frequenza abbastanza significativa.
Raggiunse i territori europei nel Medioevo, e da quel momento si può dire che mise radici divenendo fastidiosa e trasformandosi in piaga nel XVIII secolo. 

Si racconta che, ad ogni comparsa, ci fossero centinaia di migliaia di vittime. (da alcuni studi si suppone che nella seconda metà del XVIII secolo il vaiolo uccidesse 400.000 persone l’anno. Vittime principali i bambini, gli anziani e i deboli.)
Numeri che fanno paura.

La malattia si presenta con bolle acquose e pruriginose principalmente su viso, torace e braccia, infiammazioni della mucosa con le vie respiratorie e tanto dolore. A causa del rush cutaneo inizialmente venne scambiata per morbillo o varicella, ma successivamente capirono che fosse tutt’altro.

Come potete ben intuire questa malattia aveva un indice di mortalità molto elevato. Comunque, qualora si fosse sopravvissuti al contagio, si potevano riportare le seguenti conseguenze: cicatrici (una tra le più deturpate, da me raccontate, fu Elisabetta Farnese), o la cecità.

#Curiosità
Molti personaggi storici sono morti di vaiolo, oppure furono sopravvissuti riportandone i segni sul corpo.

La prima forma di prevenzione al vaiolo fu la vaiolizzazione (XVIII secolo) che consisteva nell’iniettare nelle persone da proteggere del materiale prelevato dalle bolle di pazienti non gravi. (non efficiente)

Nel 1746 fu aperto a Londra un ospedale dedicato ai malati di vaiolo, dove si praticava la vaiolizzazione.

Il primo vaccino per il vaiolo fu creato dal dottore britannico Edward Jenner. A seguito dei suoi studi, nel 1796 il dottore fece un esperimento che a me pare sia andato così. In un bambino iniettò il grease (derivante da infezione tra persone) nell’altro il cow-pox (derivante da infezione bovino). Il primo morì e il secondo sopravvisse e da quel momento iniziò a studiare per perfezionare il vaccino. (ovviamente non sono un dottore e non so darvi dettagli specifici, ma se c’è qualcuno che vuole aggiungere, lo leggerò volentieri.)

Tornando ai miei Borbone.
Ferdinando IV di Napoli (figlio dei miei Carlo e Maria Amalia) fu presente alla terribile epidemia di vaiolo a Palermo del 1801 che uccise 8.000 persone solo in città. (tra cui tantissimi bambini) Il re ne rimase talmente colpito che fu il primo Re in Europa a voler sperimentare il vaccino di Jenner. Affidò l’incarico al medico inglese Joseph Andrew Marshall, il quale aveva già vaccinato dei soldati inglesi a Malta.
Grazie ai sovvenzionamenti dei sovrani Borbonici, quell’anno, furono vaccinati in Sicilia circa 10.000 bambini.

Spero che l’articolo abbia risposto alla tua curiosità, se così fosse, non dimenticare di lasciare una faccina nei commenti e di condividerlo con chi può essere interessato/a. Non dico altro. Alla prossima!

Nel frattempo, volevo ricordare a coloro che dicevano il Covid-19 non è la Peste, oppure è solo influenza, che il numero di persone morte continua a salire. Inesorabile e senza sconti. Le malattie infettive, purtroppo, se non prese con le giuste precauzioni, possono fare male.

Ricordo: Separati per amore💛

E non lo dico solo per il numero di morti: siamo quasi a 25.000 nel mondo, ma per tutte le famiglie che hanno perso i loro cari senza potergli dire addio e senza sapere dove sono.

Ripeto il mio augurio, speriamo non diventi mai come la Peste.

Pubblicato in: I disastri storici

I disastri nella Storia: La Grande eruzione del Vesuvio

Carissimo/a History lover, buon momento!

Il 16 ottobre 2018, nel sito archeologico di Pompei, è stata ritrovata un’iscrizione in carboncino capace di modificare la datazione della Grande eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei, Ercolano, Stabia e Oplonti nel 79 d.C.

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Area interessata dall’eruzione presa da Wikipedia.

La maggior parte degli studiosi, fino al 16/10/2018 per lo meno, era convinta che l’eruzione si fosse verificata in agosto, tra il 23 e il 24 (inizio e fine), del 79 d.C.  Dico la maggior parte perché, altri invece, tra cui Alberto Angela, erano già propensi a datare l’eruzione al 24 ottobre. L’opinione di Angela è leggibile nel suo libro del 2016 I tre giorni di Pompei, nel quale racconta in modo quasi reale i tre giorni della fine (Dal 23 al 25 ottobre del 79 d.C.).

La differenza di datazione credo sia da attribuire alla filosofia di ricerca. Immagino che i primi, quelli orientati alla datazione estiva, siano gli studiosi che fanno fede alla lettera che Plinio il Giovane scrisse a Tacito, la quale fissava l’eruzione al 23/24 agosto. I secondi, invece, ancor prima dell’iscrizione scoperta nel 2018, facevano fede ad alcuni ritrovamenti tipicamente autunnali quali, il calco di un ramo che fa bacche in autunno, i melograni e la presenza dei bracieri.

Ora ti starete chiedendo: ma cosa dice la nuova scritta per cambiare la data?

La verità è che l’iscrizione in carboncino ritrovata nella Regio V di Pompei (una casa all’epoca in costruzione), riporta una data, ossia il sedicesimo giorno prima delle calende di novembre, quindi, il 17 ottobre e, vista l’evanescenza del materiale usato all’epoca, (il carboncino svanisce in fretta) gli studiosi hanno stimato l’eruzione al 24 ottobre, [pensando che la data indicasse l’inizio dei lavori. ]

Il ministro Bonisoli l’anno scorso ha dichiarato: “Ci fermavamo alla datazione della lettera di Plinio che fissava l’eruzione al 23 agosto. Può darsi, che qualche amanuense nel corso del Medioevo abbia fatto una trascrizione non fedele e per tanto tempo abbiamo pensato che l’eruzione fosse stata ad agosto. Oggi con umiltà stiamo riscrivendo i libri di storia”.

citazioni

Vige ancora un’ipotesi su questa scritta che bisogna dire. Nel caso in cui essa riportasse la data stimata per la fine dei lavori e non il momento in cui è stata apposta, potrebbe variare ancora la datazione dell’eruzione. 

Comunque, ad oggi, non mi risulta che le due parti abbiano trovato un accordo sulla data esatta.
Sappiamo però l’anno esatto: 79 d.C.

Tuttavia, vorrei chiudere questo articolo con una riflessione.

Durante l’eruzione del 79 d.C. morirono migliaia di persone (circa 1500), si distrussero delle famiglie e vennero sepolte intere città.

Quindi ti chiedo: Quanto può influire nella vita di coloro che abitano sotto il Vesuvio o in zone a rischio, sapere con esattezza se sia successo ad agosto o a ottobre?

Quello che è successo non può essere cambiato, purtroppo, ma credo che si dovrebbe fare qualcosa per evitare un nuovo disastro.

#Curiosità
Oltre al Vesuvio, rimanendo in Campania, sotto la zona dei Campi Flegrei c’è un altro vulcano attivo. (per attivo si intendono quelli che hanno avuto un’attività entro i 10.000 anni)
Ma l’Italia, ha diversi vulcani attivi in zone abitate.

Le città di Ercolano, Pompei e Stabia sono state riportate alla luce (almeno all’inizio) grazie ai sovvenzionamenti di Carlo di Borbone.]

Tornando alla domanda che ti ho fatto, io ovviamente preferisco avere notizie certe, ma bisognerebbe anche vedere oltre e cercare soluzioni.

Tu cosa ne pensi?

Alla prossima!