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Invidia: capitolo 46

Buona lettura!

Napoli, prima metà del 1741
Il sole basso del tardo pomeriggio tingeva il cielo con i colori caldi del tramonto e lentamente si amalgamava alla brina serale.
Il marchese di Galatone se ne stava seduto dinanzi al camino con un bicchiere di Porto tra le dita, mentre la sorella si allenava nel suonare un componimento.
«Sei migliorata, Giustiniana» si complimentò a fine esecuzione.
«Merito di Mary Katrin, ha insistito tanto su questo punto.»
«Su questo ed altri, da quello che ho saputo» specificò il ragazzo puntandole lo sguardo addosso. «Vuoi parlarmene.»
«Fate prima a chiedermi direttamente ciò che volete sapere, fratello» replicò la giovane per nulla intimidita mentre si alzava per raggiungerlo. «Uno dei suoi più cari insegnamenti è la proprietà di linguaggio» sorrise con sottile impertinenza e si mise a sedere davanti a lui.
«Vorrei sapere dove è andata?» andò dritto al punto.
«Pensavo vi dicesse tutto» sorrise ancora, sfrontata e divertita da quel discorso.
«Abbiamo avito da discutere,» confessò il ragazzo, «allora? Dov’è?»
«Non lo so. Ha chiesto un giorno libero.»
«Libero per fare cosa?»
«Non lo so, Antonio, a volte dimentichi che è una donna libera.»
«Non lo dimentico.»
«Non si direbbe,» insisté con audacia, nonostante fosse poco più che una bambina, «Katrin è una donna meritevole di stima e fiducia.»
«Ne sono convinto.»
«Allora smettetela di trattarla come se fosse una vostra proprietà. Non è un oggetto d’arredamento. Voi non ne detenete il dominio.»
«Io…»
La risposta del marchese fu sopraffatta dal rumoreggiare esterno.
«Cos’è questo baccano?» chiese in modo retorico mentre andava alla finestra.
«Sembra la carrozza di nostra madre» rispose dopo poco Giustiniana mentre osservava il corteo sopraggiungere davanti all’ingresso.
«Cosa ci fa qui?»
«Non chiederlo a me, sai che per lei non esisto» minimizzò la bambina lisciando il vestito con un gesto automatico. Doveva essere presentabile.
Il marchese espirò piano e sistemò la sua figura osservandosi nel riflesso del vetro. «Vai al piano e riprendi a suonare,» suggerì alla sorella, «io intanto andrò a riceverla.»
La piccola assentì, si mise a sedere composta e cominciò a suonare mentre Antonio espirava l’ansia e andava ad accoglierla con l’intima speranza che non portasse con sé brutte notizie.

Alla prossima!

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Invidia: capitolo 45

Buona lettura!

Napoli, prima metà del 1741
Anna Francesca Pinelli, principessa di Belmonte e dama di corte della regina Maria Amalia di Sassonia, osservò il volto appesantito di Montealegre, neo duca di Salas e provò un intimo astio che le fiorì nello sguardo.
«Non guardatemi in quel modo, Altezza, vi sto facendo un favore» ribadì l’uomo con voce decisa.
«Lo state facendo a me o a voi?» ribatté burbera. «Spiegatemi in che modo questo allontanamento possa giovarmi e non avrò da ridire.»
«Io non vi devo niente. È solo merito mio se siete entrata nel circolo ristretto della sovrana, pertanto sono io ad allontanarvi.»
«Per l’amor del cielo, non potete trattarmi al pari di una dama qualunque. Sono la principessa Pinelli. La mia famiglia…»
«Tacete, per l’amor del cielo. Dimenticate che la vostra famiglia era a favore degli Asburgo?»
«Cosa c’entra questo?» domandò, ma parve smarrita. «Il re ha perdonato mio marito. Si fida di noi.»
«Io no» replicò, deciso.
«Come potete dire questo? Ho fatto tutto quello che mi avete chiesto.»
«Non sentitevi offesa, Altezza, non ce l’ho con voi. Il mio compito, tuttavia, è salvaguardare gli interessi del mio sovrano.»
«Mi state pugnalando alle spalle» lo accusò, livida di rabbia.
«Sto facendo ciò che si ci aspetta da me» chiarì senza tentennamenti. «Vi consiglio di raggiungere la vostra famiglia e di non farvi vedere per un po’. Qui a Palazzo non siete più bene accetta.»
«Noi non patteggiamo per gli Asburgo, questa volta» tentò un’ultima difesa.
«Non abbassatevi a supplicare, non serve» la riprese senza garbo. «Ora andatevene. La vostra presenza non è più gradita.»
La principessa di Belmonte deglutì la rabbia mista a frustrazione ed eseguì il comando, consapevole, che lottare contro Montealegre, padrone silente del regno Napoletano, era del tutto inutile.

Alla prossima!

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Invidia: capitolo 44

Buona lettura!

Napoli, dicembre 1740
La sera era scesa sull’edificio barocco del marchese di Galatone già da diverse ore e gli abitanti della casa erano quasi tutti a dormire. Mary Katrin, per esempio, era una delle poche ad essere sveglia, infatti se ne stava seduta dinanzi al camino bordato di marmo e pietre della propria camere, con le gambe distese verso la fiamma e gli occhi intrappolati sulle righe del romanzo. La fiamma scaldava l’ambiente con dovizia, mentre il suo sfrigolio si inframezzava ai respiri leggeri. Tutto stava procedendo come di consueto, quando la porta si aprì d’improvviso e con un tonfo, causandole il batticuore.
«Antonio!» squittì di sorpresa. «Che modi sono?» insisté, rivolgendosi con irritazione e sgomento.
«I miei» replicò con stizza, avvicinandosi a lei con una camminata incerta.
Mary Katrin sospirò e la guardò seria. «Avete bevuto.»
«Non ti sfugge niente.»
«Un uomo con il vostro stile dovrebbe fare attenzione a come compare in pubblico» si alzò per andare a chiudere la porta.
«Non darmi lezioni, Katrin» sbuffò, avvicinandosi e puntandole contro un dito minaccioso, «da te proprio non le accetto.»
«Cosa vorresti dire?» lo fronteggiò diretta.
«Ti sei vista con il capitano.»
«Anche se fosse qual è il problema? Tu ed io abbiamo un rapporto ben definito.»
«Esatto. Tu sei mia, Katrin, e lo sarai fino a quando non mi sarò stancato di te.»
«Fingerò di non aver udito» chiarì, seria. Quella pretesa era oltraggiosa e tuttavia eccitante. Cosa avesse di sbagliato non le era chiaro, ma non poteva negare di sentirsi attratta da quella forma di possesso.
«Potrai anche fingere, Katrin», l’afferrò per la vita con una presa decisa, «ma lo sai che è vero.»
«Io non sono una vostra proprietà» tentò una difesa, scarsa, quanto la voglia di fuggire. In realtà voleva solo sentirsi desiderata.
Una mano di Antonio le risalì il busto fino a bloccarle il mento, la guardò per un istante negli occhi e senza aggiungere altro la baciò e la prese con passione e urgenza, facendole capire che lei non fosse altro che niente.

Alla prossima!