Pubblicato in: Carlo e Maria Amalia

Maria Luisa di Borbone – Spagna, una granduchessa gentile

Carissimo/a history lover, buon momento!

Pensavate che per oggi avessi finito, invece no, perché…

È con infinita gioia (🤦‍♀️) che vi comunico tale notizia: oggi, Maria Luisa di Borbone-Spagna, (moglie di Pietro Leopoldo e figlia dei miei adorati Carlo e Maria Amalia, sovrani di Napoli, Sicilia e Spagna) compirebbe gli anni

A U G U R I ! 🤣

Era il lontano 24 novembre 1745 quando, in una delle stanze padronali di palazzo reale di Portici, si sentì il primo vagito di Maria Luisa di Borbone.

«Maria Luisa Raffaella Teresa di Borbone-Spagna, ovvero Maria Luisa di Borbone, conosciuta anche come Maria Ludovica, (sorella tra l’altro di Ferdinando, re di Napoli e di Sicilia e poi Re delle due Sicilie) nacque a Portici il 24 novembre del 1745 e morì in Vienna il 15 maggio del 1792. Figlia dell’allora re di Napoli e di Sicilia Carlo Sebastiano di Borbone (in seguito re di Spagna) e di Maria Amalia Wettin, Maria Luisa fu principessa di Napoli e di Sicilia per diritto di nascita, Infanta di Spagna quando il padre salì al trono spagnolo, Granduchessa di Toscana per matrimonio, il quale, fu celebrato il 18 agosto 1765 e dal 1790 alla morte, Sacra Romana Imperatrice consorte. Per merito o colpa di un volere superiore dunque, ella  sposò il figlio cadetto di Francesco e Maria Teresa, Pietro Leopoldo d’Asburgo-Lorena. Fu una moglie assai devota e una madre amorevole. La coppia ebbe quindici figli, ma non tutti raggiunsero l’età adulta.»

#Cusiosità
Maria Luisa Ã¨ pressoché sconosciuta, ma alcuni la ricordano come Maria Ludovica.
Durante la sua vita non ebbe particolari appellativi.
Si racconta solo che fosse chiamata Maria Ludovica.
Di lei si notò subito l’eleganza e la gentilezza. In breve fu apprezzata da tutti e tenuta in considerazione come abile compagnia.
Durante la vita coniugale non ebbe modo di intervenire sulle sorti del granducato o dell’Impero e, ciò, accadde non perché non le fosse concesso, ma perché non era di suo interesse.
Si racconta che fosse una giovane pia, intelligente e ironica, ricca di tutte le doti consone a una donna con il suo stile e priva di interessi politici, di mire espansionistiche (a differenza della nonna paterna) e delle conoscenze necessarie. Prediligeva una vita tranquilla e votata alla famiglia.
Pare, che durante tutta la sua vita abbia dimostrato un forte attaccamento al marito e alla nuova patria. 🥰

Attenzione! A gennaio 2022 uscirà la sua storia nel romanzo storico dedicato a lei e al marito. ❤

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Alla prossima!

Pubblicato in: Carlo e Maria Amalia

Maria Amalia Wettin, una regina dal grande cuore

Carissimo/a history lover, buon momento!

Nuovo anno, nuovo anniversario…Per chi ancora non lo sapesse…

È con infinita gioia (🤦‍♀️) che vi comunico tale notizia: oggi, Maria Amalia Wettin, (moglie del mio Carlo e regina consorte di Napoli, Sicilia e Spagna) compirebbe 297 anni

A U G U R I ! 🤣

Era il lontano 24 novembre 1724 quando, in una delle stanze padronali di palazzo Zwinger in Dresda, si sentì il primo vagito di Maria Amalia Wettin.

Aspetta, con ogni probabilità accadde così

Le dita di Maria Giuseppa d’Austria stringevano le lenzuola con forza quando emetteva quelle grida di dolore e di speranza, mentre all’esterno, un silenzio innaturale aveva circondato l’intero palazzo di Zwinger, come se anche il cielo fosse in attesa del nuovo erede.Maria era stremata e madida di sudore, ma non poteva arrendersi al dolore chele martoriava le membra, soprattutto, non a un paio di spinte dalla fine. La Regina, sua madre, l’aveva istruita fin da bambina sui suoi compiti e sapeva bene che generare figli sani e forti capaci di continuare la dinastia del marito fosse il suo dovere. Ripensò al primo figlio, Filippo Augusto, che aveva vissuto talmente poco da essere dimenticato persino dal marito e un dolore diverso da quello fisico le squarciò il petto. A quel pensiero ne seguì un altro, era sul piccolo Giuseppe Augusto, nato pochi mesi dopo la morte del primo, lo ricordò pallido ed emaciato com’era e un’altra fitta le scosse il cuore mozzandole il respiro.

Signore, ti prego, fa’ che questo bambino sia in salute! Pregò in silenzio, continuando stoicamente a spingere.

Non era da biasimare per quella preghiera, perché non era mossa da egoismo, ma da amore. L’amore di una madre,che non aveva potuto assimilare la perdita e sfogare la sofferenza.

«Maestà! Non fermatevi ora!» udì d’improvviso, destandosi così dai suoi pensieri.

Senza neanche rendersene conto aveva lasciato che l’amaro della sua esistenza la imbrigliasse, bloccandone i movimenti. Riprese a spingere pensando al suo terzogenito Federico Cristiano,così gioioso da infonderle un po’ di forza e una buona dose di coraggio. Poteva farcela. Poteva generare altri figli sani e lo avrebbe fatto. Rinvigorita da quella consapevolezza intrisa di speranza, diede le ultime faticose spinte.
Il vagito della creatura risvegliò il palazzo e il cuore della principessa che, esausta, crollò sui morbidi cuscini.
«È una bella bambina!» la informò la levatrice finendo di pulirla.
Con delicatezza fasciò la piccola con una calda coperta e la portò alla donna che, stancamente, la prese tra le braccia. La principessa ne scrutò il volto paffuto, l’espressione dolcemente imbronciata e non poté evitare di sorridere rilassando le membra. Poi alzò gli occhi al cielo e con il cuore gonfio di gratitudine sospirò: «Grazie, Dio, per questo angelo in salute.»
Dopo aver dato un bacio alla figlia ordinò con voce chiara ed emozionata allo stesso tempo: «Chiamate le serve per riordinare la camera affinché possa accogliere mio marito.»
La dama, fino a quel momento rimasta ai margini della stanza, annuì, prese la bambina e sparì oltre la porta per fare come ordinato. Le donne che entrarono nella camera poco dopo, si adoperarono subito per eseguire quel compito. Aprirono le imposte per lasciare che refoli di vento bianco lavassero via l’odore del parto, mentre rassettavano la stanza e preparavano la donna.
Quando Federico Augusto di Sassonia fece il suo ingresso, la stanza era pulita e profumava di fresco, come la moglie, che appariva in ordine nonostante la naturale stanchezza.
L’uomo la raggiunse e le posò un bacio sulla fronte prima di osservare la bambina che ella aveva in grembo. Con particolare attenzione ne ammirò le paffute guance rosa e le sorrise.
«È in salute!» pronunciò senza particolari inflessioni nel tono.
«Sì, mio caro.»
Il nobiluomo abbozzò un sorriso mentre prendeva la bambina tra le braccia e, dopo averle posato un bacio sulla fronte,sussurrò: «Benvenuta, Maria Amalia Wettin,  piccola duchessa di Sassonia».

Estratto da Carlo e Maria Amalia un amore reale

«Maria Amalia Christina Franziska Xaveria Flora Walburga, conosciuta dai più come Maria Amalia Wettin di Sassonia, (sorella minore di Federico Cristiano e maggiore di Maria Giuseppina, Francesco Saverio e tanti altri. Ma loro in particolare e chi mi conosce sa il perché😉) nacque a Dresda il 24 novembre del 1724 e morì a Madrid il 27 settembre del 1760. Figlia dell’allora principe elettore Federico Augusto Wettin e di Maria Giuseppa d’Austria, Maria Amalia fu duchessa di Sassonia per diritto di nascita. regina consorte di Napoli e di Sicilia e poi di Spagna per matrimonio. Ebbe un’infanzia dedita allo studio, in cui i suoi unici doveri erano quelli di prepararsi per essere una donna e una moglie di Stato. Per merito di un volere superiore sposò Carlo Sebastiano di Borbone, in quel momento re di Napoli di Sicilia. Fu una moglie comprensiva, devota, sostenitrice e una madre amorevole. La coppia ebbe tredici figli.»

Maria Amalia Wettin era una donna intelligente e buona. Le caratteristiche personali di cui era dotata hanno fatto in modo che fosse amata dal marito in modo profondo, dai figli e dal popolo.

Fu un supporto per il consorte e, insieme, furono in grado di gestire i regni di Napoli e di Sicilia in modo impeccabile, portandoli ai livelli delle grandi potenze del periodo.
🥰

Insieme al marito hanno realizzato tante cose.

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Alla prossima!

Pubblicato in: Carlo e Maria Amalia

Oggi ricorre l’anniversario della morte di La Sanfelice.

Carissimo/a History Lover, buon momento!

Oggi vi sorprenderò con effetti speciali, perché, da una fan dei Borbone (Carlo in primis), non ci si aspetterebbe mai un articolo che getti un po’ d’ombra sul suo beneamato figlio: Ferdinando IV di Napoli, noto poi come Ferdinando I delle Due Sicilie, ma la Storia è storia.
Andiamo con ordine.

In occasione dell’anniversario di morte di Luisa Sanfelice, ecco due paroline su di lei.

«Maria Luisa Fortunata de Molina, nota in seguito come La Sanfelice, nacque a Napoli il 28 febbraio del 1764 e ivi morì, l’11 settembre del 1800. Figlia del generale borbonico don Pedro de Molina e della genovese Camilla Salinero, Maria Luisa fu una nobile napoletana. Ebbe un’infanzia serena, una gioventù dedita agli eccessi e una vita, in generale, assai rocambolesca. Per merito di un volere superiore, sposò all’età di diciassette anni Andrea Delli Monti Sanfelice, figlio cadetto del III Duca di Lauriano, Gennaro Sanfelice e di Vincenza Pandolfelli dei Conti del Vaglio. Si presume fosse una moglie e una madre superficiale, interessata principalmente a soddisfare i vizi che condivideva con il marito. La coppia ebbe figli.»

La Storia racconta, che i coniugi vivessero ai limiti dell’eccesso, contraendo debiti di gioco assai importanti, i quali, con il tempo, li portarono alla separazione e alla successiva rovina. Rovina, che colpì principalmente la donna.

Nelle curiosità vi riassumo i punti salienti della sua vita:

#Curiosità
Maria Luisa e Andrea si sposarono nel 1781.

La coppia fu sommersa ben presto dai debiti, perché il loro stile di vita era superiore ai loro introiti. Il che fece infuriare i creditori.

Nel 1782 il re Ferdinando IV dovette intervenire per impedire che l’uomo svendesse alcune proprietà della moglie.

La coppia continuò a vivere al di sopra delle loro possibilità e, nel 1787, la madre di Maria Luisa, preoccupata per la situazione della figlia, chiese al Re di nominare un tutore per i due incauti giovani.
Ferdinando scelse il marchese Tommaso De Rosa come sopraintendente ai loro introiti, il quale, allontanò i Sanfelice da Napoli e si occupò di riscuotere le loro rendite, in modo da pagare i creditori.

La coppia, nel mentre, continuò a dissipare il denaro, contraendo altri debiti con altri creditori e vivendo di scandali e dissolutezza.

Lo stesso anno, sempre su richiesta della madre di Maria Luisa, il re Ferdinando IV fece collocare i tre figli dei Sanfelice in collegio.

A quanto pare, neanche la separazione dai figli li fece rinsavire, infatti, continuarono la loro vita di dissolutezza e scandali, quindi, furono divisi. La Corte decise di trasferire Andrea in convento a Nocera e Luisa in un monastero di rieducazione a Montecorvino Rovella; 

Nel 1792 a don Andrea Sanfelice fu concesso di rivedere la moglie incinta, la quale, in quel momento, stava vivendo nella casa del fratellastro di lui, a Salerno.

Nel 1794  Andrea organizzò un rocambolesco rapimento della moglie per tornare con lei a Napoli.

Nel 1797 fu emanato un ordine di arresto per Andrea su denuncia dei suoi creditori.

Maria Luisa, nel mentre, veniva spostata da un convento all’altro a causa delle sue scappatelle e finendo per vivere sempre più ai margini della società.

Quando cominciarono i contrasti politici a Napoli, Andrea si schierò apertamente con i Borbone, mentre Maria Luisa rimaneva in una zona d’ombra. (e con ogni probabilità, questa fu la causa principale delle successive sventure.)

Nel 1799, quindi, la Sanfelice, che di fatto frequentava un po’ chiunque, scoprì della congiura contro la corona e chiese protezione a Gerardo Baccher, un ufficiale dell’esercito regio, innamorato di lei. Il salvacondotto che l’ufficiale le consegnò, finì poi, per suo volere, nelle mani del suo amante Ferdinando Ferri, ufficiale della Repubblica.

Ferdinando Ferri denunciò il fatto all’amico Vincenzo Cuoco e ai componenti del Comitato di Salute Pubblica, permettendo così che l’attacco venisse sventato.

Il 13 giugno del 1799 i Baccher furono fucilati nel cortile di Castel Nuovo.

Nonostante furono proprio le parole de La Sanfelice a dare origine alla difesa borbonica, il re Ferdinando non le perdonò mai di aver collaborato coi repubblicani e, una volta tornato al potere, la fece condannare a morte.

Luisa Sanfelice venne giustiziata l’11 settembre del 1800, tra la commiserazione generale: l’accanimento reale nel volere a tutti i costi quella esecuzione apparve una vendetta a freddo.

In molti hanno raccontato le vicende di questa donna come:
Benedetto Croce in Luisa Sanfelice e la congiura dei Baccher:
Il vicentino Andrea Modulo scrisse: Luisa Sanfelice: episodio storico della rivoluzione italiana narrato dal dott. Andrea Modulo.
Ci sono anche sceneggiati e film su di lei.

Le altre persone coinvolte nella repressione della congiura dei Baccher, Vincenzo Cuoco e Ferdinando Ferri, se la cavarono con l’esilio da Napoli.

Si racconta, che la nuora del re Ferdinando, Maria Clementina Giuseppa Giovanna Fedele d’Asburgo-Lorena, chiese come regalo per la nascita del bambino, salva la vita de la Sanfelice. Ovviamente ottenne un rifiuto.

Ci sarebbe molto altro da dire, ma il tempo è tiranno 🙂
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