Pubblicato in: Carlo e Maria Amalia

Oggi ricorre l’anniversario della morte di La Sanfelice.

Carissimo/a History Lover, buon momento!

Oggi vi sorprenderò con effetti speciali, perché, da una fan dei Borbone (Carlo in primis), non ci si aspetterebbe mai un articolo che getti un po’ d’ombra sul suo beneamato figlio: Ferdinando IV di Napoli, noto poi come Ferdinando I delle Due Sicilie, ma la Storia è storia.
Andiamo con ordine.

In occasione dell’anniversario di morte di Luisa Sanfelice, ecco due paroline su di lei.

«Maria Luisa Fortunata de Molina, nota in seguito come La Sanfelice, nacque a Napoli il 28 febbraio del 1764 e ivi morì, l’11 settembre del 1800. Figlia del generale borbonico don Pedro de Molina e della genovese Camilla Salinero, Maria Luisa fu una nobile napoletana. Ebbe un’infanzia serena, una gioventù dedita agli eccessi e una vita, in generale, assai rocambolesca. Per merito di un volere superiore, sposò all’età di diciassette anni Andrea Delli Monti Sanfelice, figlio cadetto del III Duca di Lauriano, Gennaro Sanfelice e di Vincenza Pandolfelli dei Conti del Vaglio. Si presume fosse una moglie e una madre superficiale, interessata principalmente a soddisfare i vizi che condivideva con il marito. La coppia ebbe figli.»

La Storia racconta, che i coniugi vivessero ai limiti dell’eccesso, contraendo debiti di gioco assai importanti, i quali, con il tempo, li portarono alla separazione e alla successiva rovina. Rovina, che colpì principalmente la donna.

Nelle curiosità vi riassumo i punti salienti della sua vita:

#Curiosità
Maria Luisa e Andrea si sposarono nel 1781.

La coppia fu sommersa ben presto dai debiti, perché il loro stile di vita era superiore ai loro introiti. Il che fece infuriare i creditori.

Nel 1782 il re Ferdinando IV dovette intervenire per impedire che l’uomo svendesse alcune proprietà della moglie.

La coppia continuò a vivere al di sopra delle loro possibilità e, nel 1787, la madre di Maria Luisa, preoccupata per la situazione della figlia, chiese al Re di nominare un tutore per i due incauti giovani.
Ferdinando scelse il marchese Tommaso De Rosa come sopraintendente ai loro introiti, il quale, allontanò i Sanfelice da Napoli e si occupò di riscuotere le loro rendite, in modo da pagare i creditori.

La coppia, nel mentre, continuò a dissipare il denaro, contraendo altri debiti con altri creditori e vivendo di scandali e dissolutezza.

Lo stesso anno, sempre su richiesta della madre di Maria Luisa, il re Ferdinando IV fece collocare i tre figli dei Sanfelice in collegio.

A quanto pare, neanche la separazione dai figli li fece rinsavire, infatti, continuarono la loro vita di dissolutezza e scandali, quindi, furono divisi. La Corte decise di trasferire Andrea in convento a Nocera e Luisa in un monastero di rieducazione a Montecorvino Rovella; 

Nel 1792 a don Andrea Sanfelice fu concesso di rivedere la moglie incinta, la quale, in quel momento, stava vivendo nella casa del fratellastro di lui, a Salerno.

Nel 1794  Andrea organizzò un rocambolesco rapimento della moglie per tornare con lei a Napoli.

Nel 1797 fu emanato un ordine di arresto per Andrea su denuncia dei suoi creditori.

Maria Luisa, nel mentre, veniva spostata da un convento all’altro a causa delle sue scappatelle e finendo per vivere sempre più ai margini della società.

Quando cominciarono i contrasti politici a Napoli, Andrea si schierò apertamente con i Borbone, mentre Maria Luisa rimaneva in una zona d’ombra. (e con ogni probabilità, questa fu la causa principale delle successive sventure.)

Nel 1799, quindi, la Sanfelice, che di fatto frequentava un po’ chiunque, scoprì della congiura contro la corona e chiese protezione a Gerardo Baccher, un ufficiale dell’esercito regio, innamorato di lei. Il salvacondotto che l’ufficiale le consegnò, finì poi, per suo volere, nelle mani del suo amante Ferdinando Ferri, ufficiale della Repubblica.

Ferdinando Ferri denunciò il fatto all’amico Vincenzo Cuoco e ai componenti del Comitato di Salute Pubblica, permettendo così che l’attacco venisse sventato.

Il 13 giugno del 1799 i Baccher furono fucilati nel cortile di Castel Nuovo.

Nonostante furono proprio le parole de La Sanfelice a dare origine alla difesa borbonica, il re Ferdinando non le perdonò mai di aver collaborato coi repubblicani e, una volta tornato al potere, la fece condannare a morte.

Luisa Sanfelice venne giustiziata l’11 settembre del 1800, tra la commiserazione generale: l’accanimento reale nel volere a tutti i costi quella esecuzione apparve una vendetta a freddo.

In molti hanno raccontato le vicende di questa donna come:
Benedetto Croce in Luisa Sanfelice e la congiura dei Baccher:
Il vicentino Andrea Modulo scrisse: Luisa Sanfelice: episodio storico della rivoluzione italiana narrato dal dott. Andrea Modulo.
Ci sono anche sceneggiati e film su di lei.

Le altre persone coinvolte nella repressione della congiura dei Baccher, Vincenzo Cuoco e Ferdinando Ferri, se la cavarono con l’esilio da Napoli.

Si racconta, che la nuora del re Ferdinando, Maria Clementina Giuseppa Giovanna Fedele d’Asburgo-Lorena, chiese come regalo per la nascita del bambino, salva la vita de la Sanfelice. Ovviamente ottenne un rifiuto.

Ci sarebbe molto altro da dire, ma il tempo è tiranno 🙂
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Pubblicato in: Carlo e Maria Amalia

Luisa Maria Amalia di Borbone, la granduchessa che si fece apprezzare

Carissimo/a history lover, buon momento!

È con infinita gioia (🤦‍♀️) che vi comunico tale notizia: oggi, Luisa Maria Amalia di Borbone – Napoli, (nipote del mio Carlo e della cara Maria Amalia) compirebbe 248 anni. 

A U G U R I ! 🤣

Indi per cui

«Luisa Maria Amalia Teresa di Borbone-Napoli, (nipote di Carlo III di Spagna e di Maria Amalia Wettin😉) nacque a Napoli il 27 Luglio del 1773 e morì a Vienna il 19 settembre del 1802. Figlia dell’allora re di Napoli e di Sicilia Ferdinando di Borbone e di Maria Carolina d’Asburgo-Lorena [sorella tra i tanti di Maria Antonietta(regina di Francia) e di Pietro Leopoldo(Granduca di Toscana e Sacro Romano Imperatore.)], Luisa Maria Amalia fu principessa per diritto di nascita e Granduchessa consorte di Toscana per matrimonio. Ebbe un’infanzia adatta a una giovane con il suo stile.
Per merito di un volere superiore e di un grande intervento materno, sposò il suo due volte cugino Ferdinando Giuseppe Giovanni Battista d’Asburgo-Lorena (conosciuto successivamente come Ferdinando III di Toscana).
{Ferdinando era suo doppio cugino perché entrambi i genitori di Luisa erano rispettivamente fratello della madre di lui e sorella del padre di lui.

In breve: Ferdinando di Borbone-Napoli (padre di Luisa) era fratello di Maria Luisa di Borbone-Spagna (madre di Ferdinando).
Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, (madre di Luisa) era sorella di Pietro Leopoldo d’Asburgo-Lorena (padre di Ferdinando.)}
Fu una moglie comprensiva e una madre amorevole. La coppia ebbe sei figli, quattro raggiunsero l’età adulta. Luisa Maria morì di parto e quel bambino nacque morto.»

Luisa Maria Amalia di Borbone-Napoli era una donna brutta, tuttavia, le caratteristiche personali di cui era dotata, quale la gentilezza e il rispetto, fecero in modo che fosse apprezzata dal marito, dai figli e da chi ebbe modo di conoscerla.

#Curiosità
Si racconta, che Luisa Maria fosse destinata a diventare la seconda moglie dell’erede al Sacro Romano impero Francesco Giuseppe Carlo Giovanni d’Asburgo-Lorena, (fratello di Ferdinando), mentre Maria Teresa, primogenita di Ferdinando e Carolina, (nonché sorella di Luisa) fosse destinata a Ferdinando e quindi al Granducato di Toscana.

Pare che la regina Maria Carolina spedì volutamente i ritratti invertiti per evitare che la figlia difettosa diventasse imperatrice e, quando venne svelato l’imbroglio, tutti accettarono di buon grado il cambio.

Chissà quale fu il pensiero di Ferdinando?

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Alla prossima!

Immagine presa dal web (pare sia stata ritoccata dalla pittrice per rendere la giovane più piacevole.)

Pubblicato in: Carlo e Maria Amalia

Accadde: Mia sposa. Mia regina. Benvenuta!

Carissimo/a History lover, buon momento!

In occasione del duecentoottantatreesimo anniversario dal primo incontro tra Carlo Sebastiano di Borbone e sua moglie Maria Amalia Wettin, vi snocciolo qualche estratto e una breve prefazione. ❤️

Durante gli ultimi mesi del 1737, al re di Napoli Carlo Sebastiano di Borbone (21 anni), figlio di Filippo V di Spagna ed Elisabetta Farnese, fu proposta come sposa la giovane Maria Amalia Wettin di Sassonia (13 anni) [lei fu la terza proposta], figlia del re di Polonia Augusto III e di Maria Giuseppa d’Austria.
I due convolarono a nozze con un matrimonio per procura il 9 maggio del 1738 e si videro, per la prima volta, il 19 giugno 1738.
Al momento dell’incontro Carlo aveva 22 anni e lei 13.

Di seguito alcuni estratti dal romanzo storico: Carlo e Maria Amalia – un amore reale.

Portella, 19 giugno 1738
La carrozza stava rallentando nuovamente l’andatura catapultando la giovane sovrana in uno stato di panico ostinato.
«Siamo arrivati?» domandò, chiudendo gli occhi, nella speranza che fosse un’ulteriore sosta per i cavalli.
Anne si affacciò e, da quello che vide, capì che l’attesa era giunta al termine.
«Sì, Vostra Maestà!» confermò con un sorriso comprensivo, mentre fissava la giovane che riapriva lentamente gli occhi.
«Sul serio?»
«Direi di sì» rispose indicandole il finestrino.
Da quel quadrato in legno scuro Amalia ammirò le strade colme di persone che le rendevano omaggio con grida festose,e una struttura in tessuto maestosa e adornata di fiori che si ergeva in lontananza. Fu davanti a essa che la carrozza fermò il suo viaggio.
Con sguardo curioso la sovrana cercò di scorgere tra la folla la sagoma del marito al fine di averne un’anteprima senza essere vista, ma la sua ricerca pareva infruttuosa e osò chiedere: «Riuscite a vedere il re?»
«Non credo che sia qua fuori» rispose la dama, affrettandosi a spiegare, «si conviene che siate voi a raggiungerlo prostrandovi al suo cospetto con una riverenza.»
Amalia aggrottò la fronte confusa. Quindi, anche se sono la regina gli sono inferiore? Perché nessuno me lo ha detto? Si rammaricò.
Aveva sempre pensato di poter instaurare con lui un rapporto di reciproco affetto e complicità, ma quella informazione spazzava via senza cura, il sogno che aveva maturato in quei mesi di attesa
Anne, che la conosceva meglio di tutti, parve intuire i suoi dubbi e aggiunse con dolcezza: «Siete giunta qui come regina, è vero, ma consorte, egli è il re ed è a lui che dovete porgere gli omaggi, in modo che il popolo stesso ammiri la vostra rispettosa devozione.» […]

[…]
La mente della giovane continuava ad assorbire con vivo interesse ogni minuzia dell’ambiente che la circondava. Ammirava con garbo, la rigida nobiltà ai lati del suo passaggio e le decorazioni floreali che imprimevano nell’aria un profumo gradevole. Ogni pensiero o considerazione però le sfuggì, quando gli occhi si posarono sul fondo dell’ampia navata. Su un rialzo vi erano alcune persone, primo fra tutti, per austero portamento, un giovane uomo vestito di chiaro.
Avida di conoscenza iniziò a studiarne la forma, certa, che egli fosse il proprio sposo.
Da quella distanza non le era possibile stabilirne l’altezza, ma di sicuro non era esile come il ritratto lo aveva dipinto. La curiosità partì con un po’ di imbarazzo dalle scarpe nere lucide, per poi salire lungo le gambe snelle e sfiorare il tessuto della giacca color ocra che gli fasciava le spalle dritte.
Più diminuiva quella distanza, più le sembianze dell’uomo erano chiare. Le gambe non erano snelle, ma muscolose, la vita era asciutta. Le mani erano strette a pugno, sintomo che fosse nervoso quanto lei. Ora riusciva a distinguere i ricami d’oro e d’argento che adornavano la giacca e che mostravano i muscoli tesi delle braccia. Con un timore quasi reverenziale sollevò lo sguardo sulla mascella contratta, per poi spostarsi sulle labbra serrate e, infine, fermarsi nell’azzurro imperscrutabile dei suoi occhi.
La risposta del proprio corpo a quello sguardo fu quella di bloccarsi, il cuore, invece, accelerò furioso nel petto in preda al panico.
Non sono di suo gradimento! Riuscì a pensare, mentre l’ossigeno faticava per riempirle i polmoni. Avrebbe voluto raccogliere le gonne e correre lontano da quell’uomo che la stava fissando in un modo così poco rassicurante, ma non poteva fuggire, né da quella tenda né da quel marito. Le mani, che teneva strette davanti a sé, ora erano diventate umide di sudore.
Carlo, invece, dall’alto della sua pedana osservava con evidente preoccupazione l’avanzare della sua sposa. Era graziosa, proprio come aveva intuito, anche se il suo corpo appariva molto più acerbo di come aveva creduto. Gli fu subito chiaro che lo stesse studiando con timido interesse e la lasciò fare, nonostante temesse che ne sarebbe stata delusa. Rimase immobile con gli occhi fissi sul suo giovane viso, studiandone le micro espressioni, fino a quando i loro occhi non si scontrarono. Quella giovane possedeva dei begl’occhi, talmente rari e svegli da apparire brillanti, ma mentre ne ammirava il naturale splendore si adombrò per l’improvviso alone di smarrimento che gli parve di vedere.
Rigido come era per la tensione di non piacerle, aveva quasi smesso di respirare, ma quell’ansia che aveva pervaso la moglie lo animò ad agire. Egli era il re, e non lo sarebbe stato di meno se si fosse comportato come il cuore gli suggeriva. Poteva solo immaginare come doveva sentirsi impaurita la sua sposa, così giovane e sola in un paese sconosciuto, con persone estranee e un marito per procura. Egli stesso, che era più maturo e vittima di minori cambiamenti, si sentiva turbato.
Sicuro di fare la cosa giusta, rilassò i muscoli del viso ammorbidendoli con un sorriso. Quasi come l’immagine riflessa in uno specchio, la vide sorridere a sua volta.
Possiede un bel sorriso! Pensò, scendendo dal palchetto per raggiungerla, mentre tutto intorno si levava un mormorio di disappunto.
Con il cuore in tumulto Amalia lo vide avvicinarsi, sicuro e aggraziato nei suoi vestiti eleganti. Sopraffatta dalla potenza di quello sguardo rimase ferma a guardarlo come se fosse ammaliata dai suoi movimenti. Con una punta di piacere si accorse che, come lei, non indossava un’odiosa parrucca, ma portava i capelli castani legati in una coda bassa.
Lo vide fermarsi a un passo da lei e il respiro le si bloccò in gola a quella vicinanza improvvisa. Nonostante la superasse in altezza solo di pochi centimetri, si sentì ugualmente avvinta dalla sua imponenza. Deglutendo a vuoto tentò di ricomporsi, ricordando solo in quel momento il proprio dovere, ma il re fu più rapido. Con una mano prese quella di lei portandosela alle labbra, mentre con l’altra le sfiorava il piccolo gomito nel chiaro invito a non inginocchiarsi.
La sorpresa che lesse in quegli occhi chiari scaldò il cuore di Carlo, che azzardò: «Mia sposa. Mia regina. Benvenuta!»
[…]

#Cronache del tempo raccontano che realmente Carlo la raggiunse, le evitò di inginocchiarsi e le disse: Mia sposa. Mia regina. Benvenuta!

Nel caso volessi leggere la loro emozionante vita, la trovi qui.

Alla prossima!

Immagine presa dal web