Pubblicato in: Carlo e Maria Amalia

Maria Amalia Wettin, una regina dal grande cuore

Carissimo/a history lover, buon momento!

Nuovo anno, nuovo anniversario…Per chi ancora non lo sapesse…

È con infinita gioia (🤦‍♀️) che vi comunico tale notizia: oggi, Maria Amalia Wettin, (moglie del mio Carlo e regina consorte di Napoli, Sicilia e Spagna) compirebbe 297 anni

A U G U R I ! 🤣

Era il lontano 24 novembre 1724 quando, in una delle stanze padronali di palazzo Zwinger in Dresda, si sentì il primo vagito di Maria Amalia Wettin.

Aspetta, con ogni probabilità accadde così

Le dita di Maria Giuseppa d’Austria stringevano le lenzuola con forza quando emetteva quelle grida di dolore e di speranza, mentre all’esterno, un silenzio innaturale aveva circondato l’intero palazzo di Zwinger, come se anche il cielo fosse in attesa del nuovo erede.Maria era stremata e madida di sudore, ma non poteva arrendersi al dolore chele martoriava le membra, soprattutto, non a un paio di spinte dalla fine. La Regina, sua madre, l’aveva istruita fin da bambina sui suoi compiti e sapeva bene che generare figli sani e forti capaci di continuare la dinastia del marito fosse il suo dovere. Ripensò al primo figlio, Filippo Augusto, che aveva vissuto talmente poco da essere dimenticato persino dal marito e un dolore diverso da quello fisico le squarciò il petto. A quel pensiero ne seguì un altro, era sul piccolo Giuseppe Augusto, nato pochi mesi dopo la morte del primo, lo ricordò pallido ed emaciato com’era e un’altra fitta le scosse il cuore mozzandole il respiro.

Signore, ti prego, fa’ che questo bambino sia in salute! Pregò in silenzio, continuando stoicamente a spingere.

Non era da biasimare per quella preghiera, perché non era mossa da egoismo, ma da amore. L’amore di una madre,che non aveva potuto assimilare la perdita e sfogare la sofferenza.

«Maestà! Non fermatevi ora!» udì d’improvviso, destandosi così dai suoi pensieri.

Senza neanche rendersene conto aveva lasciato che l’amaro della sua esistenza la imbrigliasse, bloccandone i movimenti. Riprese a spingere pensando al suo terzogenito Federico Cristiano,così gioioso da infonderle un po’ di forza e una buona dose di coraggio. Poteva farcela. Poteva generare altri figli sani e lo avrebbe fatto. Rinvigorita da quella consapevolezza intrisa di speranza, diede le ultime faticose spinte.
Il vagito della creatura risvegliò il palazzo e il cuore della principessa che, esausta, crollò sui morbidi cuscini.
«È una bella bambina!» la informò la levatrice finendo di pulirla.
Con delicatezza fasciò la piccola con una calda coperta e la portò alla donna che, stancamente, la prese tra le braccia. La principessa ne scrutò il volto paffuto, l’espressione dolcemente imbronciata e non poté evitare di sorridere rilassando le membra. Poi alzò gli occhi al cielo e con il cuore gonfio di gratitudine sospirò: «Grazie, Dio, per questo angelo in salute.»
Dopo aver dato un bacio alla figlia ordinò con voce chiara ed emozionata allo stesso tempo: «Chiamate le serve per riordinare la camera affinché possa accogliere mio marito.»
La dama, fino a quel momento rimasta ai margini della stanza, annuì, prese la bambina e sparì oltre la porta per fare come ordinato. Le donne che entrarono nella camera poco dopo, si adoperarono subito per eseguire quel compito. Aprirono le imposte per lasciare che refoli di vento bianco lavassero via l’odore del parto, mentre rassettavano la stanza e preparavano la donna.
Quando Federico Augusto di Sassonia fece il suo ingresso, la stanza era pulita e profumava di fresco, come la moglie, che appariva in ordine nonostante la naturale stanchezza.
L’uomo la raggiunse e le posò un bacio sulla fronte prima di osservare la bambina che ella aveva in grembo. Con particolare attenzione ne ammirò le paffute guance rosa e le sorrise.
«È in salute!» pronunciò senza particolari inflessioni nel tono.
«Sì, mio caro.»
Il nobiluomo abbozzò un sorriso mentre prendeva la bambina tra le braccia e, dopo averle posato un bacio sulla fronte,sussurrò: «Benvenuta, Maria Amalia Wettin,  piccola duchessa di Sassonia».

Estratto da Carlo e Maria Amalia un amore reale

«Maria Amalia Christina Franziska Xaveria Flora Walburga, conosciuta dai più come Maria Amalia Wettin di Sassonia, (sorella minore di Federico Cristiano e maggiore di Maria Giuseppina, Francesco Saverio e tanti altri. Ma loro in particolare e chi mi conosce sa il perché😉) nacque a Dresda il 24 novembre del 1724 e morì a Madrid il 27 settembre del 1760. Figlia dell’allora principe elettore Federico Augusto Wettin e di Maria Giuseppa d’Austria, Maria Amalia fu duchessa di Sassonia per diritto di nascita. regina consorte di Napoli e di Sicilia e poi di Spagna per matrimonio. Ebbe un’infanzia dedita allo studio, in cui i suoi unici doveri erano quelli di prepararsi per essere una donna e una moglie di Stato. Per merito di un volere superiore sposò Carlo Sebastiano di Borbone, in quel momento re di Napoli di Sicilia. Fu una moglie comprensiva, devota, sostenitrice e una madre amorevole. La coppia ebbe tredici figli.»

Maria Amalia Wettin era una donna intelligente e buona. Le caratteristiche personali di cui era dotata hanno fatto in modo che fosse amata dal marito in modo profondo, dai figli e dal popolo.

Fu un supporto per il consorte e, insieme, furono in grado di gestire i regni di Napoli e di Sicilia in modo impeccabile, portandoli ai livelli delle grandi potenze del periodo.
🥰

Insieme al marito hanno realizzato tante cose.

Spero che l’articolo ti sia piaciuto, se così fosse, non dimenticare di lasciare una faccina nei commenti e di condividerlo con chi può essere interessato/a.
Alla prossima!

Pubblicato in: elizabeth

Da leggere: Elizabeth Gaskell (Cap. 26)

Carissimi History Lovers, buon momento!

Continua il nuovo racconto a puntate. Buona lettura!

Greenheys, Manchester, estate 1831

«Non pensate sia una domanda inopportuna, William?» replicò con coraggio.
«Può darsi, ma sono intenzionato a conoscervi meglio e mi preme capire i vostri pensieri.»
«Ponete le vostre domande, allora e non fate insinuazioni» si mostrò contrariata, ma in realtà lo era solo con se stessa per aver avuto pensieri inopportuni la sera precedente, che non poteva assolutamente accennare.
«Siete nuovamente infastidita» considerò lui, ignorando la sua proposta. «Non sono infastidita.»
«E siete una pessima bugiarda» continuò con un sorriso accennato, che non aveva lo scopo di deriderla. Era solo l’esternazione della tenerezza che sentiva crescergli dentro ogni volta che la scopriva in imbarazzo.
«Vi state prendendo gioco di me?»
«Non lo farei mai, Elizabeth, ma ammetto di non comprendervi. Credevo che apprezzaste la mia compagnia e che voleste conoscermi, ma poc’anzi vi siete indignata come se le mie parole fossero state inopportune.»
«Lo erano, per l’amor del cielo, non fingete che non sia così. Sono relativamente giovane e ho, anzi, non ho esperienze dirette, ma non sono un’ingenua. La letteratura fornisce molteplici informazioni. Avete insinuato che incontrandoci in piena notte potessimo cedere ad un tipo di intimità inappropriata tra due conoscenti e non ho potuto permetterlo. Cosa penserebbe Miss Robberds se sapesse che converso con voi in tale libertà?»
«Quindi il problema è l’indignazione generale, non la vostra» comprese William con una punta di sollievo e lei arrossì maggiormente.
Si era rovinata con le sue stesse ammissioni.

Attenzione!
Sul blog rimarranno i primi 10 capitoli, scritti ovviamente in versione ridotta.

Gli altri avranno durata di una settimana. 🙂
A lunedì prossimo!

Pubblicato in: News sul XVIII secolo

Trattato di Jay 1794

Carissimo/a History Lover, buon momento!

In occasione dell’anniversario della firma sul Trattato di Jay o trattato di Londra, avvenuta niente poco di meno che il 19 novembre 1794
(ma vah! 🤣), vi dico due paroline a riguardo.
Nel caso te lo stessi chiedendo, il suddetto trattato fu stipulato tra Stati Uniti d’America e Gran Bretagna per risolvere i problemi rimasti in sospeso a seguito della fine della Guerra di Indipendenza Americana. (conflitto che coinvolse le tredici colonie nordamericane [Successivamente divenuti Stati Uniti D’America] e il regno di Gran Bretagna, tra il 19 aprile 1775 e il 3 settembre 1783)

P.S.: In modo semplicistico l’origine della Guerra di Indipendenza Americana, si può riassumere con:
A causa della Guerra dei sette anni (che coinvolse le principali potenze europee dal 1756 al 1763. In via molto semplificata, tra tutti i partecipanti alla Guerra, si può dire che a vincere, o meglio, ad ottenere maggiori benefici fu il Regno di Gran Bretagna, perché riuscì ad ottenere con la Pace di Parigi, la Nuova Francia e quindi, il predominio nel Nord America.) il Regno di Gran Bretagna si trovò in grande ristrettezze economiche e decise di attingere dalle colonie americane, imponendo alti dazi sulle importazioni delle materie. Le colonie d’America, stanche di sottostare a quella prevaricazione, chiesero l’indipendenza. La Guerra di indipendenza terminò con la stipula del Trattato di Parigi del 3 settembre 1783. (che riconobbe anche l’indipendenza delle colonie, con l’accettazione degli Stati Uniti.)

Ciò nonostante, rimase aperta una situazione debitoria e di disagio tra Gran Bretagna e Stati Uniti che fu definitivamente sistemata il 19 novembre 1794.

Con il Trattato di Jay si decise che:

La Gran Bretagna abbandonasse le fortezze occidentali entro giugno 1796 (cosa che accadde), e che risarcisse i proprietari delle navi statunitensi.

 Gli Stati Uniti d’America concedessero lo status di nazione più favorita alla Gran Bretagna, e che accettassero le politiche marittime anti-francesi. Anche gli Stati Uniti pagarono i debiti contratti prima della guerra.

#Curiosità
I termini del trattato furono redatti dal segretario del tesoro Alexander Hamilton, sostenuto fortemente dal capo negoziatore John Jay e dal presidente americano George Washington. 

I sostenitori di Jefferson erano contrari al trattato.

Spero ti sia piaciuto l’articolo, nel caso la risposta fosse affermativa, ricordati di lasciare un like e di condividere. È un modo carino per sostenere me e il mio blog.
Mi sembra di averti detto tutto, quindi, alla prossima!